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Fornero ed i suoi contestatori: a parole sbagliate, reazioni esagerate

Quelle di una classe politica e sindacale dalla chilometrica coda di paglia

C’era una volta, tanto ma tanto tempo fa, un paese dove era concesso ai ministri di dire qualunque idiozia senza che la cosa desse scandalo. Lo so, non mi crederete, ma potevano insultare la magistratura, le altre istituzioni e gli stessi elettori che non erano d’accordo con loro, senza provocare la minima reazione. Potevano addirittura avere attacchi isterici in diretta televisiva, con tanto di bava alla bocca, e arrivare a minacciare la guerra civile, blaterando di pallottole, kalashnikov e quant’altro, senza che nessuno chiedesse loro di renderne conto. Si levava, sì, qualche critica, ma l’atteggiamento dell’opinione pubblica, e in generale quello dei mezzi d’informazione, era di benevola indifferenza. “Si sa come sono fatti” pareva si dicesse la prima, quanto ai secondi o meglio i loro giornalisti “e non si può pretendere che cambino solo per il fatto d’essere ministri. E poi, sono solo parole”.

E’ evidente che questo paese non possa essere l’Italia, dove ai ministri non è concesso di dire neppure quel che dovrebbe esser ovvio, se è in qualche modo spiacevole. La povera Fornero, lapidata già il giorno della sua prima apparizione pubblica per quella lacrima fuori ordinanza, ieri ha provocato una mezza rivoluzione, perlomeno tra quella parte di noi che a tempo e modo d’indignarsi in rete, rivolgendo alla platea dell’Assolombarda, a proposito dei giovani, queste esatte parole: "Non devono essere troppo choosy (difficili) nella scelta del posto di lavoro. Lo dico sempre ai miei studenti: è meglio prendere la prima offerta di lavoro che capita e poi, da dentro, guardarsi intorno, non si può più aspettare il posto di lavoro ideale, bisogna mettersi in gioco".

Tranne quell’orribile choosy infilato dentro una frase in italiano, sono le stesse che dirò ai miei figli, qualunque cosa sognassero di fare, una volta, spero, che fossero arrivati ad una laurea. Ma se avessero una vera, bruciante, vocazione? Se non potessero rinunciare a fare quel per cui hanno tanto studiato? Scusate, ma è proprio a chi ha una vocazione che, da sempre, si chiede di comportarsi così. Neppure chi vorrebbe che, per legge dello Stato o miracolo divino, tutti i laureati in giurisprudenza potessero fare gli avvocati o quelli in architettura gli architetti, e ovviamente sotto casa, pretende che questo accada ad artisti, musicisti o scrittori.

Da loro (dovrei dire da noi; faccio parte del lotto) ci si aspetta che si mantengano anche per decenni facendo quel che capita, in attesa di poter vivere di quel che sognano di fare. Ma quelle sono professioni particolari, dirà qualcuno, in campi in cui servono talento e un briciolo di fortuna, oltre che tanta fatica. Certo, ma lo stesso dovrebbe essere per tutti, se vale il merito e il lavoro non è un’eredità di famiglia o un sinecura a spese dello stato. Il lavoro è un diritto, diranno altri. D’accordissimo, dovrebbe dire chiunque si fermi un momento a ragionare, ma arrivare a fare il mestiere che piace, in qualunque società di questo mondo, per i più resta sempre una conquista. E nel frattempo, a volte, a vita, fanno altro.

Non brilla per originalità, e per opportunità in un momento di crisi tanto grave, quel che ha detto Fornero, ma, non capisco cosa vi sia di così scandaloso. Soprattutto non capisco con che coraggio si uniscano al coro delle proteste, o addirittura cerchino di guidarlo, alcuni dei responsabili dello sfacelo che è il nostro mondo del lavoro. Forse è la coda di paglia di una classe politica e sindacale che, difendendo a spada tratta i diritti dei lavoratori italiani, ovviamente solo a parole, ha fatto sì che questi diventassero i più sfruttati, numeri alla mano di tutta l’OCSE. Che continua a proclamare alti principi e poi chiude gli occhi davanti ad una realtà in cui questi principi valgono solo per una minoranza. Che afferma il diritto al lavoro, ma non pensa neppure lontanamente a creare un clima favorevole a chi questo lavoro dovrebbe creare. Che denuncia, critica, auspica ed esige, ma non dice mai che si dovrebbe fare e con che soldi, in Italia ed adesso, per rompere la trentennale spirale di bassi salari, bassi consumi e bassa produttività.

Fornero avrà scelto le parole sbagliate, sarà arrogante, brusca e antipatica. Non solo; anche impreparata, incapace e da quando è al governo non avrà fatto niente di buono. Tutto quel che volete. Voi, dalle parole di velluto, abituati a sedurre dagli schermi televisivi o ad infiammare dai palchi dei comizi, sapete sempre che dire per stappare un applauso; è l’unica parte del vostro mestiere che vi riesce. Per il resto sono i fatti, i numeri di qualunque statistica e la realtà della vita quotidiana, a mostrare che avete sbagliato proprio tutto. E da decenni.

Umberto Bossi, ministro della Repubblica, non vi faceva arrabbiare tanto perché, lasciatevelo dire, con altri temi ed altro pubblico era uno come voi: un buon commediante ed un eterno populista. 

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