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Diego Maradona, il “briccone divino” del pallone

È allora il genio anarchico, ribelle, passionale, nato umile ma capace di emergere e di far fronte alle difficoltà grazie alle sue abilità, generoso con gli amici, astuto sul campo ma capace di farsi ingannare più volte nella vita.

Luca Bifulco

di Roberta Formisano

Pochi aggettivi per ricostruire il profilo di un personaggio le cui gesta e il cui ricordo sono andati oltre i racconti tramandati di generazione in generazione, attraversando nel tempo la storia e la memoria di un immaginario simbolico quanto popolare: el Pibe de oro, Maradona.

Questa rappresenta una delle tante descrizioni del campione argentino riportate in Maradona. Sociologia di un mito globale, a cura di Luca Bifulco e Vittorio Dini (Ipermedium libri, 2014, pp. 212, € 12,00).

Un altro testo su Maradona? E in che termini se n’è parlato stavolta? Ci si potrebbe chiedere. Ma la raccolta di saggi, che vede la firma di illustri e autorevoli studiosi italiani e sudamericani, prova a scandagliare il “fenomeno Maradona”, restituendone un’immagine completa dal punto di vista umano e calcistico. L’obiettivo non è tanto quello di ripercorrere la sua storia o esaltarne le gesta, quanto di offrire una riflessione accademica sulla sua presenza nell’immaginario calcistico, data anche l’esigua bibliografia sociologica di riferimento.

Come una matrioska il testo si compone di tre parti, l’una contenente l’altra per seguire il fil rouge (o d’or, per rimanere in tema): il mito di Maradona, nel contesto argentino e ancor più in quello napoletano, nell’accezione di “parola, sistema di comunicazione” del semiologo Roland Barthes in Miti d’oggi (1957) dove la parola mitica trova nell’oggetto a cui si aggrappa un supporto per i propri sensi. Il mito di Maradona s’incarna nel “Mulo”, personaggio misterioso dall’aspetto insignificante ma ricco di potere, “un mutante, uno scherzo della natura” ma che rappresenta “un fatto unico, irripetibile e assolutamente imprevedibile” – come lo disegna Maurizio de Giovanni nelle prime pagine della prefazione. Il mito stesso non è da considerarsi solo in riferimento alla sua esperienza calcistica nel Napoli o alle sue origini argentine, ma amplia lo sguardo a livello globale, interessando l’immaginario di tutto il mondo.

La maggior parte della ricerca muove i primi passi da una data distintiva passata alla storia, il 5 luglio 1984, l’arrivo di Diego Armando Maradona al Napoli e il momento in cui calca per la prima volta il prato verde del San Paolo. L’inizio di una storia senza fine, con i suoi pro e contro, non solo del giocatore argentino ma di un popolo, quello napoletano. L’ordine cronologico della storia di Maradona nella squadra del Napoli viene talvolta scomposto nel testo da un andirivieni di fatti, vicende, notizie di cronaca, interviste che restituiscono un profilo completo del mito-Maradona, come calciatore e attore sociale.

I saggi racchiusi nella prima parte inquadrano lo scenario in cui s’inserisce il Campione, dalla storia del calcio – inteso anche come un racconto da cui si desume la vita quotidiana – alla storia del calciatore, non di uno qualsiasi, ma di uno che ha fatto (e fa) la differenza, di el Diego (dal titolo della sua autobiografia) con la sua capacità di produrre “mito”, di “comunicarsi”.

Dal linguaggio ricercato e in alcuni punti molto accademico, l’intero testo è stato curato in ogni dettaglio, in ciascun termine scelto per delineare l’immagine di Maradona; a tratti sembra rivolgersi esclusivamente ad un pubblico di esperti e studiosi in grado di carpirne la portata della consistente ricerca. Ma non è tutto. L’incommensurabile mole di riferimenti letterari, infatti, si rivela allo stesso tempo “imbarazzante” e arricchente per una platea di lettori tifosi e non, appassionati e scettici, da un lato per le innumerevoli figure in cui si declina il mito-Maradona, dall’altro per i contenuti stessi.

Per convalidare meglio quest’ultima affermazione, è necessario richiamare una breve sintesi che definisce la carta d’identità non di un accreditato campione, ma di un fuoriclasse, di un vero eroe sportivo, nella spiegazione di Vittorio Dini: il “fuoriclasse” è colui che emerge in maniera spiccata per peculiari doti tecniche (potenza, velocità, colpo d’occhio...) e raggiunge altrettanti risultati, ma per divenire eroe sportivo deve incarnare il simbolo “di una particolare vittoria di campionato, di una coppa continentale, di un mondiale, ma soprattutto di un club, di una città, di una nazione”.

