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 Home page > Tribuna Libera > Friedman, il rimescolamento culturale e l’epoca delle accelerazioni

Friedman, il rimescolamento culturale e l’epoca delle accelerazioni

“Grazie per essere arrivato tardi” è un saggio molto illuminante del giornalista americano Thomas Friedman e prende in esame gli ultimi accadimenti a livello tecnologico, ambientale e sociale (Mondadori, 2017, 570 pagine, euro 24).

In questo libro il famoso giornalista analizza molto bene le tre variabili più potenti che agiscono sulla società contemporanea: la Tecnologia, il Mercato e la Natura (in particolare il clima e l’aumento demografico). Successivamente Friedman termina il libro con un approfondimento autobiografico molto interessante sul multiculturalismo e il pluralismo.

A mio parere la tesi principale più interessante è questa: “Oggi l’accelerazione delle innovazioni scientifiche e tecnologiche… rischiano di superare la capacità dell’essere umano medio e delle strutture sociali di adattarsi e assorbire i cambiamenti” (Eric Teller, amministratore delegato della ricerca di Google x, citato da Friedman a p. 42).

Per quanto riguarda l’evoluzione aziendale bisogna poi tenere presente questo fenomeno: “se adesso ci vogliono dai dieci ai quindici anni per comprendere una nuova tecnologia e creare di conseguenza leggi e regolamenti per salvaguardare la società, come ci regoleremo quando la tecnologia nel giro di cinque-sette anni si sarà già affermata e sarà già diventata obsoleta? È un problema serio” (p.44). Oltretutto questo fatto rende i brevetti sempre più inutili.

Comunque “nelle comunità di software open source, come GitHub,” “Anche se ci sono dei rischi associati alla condivisione della conoscenza, il danno derivato dal furto di una proprietà intellettuale diminuisce in rapporto alla velocità alla quale aumenta l’obsolescenza. Allo stesso tempo, la ricompensa per la condivisione della conoscenza cresce in modo esponenziale” (p. 172).

Inoltre la tolleranza e la fiducia sociale diventerà il fattore cardine in tutte le nazioni che si trovano ad affrontare un rimescolamento sempre maggiore delle popolazioni. Il “multiculturalismo globalista” all’europea “dove ognuno è libero di seguire la propria strada” e la fusione tra culture non crea una comunità e non è la strada migliore da seguire. Negli Stati Uniti e in Minnesota ognuno può e “deve mantenere le proprie caratteristiche, ma ci sono alcuni valori fondamentali, come il trattamento riservato alle donne, il ruolo della legge e il rispetto delle altre religioni, delle istituzioni pubbliche e degli spazi comuni, che non sono negoziabili” (p. 545). 

In ogni caso molti cittadini possono “fare la storia, registrare la storia, divulgare la storia e amplificare la storia… per fare la storia serviva un esercito, per registrare e divulgare la storia serviva uno studio televisivo o un giornale, e per amplificarla serviva un addetto stampa. Oggi chiunque può dare inizio a un movimento di opinione. Chiunque può fare la storia semplicemente premendo sulla tastiera di un computer” (Dov Seidman, www.howistheanswer.com, p. 15).

 

Thomas L. Friedman è un giornalista è un saggista che ha vinto tre volte il premio Pulitzer per i suoi reportage dal Medio Oriente. Scrive da molti anni per il “New York Times”. Il suo saggio più conosciuto è Il mondo è piatto (Mondadori, 2006).

Per approfondimenti: www.thomaslfriedman.com, www.youtube.com/watch?v=sok4OQjWfN0, www.youtube.com/watch?v=DxOMwsHF9-Y (2016), www.youtube.com/watch?v=DlAJJxfm9bE (Chicago Humanities Festival, ottobre 2016), www.youtube.com/watch?v=_QOyKeEEU3Q (intervista, febbraio 2017), www.youtube.com/watch?v=nuF2JKeM2CY (Talks at Google, 2017).

