Il caso Battisti suscita un’indignazione bipartisan. Ma, nella sua ricerca dell’impunità ad ogni costo, l’ex terrorista è soprattutto un degno rappresentante dell’Italia di oggi.
Il "caso Battisti" ha avuto almeno il merito di creare un vero consenso bipartisan tra politici di destra e sinistra nel condannare l'infausta decisione del presidente Lula di negare l'estradizione all'ex esponente dei Pac. Cosa alquanto strana, in effetti, in un paese come l'Italia, in cui la destra è attualmente dominata da uno dei partiti più antigiustizialisti della storia occidentale e che ha fatto dell'impunità - ingiustificatamente confusa con la libertà - una delle priorità politiche del suo governo.
Eppure, Battisti, con la sua smania di sfuggire ad ogni costo la giustizia del suo paese, appare più come un degnissimo rappresentante dell'Italia di oggi. A dispetto delle inconsistenti argomentazioni dei suoi difensori, che ricordano in maniera sorprendente quelle di un certo primo ministro contro l'accanimento dei magistrati nei suoi confronti. I pro-Battisti identificano, nei processi che si sono tenuti a suo carico, un certo numero di difetti che li renderebbero illegittimi o perlomeno inaccettabili. Alcuni di questi sono elencati, ad esempio, da Bernard Henri-Lévy, con la sicumera che gli è propria, nella lettera aperta che ha inviato al presidente Lula. In realtà, a meno di aver studiato in profondità gli atti processuali - cosa che, sospetto, nessuno dei pro- o degli anti-Battisti ha fatto - e di essere degli esperti giuristi, è impossibile avere un'idea oggettiva della correttezza di quei procedimenti. (Anche se possiamo ricordare che anche la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ha respinto, nel 2006 il ricorso presentato dai legali di Battisti). Come sempre accade, chi è più convinto, a priori, della buona fede di Battisti, è più incline a dare peso ai difetti che si possono identificare in quei processi, mentre per chi è convinto della sua colpevolezza si tratta di fatti trascurabili. In queste condizioni, in una società che funzioni come si deve, anziché improvvisarci giuristi sulla base delle nostre simpatie o inclinazioni personali, la cosa più sana che possiamo fare è accettare la legittimità delle decisioni di chi ha passato non una serata su Internet, ma a volte diversi anni a cercare di stabilire la verità.
Ma, avrei voglia di dire, anche queste osservazioni "tecniche" sul caso Battisti sono, in un certo senso, secondarie. Perché la vicenda Battisti è anche, e soprattutto, una vicenda eminentemente "politica", nel senso più generale del termine. Come ha scritto due giorni fa sul Corriere Claudio Magris "Il senso corretto dei delitti e delle pene comprende severità non disgiunta da umana comprensione. La premessa di un simile atteggiamento nei confronti degli ex brigatisti deve essere tuttavia il riconoscimento, da parte loro, dell'aberrazione del loro agire e della sua insensatezza anche politica".
La cittadinanza italiana va negata a chi calpesta la giustizia,la usa per i suoi processi,per (...)
06/01 01:19 -Al Signor Presidente della Repubblica italiana, Con la presente chiedo Lei eserciti le sue (...)
05/01 13:25 - Renzo Riva