• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Attualità > Società > Disoccupazione adulta, una tragedia negata

Disoccupazione adulta, una tragedia negata

di Luchino Galli, blogger e mediattivista.

Nel 2013 i disoccupati adulti tra i 35 e i 64 anni censiti dall’Istat non solo hanno quasi eguagliato, in termini numerici, i giovani disoccupati (15-34 anni), ma costituivano la maggioranza dei disoccupati nel Nord e nel Centro Italia; un fatto nuovo, eclatante, trascurato da Istituzioni, politici e mass media.

I dati sono importanti: esemplificano, illustrano… ma dietro i numeri c’è un mondo reale di persone e di famiglie con le loro storie di disagio e sofferenza; un mondo poco esplorato, volutamente misconosciuto e sottaciuto.

Persone e famiglie che, abbandonate a loro stesse dalle Istituzioni e spesso prive del supporto di parenti e amici, vivono una drammatica precarietà esistenziale dalla quale può non esserci ritorno…  

Alessandra, 43 anni: “Sono 4 anni che cerco lavoro, ho una figlia di 10 anni che mantengo completamente da sola. Aiuti non ne ho...e a 43 anni nessuno mi assume! Vado avanti di invenzione in invenzione, ma tutto ciò mi ruba serenità, certezze e soprattutto, oltre a portare via il mio presente, porta via il futuro di mia figlia!”.

Marco, 37 anni: “Sono disoccupato da troppo tempo! I risparmi stanno finendo… Mangio una volta al giorno, la sera, altrimenti la fame non mi fa dormire…”.

Elena, 38 anni: “Sono disoccupata da 18 mesi, non posso fare progetti a lunga scadenza, non posso neanche pensare di avere un figlio… Sono costretta a chiedere aiuto alla mia famiglia per mangiare, per pagare l’affitto, per qualsiasi cosa, e non ce la faccio più!”.

Valeria, 56 anni: “Sono disoccupata da quattro anni. Sopravvivo grazie a mia madre di 80 anni! Cosa sarà di me?!”.

Nadia, 41 anni: “Mio marito, 48 anni, è cassintegrato da oltre un anno, con uno stipendio ormai di soli 600 euro al mese Abbiamo due figli e un mutuo. Non so quanti curricola abbia inviato… risposte zero! Viviamo nell'industriosa Brescia, ma il lavoro non c’è più nemmeno qua. La notte è dura prendere sonno, sapendo che il giorno dopo non ce la farai a fare la spesa.”.

Concetta, 42 anni: “Ho due figli, di 11 e 4 anni, e dal primo gennaio rimarrò disoccupata dopo 23 anni di precariato! Non ho diritto a nulla, neanche alla dignità di poter sfamare i miei figli!”.

Antonio, 47 anni: “Io e mia moglie di 36 anni non troviamo un lavoro, nemmeno a svenderci. Sfratto esecutivo a fine mese. I nostri figli, di 13 e 15 anni, già dal prossimo mese potrebbero non avere più un tetto, potrebbero non poter frequentare la scuola, perché i loro genitori, noi... non siamo in condizione di avere un lavoro e una casa!”.

Sandra, 38 anni: “L’azienda in cui lavoravo è fallita. Disoccupata da 19 mesi, non ho nessuno che mi aiuti…Sono allo stremo!”.

Paola, 39 anni: “Sono disoccupata da 21 mesi, con un figlio a carico. Non trovo nessun lavoro e non ho i requisiti per il sussidio di disoccupazione. Che razza di Stato è quello che condanna alla disperazione i propri cittadini!? Mi sento scomparire giorno dopo giorno...”.

Angela, 52 anni: “Sono subissata dalle cartelle di Equitalia! Ma come si fa a pagare bollette, tasse,a onorare i propri impegni se non hai un lavoro, se non trovi un lavoro, se non ti fanno più lavorare!?!”.

