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di Enrico Nocera mercoledì 31 agosto 2011 - 1 commento oknotizie
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Dal Veneto ad Acerra, viaggio tra i rifiuti: “Così hanno ucciso la Campania”

L’immondizia diventa oro. Non per i cittadini, come accade in Svezia, ma per chi, in politica come fra i camorristi, lucra da anni sulla salute dei cittadini. Questo il pensiero che Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell'ospedale Pascale, affida alle pagine di AgoraVox: “Si smaltiscono illegalmente gli scarti industriali del Nord mentre Napoli affoga nella spazzatura”

L’inceneritore di Napoli Est come prova generale di un genocidio. Rifiuti tossici smaltiti come quelli che ognuno di noi produce ogni giorno in casa. Il balletto di cifre attorno al termovalorizzatore di Acerra, che non si capisce bene cosa bruci. Sono solo alcuni degli spunti emersi dal colloquio che AgoraVox ha intrattenuto col professor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo del Pascale di Napoli, impegnato da anni nel denunciare lo sterminio del territorio campano.
 
Esistono, nella nostra regione, impianti capaci di smaltire in sicurezza i rifiuti industriali?
 
Le discariche ci sono e sono tantissime, distribuite in tutta la Campania. Il problema è che sono tutte abusive, non censite e non dichiarate. Si è così liberi di lavorare come meglio si crede: legalmente e, soprattutto, illegalmente. Ognuno di noi paga una quota non indifferente dei costi legati al corretto smaltimento dei rifiuti industriali. Prendiamo, come esempio, gli scarti dell’edilizia. La Campania produce, secondo i dati dell’Ispra, non meno di 280.000 tonnellate all’anno di scarti derivati dalla lavorazione edile. Nonostante ciò non è mai stata censita una sola discarica a norma sull’intero territorio regionale per rifiuti inerti e non pericolosi come, appunto, quelli dell’edilizia. 
 
Ci spiega perché l’inceneritore non è la scelta più adatta per risolvere la crisi rifiuti?
 
Gli inceneritori sono industrie tossiche insalubri, e si costruiscono solo se indispensabili e in zone non densamente popolate. Napoli è già dotata dell’inceneritore di Acerra, tra i più grandi d’Europa, con la capacità di accogliere, secondo i dati ufficiali, 1.700 tonnellate al giorno di rifiuti. La realtà è un’altra: non sappiamo cosa e da dove provenga quello che si brucia. Mentre Napoli, per l’ennesima volta, veniva ricoperta dai rifiuti, nessuno ci ha spiegato perché l’immondizia non fosse portata lì. Una cosa tragica e ridicola: avere la terza capacità di incenerimento in Italia, subire comunque le tossine sprigionate dal termovalorizzatore, far guadagnare la ditta A2A di Brescia e Milano, senza neanche bruciare un solo chilo di spazzatura napoletana.
 
C’è infatti parecchia confusione riguardo Acerra. È possibile che non si riesca a capire la quantità effettiva di rifiuti che questo termovalorizzatore brucia ogni giorno?
 
I dati ufficiali del gestore A2A sono quelli che ho elencato prima. La questione è legata alla provenienza. Ripeto: si tratta, molto probabilmente, di immondizia non specificata e non napoletana. È interessante rilevare come un consulente della Regione, il professor Bidello dell’Università Parthenope, dichiari che Acerra brucia non più di 700 tonnellate al giorno. Per questo motivo, sempre secondo Bidello, sarebbe necessario costruire un altro inceneritore, quello di Napoli Est, da 1.000 tonnellate al giorno. Ma non sarebbe più logico spingere la Regione a raggiungere quelle 1.700 tonnellate proclamate nei dati ufficiali? Nessuno si è stupito di questo balletto di cifre e delle evidenti contraddizioni. In fondo ne va solo della salute di circa un milione di cittadini napoletani. Senza contare che il risparmio per lo stato italiano sarebbe di 4,5 miliardi, e sottolineo miliardi, di euro.

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