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di Lorenzo Giroffi mercoledì 20 aprile 2011 - 1 commento oknotizie
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Da cavernicoli a cavaioli: cave, cemento e malaffare in Campania - Reportage (2a parte)

Un reportage in due puntate per documentare le cave, il cemento, il baratto di un territorio e la muta compiacenza in provincia di Caserta. (qui la prima parte)

Cementificio Moccia

Gli affari per il cementificio Moccia, in questo periodo, non godono di sana e robusta costituzione (il top degli affari lo raggiunse con la vendita di cemento per il progetto della TAV). A parte la crisi del mercato edilizio, le cave Moccia non possono più estrarre (continua ad alto regime solo il lavoro di produzione di cemento e non di estrazione), cavano per lo più su gradoni già formati, dato che hanno l’obbligo di riqualificare le proprie cave (riqualificazione attuata con metodi discutibili, su gradoni di vari livelli piantano alberi talmente piccoli che lasciano l’impatto visivo disintegrato, dunque sarebbe stato meglio, in queste condizioni, lasciar fare alla ricostruzione naturale, che si stava riformando). Per questo motivo i vertici della società hanno chiesto nuove montagne, lontane dalla zona di San Clemente, ma sempre in Provincia di Caserta: nel comune di Pietravairano. Qui l’amministrazione comunale si oppone con forza, proponendo una vitalità politica, di salvaguardia territoriale e dei cittadini. La decisione, dopo la resistenza della comunità di Pietravairano, è passata al Consiglio dei Ministri, che dovrà valutare se assecondare la proposta d’insediamento di Moccia, anche a dispetto del rifiuto dell’amministrazione comunale. Per anni il cementificio ha fatto esplodere mine in montagne a ridosso di abitazioni, che si son deteriorate proprio a causa di quest’attività. Lungo le strade del centro cittadino di San Clemente molte volte son giunti detriti di queste esplosioni ed i danni percepibili sulle cose, ma intuibili negl’organismi di esseri viventi, si ritrovano nell’aria e nel terreno. Metalli pesanti sono andati a corrodere tetti di abitazioni, carrozzerie d’auto, ma sono riscontrabili anche su qualsiasi soglia di marmo.

Tornando alla crisi del mercato edilizio in Regione Campania, è chiaro che in questo momento i cementifici stanno vendendo il materiale fuori il territorio ed addirittura all’estero, data l’estensione della crisi nazionale dell’edilizia. In questa maniera viene sconfessato un vecchio piano cave, che obbliga una proporzione tra quanto viene estratto - prodotto e rivenduto in zona. Saltato quest’equilibrio non si potrebbe più né cavare, né produrre.  

 

Salute cavata e cittadini insicuri

I dati inerente alle malattie, causate dall’attività d’estrazione e di lavorazione del cemento, non sono reperibili, perché non c’è mai stata una ricerca dotata di continuità. Le analisi dell’ARPAC[1], legate alle polveri sottili PM 10, non sono rassicuranti, dato che i valori sono sempre altissimi, con riscontro di metalli pesanti sia in atmosfera che, per deposito e caduta, nel terreno. I riscontri più continuativi li custodiscono senza dubbio i medici di base, che hanno riscontrato patologie tumorali, necessitanti però di una più approfondita ricerca, anche storica, di casi clinici. I dati dell’APAT, ente ormai confluito nell’ISPRA[2] , hanno rilevato eccessi nelle polveri presenti in atmosfera ed hanno riportato sempre i dati alle amministrazioni comunali. I paradossi sono ritracciabili anche nelle misurazioni del PM 10[3], affidate a macchinari funzionanti a corrente alternata. Nel 2008 fu istallata una centralina mai entrata in funzione dinanzi il cementificio Moccia. Nello stesso anno il comitato cittadino, guidato dalla tenacia di Giovanna Maietta,anche dopo alcuni casi di ammalati e morti tumorali nella zona a contatto con le cave, sollecitò l’ARPAC affinché fossero fatti rilevamenti. Questi dimostrarono che nei pressi del cementificio, in 15 giorni, fu superato ben due volte il limite consentito dalle normative. Considerando che durante un anno il superamento è permesso 35 volte, si capisce la gravità della situazione. Tutto ciò però avrebbe bisogno del conforto di numeri certi, dato che le normative sull’inquinamento specificano che per ogni indagine c’è la necessità di un monitoraggio continuo per tutto l’anno: le istituzioni, anche in questo caso, dovrebbero attivare centraline ormai dimenticate. I dati, seppur sporadici, dimostrano la presenza di mercurio sia nell’atmosfera, che nel terreno. Questa è la causa delle combustioni che avvengono nei cementifici. Per quanto riguarda le polveri sottili invece sono da ricondurre alle attività d’estrazione.  


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di Lorenzo Giroffi mercoledì 20 aprile 2011 - 1 commento oknotizie
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