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 Home page > Tribuna Libera > Fini: ai funerali di Rauti lo contesta il suo passato

Fini: ai funerali di Rauti lo contesta il suo passato

Un anacronistico “Badoglio”, oltre che “buffone” e “vattene”, è quello che si è sentito urlare Gianfranco Fini al proprio arrivo alla Basilica di San Marco, dove si era recato per partecipare ai funerali dell’ottantaseienne Pino Rauti, personaggio storico della destra sociale italiana, coinvolto in numerose inchieste sul terrorismo nero e sul suo retroterra, con alle proprie spalle una carriera politica lunga quanto la Repubblica e culminata nel 1990 con la sua elezione a segretario del MSI.

Si trattò dell’ultima fiammata dei duri e puri dentro il MSI e durò un solo anno. Dopo i deludenti risultati ottenuti dal partito nelle amministrative del '91, infatti, Rauti si dimise e la segreteria tornò allo stesso Gianfranco Fini che già l’aveva occupata nel 1987, dopo esservi stato eletto grazie all’aperto sostegno del padre nobile Giorgio Almirante, costretto a lasciare la politica dalle proprie condizioni di salute. Quel che accadde poi è già storia della seconda repubblica. Fini nel giro di tre anni fece abbandonare al MSI le tradizionali posizioni post fasciste per trasformarlo in Alleanza Nazionale, partito dichiaratamente liberale e conservatore (per cui pronto a governare e a soddisfare le ambizioni del proprio segretario), mentre Pino Rauti, incapace di accettare il nuovo corso, segnalato dallo “storico” congresso di Fiuggi, se ne andò assieme a qualche fedelissimo per fondare il Movimento Sociale Fiamma Tricolore.

Comprensibile, dunque, la presenza al funerale di Rauti dei contestatori che hanno continuato a deridere (sono volati sputi e spintoni) il Presidente della Camera anche dentro alla Chiesa, perlomeno fino al momento in cui ha preso la parola Isabella, figlia di Rauti e moglie del sindaco di Roma Alemanno, che ha chiesto rispetto per la memoria del padre ed il dolore della famiglia.

Assolutamente incomprensibile invece, se non dal punto di vista strettamente personale, la presenza di un rappresentante delle istituzioni ad una cerimonia dove sono abbondati i saluti fascisti e gli slogan del ventennio. Un grave errore politico, quello commesso da Fini, anche perché quelle contestazioni hanno ricordato a tutti quale sia la sua storia; le ragioni per cui non può essere nulla più di quel che è già e per cui non dovrebbe poter aspirare, all’interno di una destra liberale, ad altro che a ruoli di secondo piano.

Cambiare si può, ma non si può cancellare con un colpo di spugna il passato. Fini è arrivato ai quarant’anni giocando al balilla, come gli hanno ricordato i suoi stessi ex camerati, e ne aveva quarantadue quando ha pronunciato le prime parole di condanna, peraltro assai blanda, del fascismo. Come sia potuto diventare presidente della Camera è difficilmente comprensibile; pensare che un giorno possa salire al Quirinale con simili credenziali, insultando la memoria degli italiani d’ogni colore politico, è semplicemente assurdo. O non siamo forse il paese in cui, a cinquant’anni dal discorso “dell’ombrello”, con cui Berlinguer accettò la vocazione occidentale dell’Italia, ancora si imputano al PD i crimini di Stalin?

Iosif Vissarionovič Džugašvili è morto nel 1953 e in Italia non ha mai governato; il nostro presidente della Camera, invece, a fianco di Berlusconi c’è rimasto fino ad un paio di anni fa. Non bastasse il ricordo della sua sterminata gioventù, questo dovrebbe essere più che sufficiente per dire che il liberismo italiano, per malridotto che sia, non può avere la propria casa in un partito che lo veda tra i suoi dirigenti.

Quale futuro, dunque, per lui? Pare che Badoglio, dopo la guerra, accompagnasse i visitatori in giro per la sua tenuta di Grazzano, nel Monferrato, e mostrasse loro i propri cimeli. Chissà se Fini ha conservato da qualche parte il volante della “svolta” di Fiuggi?

Commenti all'articolo

  • Di Daniel di Schuler (---.---.---.188) 7 novembre 2012 13:28
    Daniel di Schuler

    Il liberismo, some qualunque altro ismo, col liberalesimo c’entra davvero poco. Se si è liberali, si può essere "tatticamente" liberisti,socialisti, comunisti o quel che più si ritiene opportuno per affrontare una determinata situazione. Il liberale ha un ideale, la libertà, e uno strumento, la ragione, ma non ha alcuna ideologia. Mi scusino i liberali per l’evidente errore contenuto nel testo; pare che, oltre alla maggioranza degli italiani, anche il correttore ortografico non sappia più cosa sia il liberalesimo.

  • Di (---.---.---.238) 7 novembre 2012 23:58

    Indipendente dall’idea politica che abbiamo o dall’impostazione ideologica che ci appartiene, ho trovato giusto l’omaggio funebre reso alla memoria di Pino Rauti perchè penso che sia comunque doveroso onorare ogni persona che abbia vissuto con dignità, orgoglio e coerenza. Per questi motivi non parteciperò alle esequie di Gianfranco Fini.

  • Di (---.---.---.88) 13 novembre 2012 15:26

    Daniel Schuler ha ragione quando afferma: "Assolutamente incomprensibile invece, se non dal punto di vista strettamente personale, la presenza di un rappresentante delle istituzioni ad una cerimonia dove sono abbondati i saluti fascisti e gli slogan del ventennio" Anch’io la penso così: queste attuali istituzioni vivono in un tale degrado che è bene stiano alla larga da quelle piccole manifestazioni nel numero ma di così immensa passione umana, E Pino Rauti giovane combattente a diciasette anni, uomo di ampie vedute e di grande cultura, perseguitato da magistrati politicizzati di queste istituzioni, meritava quei saluti romani perché gli spettavano di diritto essendoseli meritati per l’Uomo che era. Ciao Pino, chissà che lassù non ti riesca di scavalcare i reticolati che ti costringono come sapesti fare da giovinetto evadendo dal Fascists’ Criminal Camp in cui i liberatori ti avevano racchiuso. tuo Bruno Tomasich

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