Eduardo De Filippo è uno dei legami più profondi che ho con la mia città. Ne condivido tutto, anche quella che molti chiamavano “cattiveria“, il distacco e la rabbia nel guardare Napoli sfaldarsi. Ho studiato per quel che potevo i capolavori che ha scritto, lo ammiro al limite della venerazione, ho di recente perfino comprato un libro sulla sua passione per la cucina. Sono d’accordo con chi disse, il giorno del Premio Nobel a Dario Fo, che quello era anche il premio di Eduardo, commediografo tradotto in tutto il mondo.
“Filumena Marturano” è un respiro profondo. Un critico scrisse all’epoca che “Natale in casa Cupiello” era guardare dall’occhio della serratura di una casa napoletana, ebbene Filumena è un occhio gettato in un vascio. Si può sentirne uscire urla, disperazione, parole, gesti e poi risate, gioia, interrogativi, il tempo che passa e le domande che restano. È il sospiro rassegnato di una città dilaniata.
Filumena è Titina De Filippo. Eduardo lo scrisse pensando a lei. Ma è stata anche Regina Bianchi, entrambe sia in teatro che in adattamenti televisivi.
Al cinema fu Sofia Loren con un bel Marcello Mastroianni – Mimì Soriano per la regia di Vittorio De Sica (“Matrimonio all’Italiana”). Titina non aveva la faccia della bella ex prostituta, in questo la Loren era insuperabile, così come Soriano-Mastroianni, vecchio ex puttaniere e giocatore di cavalli. Ma Titina era Titina, Eduardo era Eduardo.
Giungiamo ad oggi. È andata in onda su Rai uno, preceduta da annunci in pompa magna, una “Filumena Marturano” riveduta e corretta. Tutta interpretata in italiano, interpretata da Massimo Ranieri e Mariangela Melato. In italiano per modo di dire. I personaggi principali parlavano in italiano, poi c’erano quelli più macchiettistici (la serva, il figlio idraulico) che invece “napoletaneggiavano”. Insomma, la lingua dei pagliacci.
E ancora: un Ranieri che sembrava interpretare un cantante di giacchetta anziché un tormentato don Mimì Soriano, una Melato scattosa, eccessiva in tutto, come se donna Filumena fosse stata una specie di pazza isterica. Ridicola, alla fine.
Beh, che dire poi della scena clou, il monologo di Filumena davanti ai figli. Siamo nel secondo atto: la donna, ex prostituta con tre figli cresciuti di nascosto, da lontano, all’insaputa degli stessi ragazzi, li ha fatti incontrare.
A loro, increduli spiega la sua vita. Il testo integrale originale è questo in calce. Ditemi voi, se è possibile tradurlo in italiano. Se è possibile restituire «’o calore» con l’italiano «il calore». Se è possibile parlare di vascie in italiano. Eduardo è un autore universale se reso con sincerità.
Fu egli stesso, De Filippo, racconta lo scrittore Andrea Camilleri che gli fu vicino in qualità di funzionario televisivo per qualche anno, a definire la recitazione come “un patto tra gli attori”.
Eduardo tradotto perde qualità, ma acquista accessibilità. Quindi anche un film doppiato perde (...)
02/12 18:47 -Ho sentito molto quest’articolo. Il tutto starebbe nel volere credere o stabilire se i fini (...)
02/12 15:41 - CogitoergoVomito