Chi altro se non Maradona!

Il suo ritratto è stato tratteggiato con infinite, ma sempre adattissime metafore, che riprendono le sue caratteristiche fisiche, professionali e comportamentali, come con aggettivi prevedibili e più volte ripetuti, con il rimando a figure ora animali (come il “Re Puma” di Gianni Brera) e guerrigliere, ora storiche o religiose.

Maradona impersona l’immagine “infantile” del calcio nell’affermazione di uno spirito esuberante, spontaneo e libero, che non muta nella fase di crescita e maturità. Insomma, è e resterà un pibe, dal corpo piccolo in quanto ad altezza, con un ventaglio di qualità tecniche “da vendere” (astuzia, improvvisazione, creatività individuale) in quanto al gioco del calcio, a cui si lega l’aspetto caotico e disordinato tipico della sua vita privata, da non sottovalutare. La figura del pibe – che lo caratterizza da sempre – trova il suo “habitat naturale”, secondo la mitologia del calcio argentino, nel portero, un campo aperto e senza regole, che lascia spazio alla libertà e all’improvvisazione.

Da qui, l’inevitabile ed efficace traduzione nello scugnizzo dell’immaginario popolare napoletano, che si commenta da sé!

Gli autori non si fermano ai comuni accostamenti, ormai abusati nella caratterizzazione del personaggio di Maradona. Per studiarne il portato simbolico e declinarlo sull’immaginario contemporaneo, con un focus sugli effetti mediatici, ci si appella anche ad altre icone: oltre alla similitudine più volte espressa nella storia – e che qui viene affrontata da un intero saggio – tra il Grande Campione e l’eroe/mito Masaniello, e al di là del culto votivo per il nuovo Messia, presente in Argentina quanto a Napoli (anche se in una misura più contenuta), Maradona trova espressione in ulteriori figure che emergono con chiarezza da alcuni saggi: il “briccone divino” di Kàroly Kerényi (2006), ripreso poi nell’espressione mitologica greca del dio Hermes letta da C.G. Jung, figure forti legate al corpo e alle capacità comunicative sinonimo di disordine, provocazione e conflitto; il mito faustiano esaurisce in sé la personalità, le gesta e le vicende private del calciatore argentino, genio artistico e allo stesso tempo demoniaco, dall’estro ambizioso e creativo ma anche presuntuoso e incontenibile.

Ciascun aggettivo proprio delle figure qui presentate trova conferma e citazione nella “voce del popolo”, nelle parole emerse dalle interviste a due generazioni di “tifosi napoletani”. Maradona è divenuto l’emblema del riscatto sociale di una città che l’ha accolto e si è affezionata a lui, identificandolo nell’immagine partenopea per eccellenza, lo scugnizzo povero e senza regole che riesce ad emergere con le proprie forze e capacità, ma è un ragazzo di strada e per questo vive sulla propria pelle le stesse difficoltà di un giovane napoletano. Da qui, il senso del “noi” è il risultato di una forte componente emozionale unita all’unificazione identitaria a cui ha preso parte la storia e la memoria di un personaggio come Maradona.

Ma “non è tutto oro quello che luccica”! La figura di Maradona è puntellata anche di numerosi eventi negativi che hanno fatto gola ai mezzi di comunicazione di allora (e talvolta ancora oggi) nell’insistere sugli aspetti più dolorosi e controversi della sua vicenda umana.

Il testo non si schiera né dalla parte dell’accusa né della difesa. Certo, in alcuni periodi è facile percepire una nota “autobiografica” nell’elogiare il Grande e indiscusso Campione, ma ciò non altera la riflessione accademica né i risultati delle ricerche svolte e ben strutturate.

Sono infatti le due frasi a chiusura di prefazione e postfazione che racchiudono l’intero lavoro in poche parole, e che mi piace unire: “Come non parlare di Maradona… se è una maniera di sapere chi sono.” – ha concluso Reynaldo Harguinteguy – “Perché l’amore, quello vero, comincia, ma non finisce mai” (Maurizio de Giovanni).

Il volume verrà presentato presso la Libreria “iocisto” in Via Cimarosa 20 a Napoli, il 12 dicembre dalle ore 18.00.

 

Letture

Paul Radin, Károly Kerényi, Carl G. Jung, Il briccone divino, SE, Milnao, 2006.

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