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Elezioni 2013 tra partiti azienda, partiti condominio, partiti persona e partiti usa e getta

Si è tentati, a volte, di operare una catalogazione di tutto ciò che ci ruota intorno. Scorrendo l’infinita lista delle formazioni politiche in corsa nelle attuali elezioni, la tentazione diviene irresistibile. Proviamoci.

Nella prima fattispecie, i Partiti Azienda, cataloghiamo senza dubbio alcuno il PDL di Berlusconi e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Non sobbalzino i grillini e i loro simpatizzanti. Del fatto che il PDL sia proprietà esclusiva, aziendale, di Berlusconi si è detto e scritto tanto da rendere superfluo lo spendere ulteriori parole; del movimento di Grillo e della sua genesi, invece, pochissimo si è scritto e ancor meno si è pubblicizzato. Eppure il M5S viene plasmato da Casaleggio sull’impronta della mission (così viene definita in sintesi, da certa sociologia economica degenerata, la fatica profusa nel trovare il miglior modo di prendere in giro i clienti, spremendoli sinché hanno succo) cara a quell’imprenditoria americana, e non solo, tra cui si annoverano coloro che hanno portato l’intero pianeta alla crisi. Il mondo si è impoverito, i manager di quelle aziende si sono arricchiti all’inverosimile, mentre i loro dipendenti chiedono ora l’elemosina sui marciapiedi, accanto ai clienti spolpati. L’analogia sembra forzata? Qualora tra i grillini e i loro simpatizzanti sorgessero dubbi in merito, provino a digitare su Google le seguenti parole: Webegg; Casaleggio. Scopriranno cose che l’ottimo trombone Beppe Grillo si guarda bene dall’urlare nei suoi comizi, sia riguardo a lui e alle proprie società sia a quelle del suo mentore Casaleggio. Insomma, chi di rete ferisce di rete può perire. Se il PDL è servito a Berlusconi, e ancora serve, per curare i propri affari aziendali e personali, il M5S è la macchina perfetta per sfruttare la credulità popolare inducendo il “cliente-elettore” a credere che “loro” la politica dello spreco e dell’imbroglio la combattono. La storia ne svelerà gli scopi reconditi. Non si dica, tra qualche anno, che nessuno sapesse o potesse immaginare.

Veniamo, ora, all’unico Partito Condominio rimasto: il PD. I Partiti Condominio hanno dominato circa i due terzi del secolo scorso. Al loro interno potevano convivere tutto e il contrario di tutto. Ricordate la DC? La balena bianca, non i malriusciti cloni alla “pecora Dolly” che affollano l’attuale panorama politico. Ci si potevano trovar dentro il destrorso nostalgico del “regime” come il sinistrorso capace di tacciare Vendola di “centrismo”. Ebbene, uno solo è sopravvissuto in quella categoria, il PD (ovvia l’eventuale battuta su Highlander).

I Partiti Personali costituiscono un vero problema. Se ami la persona, lo voti; se odi la persona odi anche il partito; se la persona ti lascia indifferente, altrettanto ti sta il partito. Antesignano della categoria è Antonio Di Pietro, col suo personale IDV, il quale sembrava lanciato verso traguardi stratosferici mentre, in assenza di una seria organizzazione, travolto persino lui dagli scandali, alla faccia dei valori dichiarati, si ritrova oggi a rappresentare se stesso o poco più. Anche Ingroia, Fini, Casini, Giannino la finiranno alla stessa maniera?

Tutti i non citati, Monti compreso, vanno deposti di diritto nel cestino dedicato ai Partiti Usa e Getta, in attesa della prossima corsa e del nuovo cestino da riempire.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.204) 12 febbraio 2013 12:14

    All’ex di qualità la saccenteria non difetta.

    In ogni caso, il primo partito personale fu quello di Craxi.

    Inserire poi il MSI o il PCI nei partiti condominio è una pura sciocchezza. L’interclassismo della DC si giustificava proprio per la presenza di PCI e MSI

    Tra partiti personali e partiti azienda non c’è differenza sostanziale.

    Infine, inserire nella categoria dei partiti usa e getta la formazione politica di Monti evidenzia tutta l’incapacità dell’ex di lusso a capire i processi in atto di trasformazione della politica italiana. Se non lo hai ancora capito te lo dico io : Monti rappresenta un tentativo di riorganizzazione della destra italiana su basi moderate e europeiste.

     

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