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  Home page > Tribuna Libera > “Fratelli d’Italia” o apologia del fascismo?
di Giuseppe Caglioti mercoledì 6 aprile 2011 - 1 commento oknotizie
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“Fratelli d’Italia” o apologia del fascismo?

Mentre alcuni senatori del Pdl, "nostalgici" del fascismo, il 29 marzo, presentavano al Senato un ddl costituzionale, volto ad abolire la XII norma transitoria e finale della Costituzione, ossia quella che proibisce "sotto qualsiasi forma, la riorganizzazione del disciolto partito fascista", nei corridoi di Saxa Rubra, ci si stava dando un gran da fare per preparare la terza puntata di "Centocinquanta", il "varietà" per i 150 anni dell’Unità d’Italia, puntata andata poi in onda mercoledì 30 marzo. Un tale "palinsesto" poteva trovare attuazione solo in un periodo sì disgraziato! La “Bananas Republic” adesso è completa! Pertini e altri partigiani veri si saranno rivoltati nella tomba nel vedere la “propaganda” imbastita dalla premiata coppia Baudo-Vespa per “beatificare” la figura di Mussolini, proprio mentre qualcun'altro sta osando fare molto di più.

Mercoledì scorso c’erano l’on. Alessandra Mussolini e perfino Sua Altezza Reale Emanuele Filiberto a presenziare alla suddetta trasmissione. Nulla in contrario su questo dettaglio, ma la cosa che mi ha fatto un tantino imbestialire è stata la becera “rivisitazione”, tipo “fiction alla canale Mediaset”, della figura dell’ “uomo di Predappio”. Che la figura di Mussolini stia simpatica a B. e a molti nel suo schieramento, non ci poteva essere dubbio, ma da qui ad usare i soldi dei contribuenti per imbastire una trasmissione di “ignorante revisionismo fascista” e di storia raccontata a mo' di “barzelletta” sulla televisione di Stato, è stata una cosa alquanto indegna. Bene avrebbe fatto l’attuale “uomo della provvidenza” ad imbastirla sulle sue reti, ma su quelle della Rai, io non ci sto!

Protesta sempre, lui, quando la Rai manda in onda trasmissioni di “parte”, specialmente quando queste dicono cose che gli altri non osano, per non mettere in cattiva luce il suo pseudo-governo; questa volta però, il messaggio che è passato è stato davvero superficiale e oltraggioso per la memoria dei veri e propri eroi della nostra storia, e disacculturante e diseducativo per i giovani.

Vedendo alcuni spezzoni di fiction mandati in onda durante la trasmissione, mentre il protagonista appariva nelle varie scenette, a me, che la storia amo studiarla per davvero, mi veniva letteralmente il ribrezzo, specialmente quando gli occhi della mia mente si sono posati sul ricordo delle lapidi che riempiono le nostre piazze, con nomi di centinaia di migliaia di giovani morti nelle steppe della Russia, nel deserto di El Alamein, sui monti di Grecia e d’Albania, nei campi di prigionia nazisti e sovietici, ma per quell’accozzaglia di cialtroni, sembrava che la storia - la loro - avesse steso un sudario caliginoso e impenetrabile sui veri martiri della storia patria. Da ciò che ho sentito, di menzioni a loro riguardo non ne sono state fatte, e se le avessero fatte, io non le ho sentite.

Che dire poi delle leggi razziali che il caro Benito avallò, e che sono costate la morte di migliaia di ebrei italiani “macellati” nei mattatoi umani di Auschwitz, Treblinka, Mauthausen e altrove? Ma quelli non serviva ricordarli, tanto sono solo le classiche comparse della storia, che servono solo da contorno, proprio come le lapidi dei caduti ai bordi delle nostre piazze.

Certo, fucilare il dittatore criminale a Dongo e appenderlo per i piedi nel bel mezzo di piazzale Loreto, è stata una cosa barbara e indegna, anche se, a pensarci bene, la fine di Von Ribbentrop & Co. l’avrebbe certamente fatta, magari non in una pubblica piazza, ma in quella di un carcere, dopo regolare processo, non appeso per i piedi, ma per il collo. Certamente, per i nipoti è sicuramente un trauma immane ricordare la fine del nonno, ma come pensate che si siano sentiti gli stessi nipoti di Giacomo Matteotti, assassinato dagli squadristi fascisti, nel vedere lo spezzone della fiction dedicata a Mussolini, mentre l’attore che impersonava il duce pronunciava il famoso discorso alla Camera il 3 gennaio 1925? Con parole arroganti - secondo lui destinate a rimanere impunite - disse:


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