Di chi è la proprietà della moneta all'atto dell'emissione? Questa domanda, autentico tormentone a cui i signoraggisti sottopongono il resto della popolazione, è stata posta da Giacinto Auriti, che, con un atto di citazione, notificato il 24 giugno 1994, sosteneva che allo stato attuale nessuna legge indicherebbe il proprietario della moneta all'atto dell'emissione lamentandosi che in base ad una consuetudine interpretativa contra legem, l'erogazione della moneta sarebbe "effettuata dalla Banca Centrale addebitando illegittimamente allo Stato ed alla collettività l'intero ammontare corrispettivo" in modo da conferire "solo la proprietà a titolo derivativo per il tempo limitato alla durata del prestito", ha convenuto la Banca d'Italia dinanzi al Tribunale di Roma per ivi sentir "dichiarare la moneta un bene reale conferito, all'atto dell'emissione, a titolo originario, in proprietà di tutti i cittadini appartenenti alla collettività nazionale italiana, con conseguente declaratoria d'illegittimitaà dell'attuale sistema dell'emissione monetaria che trasforma la Banca Centrale da ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari". Insomma Auriti sosteneva che il sistema attuale fosse illegittimo poiché, a suo dire, "in base ad una consuetudine interpretativa" la banca si appropria del valore della moneta all'atto dell'emissione. A sentire i sostenitori delle tesi di Auriti, la causa fu vinta dalla Banca d'Italia perché il tribunale si dichiarò incompetente allo scopo. Ma leggiamo innanzitutto la difesa della Banca d'Italia.
La domanda attorea nei confronti della Banca d'Italia deve essere respinta perché improponibile e/o inammissibile e comunque palesemente infondata nel merito. La visione della moneta e delle funzioni monetarie che l'attore intende accreditare è palesemente distorta e completamente infondata. Da un punto di vista logico, è innanzitutto ben evidente che l'accettazione da parte della collettività, lungi dall'essere causa del valore della moneta, ne rappresenta in realtà solo l'effetto, sicché il sillogismo deve essere rovesciato: non è vero che la moneta vale in quanto è accettata, ma semmai, come la storia e la cronaca stanno a dimostrare, che essa è accettata solo in quanto abbia un valore. Di qui la necessità che tale valore, rispondendo ad un fondamentale interesse pubblico, sia difeso e garantito dalle Pubbliche Autorità, funzione nei moderni stati affidata alle banche centrali. Sotto il profilo giuridico, poi, il batter moneta ha da sempre rappresentato e rappresenta tutt'ora una delle più evidenti e indiscusse espressioni della sovranità statale, sicché può correttamente affermarsi che il valore della moneta trae il proprio fondamento solo ed unicamente da norme dell'ordinamento statale, che, per solito, disciplinano minutamente la creazione e la circolazione della moneta, ne sanciscono l'efficacia liberatoria, ne sanzionano la mancata accettazione in pagamento e tutelano la fede pubblica contro la sua falsificazione ed alterazione.
Non avevano i revisori dei conti, non avevano un ente terzo che gli certificava i bilanci e (...)
04/03 14:27 -Bilanci certificati ..... ah ah ah ... ... anche Parmalat, Enron ecc .. avevano bilanci (...)
04/03 14:09 -Su SIC non usiamo censurare a meno che chi scrive non posti continuamente link ad altri siti (...)
28/07 07:42 - HiresUna cosa è sicura, nel mio sito non è mai stato censurato nessuno ! Cosa che invece tu fai (...)
28/07 00:53 -Dire che il presidente della Repubblica e del senato sono le più alte cariche dello Stato non (...)
27/07 07:14 - Hires"Ossia non è un regolamento di condominio. Parliamo delle massime cariche dello Stato che lo (...)
26/07 21:56 -