Finalmente siamo a pochi giorni dal fatidico G8. Pare che i giornalisti e i paparazzi abbiano accolto l’invito del nostro Presidente On. Napolitano, continuando la tregua, anche se forse fa più bene un po’ di riposo ai cronisti e ai cabarettisti che a chi produce le notizie. Per un po’ di tempo non è più possibile averle dal produttore al consumatore. Meglio così, ci riposiamo anche noi lettori, stanchi di ridacchiare dei produttori, forse in fase di esaurimento del repertorio.
Una volta coi giornali di resa si avvolgeva il pesce e io che da ragazzo, non avendo le possibilità di comprarli, li leggevo l’indomani quando mio padre comprava il merluzzo. Adesso che posso comprarli mi è passata la voglia. Non ci sono foto di donne con le tette e le chiappe scoperte, non trovo niente di interessante nello sport, pare che nessuno compra, e le società siano tutte in deficit, non trovo mai un articolo della Litizzetto o di Ficarra e Picone. Niente! Tutti seri, arriva il G8.
Arrivano i potenti del mondo, quelli in cui, Sua Santità il Papa, confida nelle loro decisioni per la fame nel mondo, per il lavoro sicuro e per tutti. Quelli che hanno voluto la globalizzazione senza regole e che ora dovrebbero fare qualcosa per migliorare le condizioni dell’umanità, degli industriali, delle banche e delle borse. Ma solo perché fanno gli interessi dei popoli, non per altro.
C’è chi confida di più nella Divina Provvidenza, ma sono cristiani comunisti, non credono a niente, si sentono sempre presi in giro dai potenti. Ma cosa vogliono che pochi Capi di Governo risolvano tutto per tutti e subito? E che erano il Padreterno… Diamo il tempo che si riuniscano e poi eventualmente facciamo la critica al G8. Prima era il G7, il G5, ora sono di più e anche con la crisi, vedrete che annunceranno un totale cambiamento delle condizioni umane. Tempo, ci vuole tempo. Male che va aspettiamo il prossimo G20 o 30.
C’è invece chi confida nella iella di Berlusconi: dicono che la porti agli altri. E’ per questo che ove si terrà il G8 è stato costruito tutto a prova di sisma. “La malerba non muore mai”, mica sono degli studenti o degli ospedalieri. E poi hanno provato pure l’eventuale evacuazione. Le fattucchiere e coloro che credono in loro, gli possono fare un “baffo”.
I giornalisti, raramente citano proverbi ma io che non lo sono, mi prendo la licenza di farlo: “Fai bene e scordalo, fai male e pensaci”, me lo diceva mia nonna, quando facevo qualcosa che non andava. Ma questi famosi potenti – “ma non troppo”, cosa hanno da temere, cosa avranno mai fatto di male per aver tanta insicurezza? Forse perché non hanno mai ricevuto o invitato una delegazione di no global? O forse perché invece di risolvere i problemi del mondo li hanno raddoppiati? Ma loro sanno, per esempio, cosa vogliono i vicentini? Solo di essere ”Padroni a casa loro”, ma per i “NO DAL MOLIN” questo slogan non vale. Vale solo contro i morti di fame che puzzano e sono clandestini per giunta. E il Papa ancora confida in loro… bontà sua.
Mi associo: ...dico a tutti di non andare a L’AQUILA.
Penso che ignorarli sia la cosa migliore, ciò non significa accetare le loro decisioni, ma contrastarli da qualche altra parte, in modo diverso. Le forze è meglio indirizzarle verso il sostegno e l’aiuto per gli aquilani e tutte le vittime del terremoto, per fare in modo che gli abruzzesi stessi siano in grado prima possibile di "rialzarsi tutelarsi e difedersi".