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 Home page > Attualità > Economia > Fra Tria e Di Maio: austerity o finanza allegra?

Fra Tria e Di Maio: austerity o finanza allegra?

Non sono mai stato un fautore dell’austeruty e non lo diventerò ora. 

Fare una politica restrittiva in un momento di forte indebitamento e di deflazione è come dare un colpo di freno mentre si sta andando a tutta velocità su una strada bagnata: il modo migliore per capottare. E, infatti, si è visto con la “Montinomics” seguita dai governi dal 2012 al 2018. Il modo per uscirne è rilanciare investimenti, consumi ed occupazione. Questo non vuol dire che, se ci mettiamo a buttare soldi dalla finestra, poi c’è la ripresa economica.

Quintino Sella ed Agostino Magliani fecero due politiche economiche opposte ma ugualmente rovinose e la storia lo dimostra (ah se i nostri politici leggessero ogni tanto un libro di storia!).

Il dogma europeista del tetto del 3% e del pareggio di bilancio sono cose criticabilissime, però, in qualche modo, si giustificano con questa strana moneta che abbiamo adottato e che, per sua natura, esige politiche economiche altamente anelastiche. Questo non significa che non possano esserci margini da sfruttare per politiche espansive, ma solo a certe condizioni.

Un disavanzo al 2,4% non è in sé una bestemmia e non lo sarebbe nemmeno un disavanzo più alto, ma… a certe condizioni.

In primo luogo devi avere le idee chiare su cosa fare del debito pregresso: cosa vuoi fare? Andare al default? Rinegoziarlo parzialmente con un hair cut? Riassorbirne una parte con una svendita di beni pubblici ed una patrimoniale? Reggerlo e rientrare in limiti accettabili in tempi lunghi e quanto? Con un misto di diverse soluzioni?

È ovvio che ogni soluzione ha i suoi costi ed i suoi benefici: fare default costa molto nell’immediato e si corre il rischio dell’indigenza assoluta, però è un modo per azzerare tutto e ripartire da zero e può funzionare. Personalmente non è una via che auspico e che ritengo una via di mezzo fra una sciagura ed una avventura, ma si può discutere di tutto. Così come non è detto che la via meno costosa sia quella di un lentissimo rientro con decenni di interessi da pagare sottraendo risorse agli investimenti, anche questo ha costi sociali ed economici per niente leggeri.

La cosa più dannosa di tutte è non sapere che fare ed andare avanti campando alla giornata e soprattutto se il tuo debito supera il 130% del Pil annuo ed è il terzo del Mondo.

Per di più non abbiamo più la risorsa di altri tempi di mettere mano alla pressa e sfornare carta moneta in quantità: si paga un prezzo in termini di inflazione, ma contemporaneamente si svalutano i titoli di debito, Anche in questo modo non si può andare all’infinito, ma in una manovra complessa anche questo potrebbe aiutare. Ma ora non abbiamo questa possibilità.

La cosa che fa paura di questo governo la placida inconsapevolezza di tutto questo: come dire che stiamo andando a 200 all’ora contro un muro di cemento ed il guidatore è girato di spalle per parlare con il passeggero di dietro. Sono dell’idea che non si possa essere schiavi dello spread e del rating, ma devi sapere come reggere agli andamenti sfavorevoli dell’uno e dell’altro, perché questo significa pagare interessi via via crescenti già dall’anno prossimo.

Questi sono indifferenti alla cosa, come se il problema non si ponesse, ma questo avrebbe un senso solo se deliberatamente si stesse andando vero il default, se è così che abbiano l’onestà politica di dirlo, ma abbiamo il fondato sospetto che non si pongano affatto il problema. Qui non affrontiamo il problema del cosa sarebbe preferibile fra le varie strade possibili, ci limitiamo a segnalare la situazione.

E veniamo alla questione del disavanzo. Dicevamo che in sé non è una eresia un disavanzo al 2,4% o anche maggiore, ma capiamoci su come saranno spesi questi soldi. Se l’impego fosse prevalentemente per investimenti produttivi: ad esempio: abbiamo un piano industriale per conquistare le prime posizioni di mercato nelle fibre ottiche e di innovazione basato sull’intelligenza artificiale, o, anche, vogliamo mettere a coltura le terre incolte e ridurre il disavanzo della bilancia commerciale ecc.), pensiamo ad una manovra straordinaria in uno, due, tre anni, per poi rientrare e pensiamo che i profitti arriveranno a partire dal quarto anno per coprire gli investimenti nei tre successivi e poi produrre utili per ripagare il debito.

Il tutto, possibilmente, basato su precisi conti economici con ancor più precisi numeri. Questo potrebbe anche convincere Ue e, soprattutto, investitori stranieri e sarebbe accettabile. Ma pensare di riattivare il circolo virtuoso dell’economia con il reddito di cittadinanza e la flat tax non convincerebbe nemmeno il più scemo degli studenti di economia.

Di fatto il M5s ha messo a segno un bello spot elettorale in vista delle europee, ma gli interessi del paese sono un’altra cosa.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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