Pietro, 50 anni: “Sono rientrato nei tagli che la scuola ha subito. Ho cercato lavoro anche come lavapiatti. Ho provato a lavorare come manovale: mi è stata chiusa la porta in faccia, volevano un ragazzo giovane. E io a 50 anni cosa posso fare?”.

Marta, 37 anni: “Sono disoccupata da 21 mesi, alla ricerca di un lavoro qualsiasi, ma ‘sono invisibile’. Non sono più una persona, sono un fantasma!”.

Stefania, 47 anni: “ Sono oltre due anni che mio figlio e mio marito sono disoccupati! Lavoro solo io, e ormai la situazione è drammatica! Lavoro con il sorriso stampato in faccia, per mascherare il mio disagio, ma piango dentro e fuori ogni giorno che passa, sperando in un miracolo che non avviene!”.

Giulia, 50 anni: “La paga è 300 euro al mese, il resto si fa con le provvigioni. Però 50 anni sono troppi, cerchiamo gente giovane!”.

Fulvio, 50 anni: “Sono disoccupato da sei anni. I risparmi sono finiti. Ammortizzatori sociali?! ... I genitori non ci sono più, amici e parenti dileguati! Finirò per strada! Ho paura! La disoccupazione adulta è una pistola puntata addosso!”.

E dopo la disoccupazione adulta: un’impietosa emarginazione, l’esclusione sociale, la morte civile, il nulla… l’annichilimento dello stesso diritto di vivere, di esistere!

La perdita di un lavoro costituisce la prima delle cause che conduce alla condizione di senza dimora. 

(Fonte: Le persone senza dimora - Istat 2012).

Francesco, 41 anni, senzatetto: “Vivo per strada non per libera scelta, ma perché non ho alternative! Avevo un lavoro, una casa, amici. Ho perso tutto, anche la dignità. Ogni giorno cerco di sopravvivere, qualcosa da mangiare, un posto per dormire. Ho paura di non farcela, di morire di fame, di freddo, di malattia, di botte, di solitudine...”.

“Ho 43 anni, mi chiamo Marina, sono una senzatetto. Ero una persona come tante altre, vivevo del mio lavoro, poi la mia ditta ha chiuso. Ho cercato per mesi un lavoro qualsiasi, finiti i risparmi ho perso la casa e sono finita per strada!”.

Cesare, 53 anni: “Perdere il lavoro e non trovarne un altro: la separazione da mia moglie, il fastidio e l'imbarazzo di amici e parenti… Finiti i risparmi mi sono trovato per strada! Spero in un’occasione, in un’opportunità per ricominciare a vivere…”.

Il Parlamento europeo, con risoluzione del 20 ottobre 2010, affermando il ruolo del reddito minimo garantito nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa, ha chiesto agli Stati membri che ne erano privi “di prevedere l’introduzione di regimi di reddito minimo garantiti per prevenire la povertà e favorire l’inclusione sociale”.

Solo quattro tra i 28 Stati membri dell’Unione europea non hanno ancora istituito il reddito minimo garantito: Italia, Croazia, Grecia e Ungheria.

L’Italia in particolare, anno dopo anno, si colloca agli ultimi posti tra gli Stati membri dell’Unione europea per le risorse destinate al sostegno del reddito e al contrasto della disoccupazione, della povertà e dell’esclusione sociale.

Il 29 gennaio 2014 il Consiglio d’Europa ha pubblicato il rapporto sull'attuazione della Carta sociale europea da parte degli Stati membri. Secondo il Comitato europeo dei diritti sociali, che ha realizzato il rapporto, “l’Italia non ha dimostrato di aver adottato misure adeguate per combattere la povertà e l’esclusione sociale”.

Tra le violazioni della Carta sociale europea, contestate all'Italia dal Comitato europeo dei diritti sociali, la mancata istituzione di un reddito minimo garantito come misura d'inclusione sociale e di contrasto alla povertà.

 

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

Lasciare un commento

Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina

Se non sei registrato puoi farlo qui


Sostieni la Fondazione AgoraVox


Pubblicità




Pubblicità



Palmares

Pubblicità