 

Nota – Per approfondire la conoscenza sull’impatto delle nuove idee e dei nuovi fenomeni ambientali sulla società potete partecipare alla conferenza triennale dello Stockholm Resilience Center dal 21 al 23 agosto 2017 (www.stockholmresilience.org).

Nota informatica – Watson, il computer che utilizza algoritmi di autoapprendimento è nato quasi per gioco e da alcuni anni affianca molti professionisti nelle scelte più difficili e importanti. Attualmente l’innovativo computer in grado di trovare delle soluzioni cognitive vale 18 miliardi di dollari del fatturato della storica società IBM, sul totale di 80 miliardi di dollari. Attualmente la capacità di elaborazione dei dati di un computer raddoppia ogni anno e i costi legati ai processi di automatizzazione diminuiscono in modo esponenziale. Nei prossimi vent’anni negli Stati Uniti il 47 per cento dei posti di lavoro potrebbe essere riservato ai computer (p. 557, Martin School di Oxford, ricerca del 2013). Se non cambieranno alcune cose fondamentali “lavorare sodo e rispettare le regole” non sarà “più sufficiente per avere un’esistenza decorosa” (p. 557).

Nota sull’innovazione – Da un certo punto di vista negli ultimi anni negli Stati Uniti l’innovazione sta rallentando: “il numero di nuove società registrate è diminuito, mentre la cifra di quelle che lasciano il mercato è rimasta invariata. Fino al 2008 il tasso di nuovi ingressi sul mercato era sempre stato superiore a quello delle uscite, ma da allora la situazione si è ribaltata” (Bill Emmott, 2017, Il destino dell’Occidente, p. 103). Del resto nel 2009 il settore finanziario era arrivato a produrre oltre il 40 per cento dei profitti americani (Bill Emmott, p. 88). Chissà la quota di oggi…

Nota geografica – Le cartine africane che indicano le regioni più desertificate del 2008, quelle che indicano i conflitti e le rivolte per il cibo nel 2008 in Africa, e quelle che riportano gli attacchi terroristici africani nel 2012 sono quasi uguali (Monique Barbut, capo della Convenzione dell’ONU contro la desertificazione, p. 334). Anche in Siria il fattore siccità è stato determinante (p. 328).

Nota demografica – Nel 1950 in Niger vivevano 2,5 milioni di persone, oggi la popolazione è già salita a 19, e le più recenti proiezioni demografiche ci dicono che raggiungerà i 72 milioni nel 2050 (p. 228). Sempre nel 2050 la Nigeria dovrebbe diventare il terzo paese più popoloso del mondo e l’Africa dovrebbe diventare “responsabile di oltre la metà della crescita demografica mondiale tra il 2015 e il 2050 (p. 231). Oggi ci sono 2,5 miliardi di poveri e di affamati che subiscono i cambiamenti climatici estremi nelle varie zone del mondo e che sono pronti a migrare in posti migliori.

Nota sui rifugiati – “Alla fine del 2015 sono stati trasferiti 65,3 milioni di persone, contro i 59,5 milioni di appena dodici mesi prima. Alla fine del 2013 erano 51,2 milioni e un decennio prima 37,5... la situazione è destinata a peggiorare. A livello globale, una persona su 122 è ora un rifugiato, un trasferito all’interno del proprio paese o un richiedente asilo. Se si trattasse della popolazione di uno stato sarebbe il ventiquattresimo per grandezza del mondo” (p. 342, rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, 20 giugno 2016, www.unhcr.it). Comunque l’Europa non è una fortezza: “Da decenni, la stragrande maggioranza delle domande di asilo presentate in paesi industrializzati – tra il 62 e l’80 per cento – riguarda un paese dell’Unione. Nel 2015, la sola Germania, ha accolto due volte e mezzo più rifugiai degli Stati Uniti. Non è stato fatto per interesse: i governi e le economie europee non ci hanno guadagnato molto, mentre hanno sostenuto costi” (Giuseppe Sciortino, sociologo, il Mulino, 2017, p. 157).

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