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di David Incamicia (sito) lunedì 5 settembre 2011 - 0 commento oknotizie
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Culture del mondo, sempre più popoli stanno scomparendo

Sul nostro pianeta convivono più di 3.000 differenti culture, un patrimonio di tutta l'umanità che va tutelato con ogni mezzo a disposizione. Le Nazioni Unite, con lo slogan "Se loro scompariranno, se ne andrà anche una parte di te", hanno recentemente lanciato l'allarme per il rischio estinzione che riguarda decine di popoli e tribù nel mondo a causa di sfratti, rapimenti, massacri, guerre e deportazioni. Ogni specifica cultura è andata sviluppandosi nel corso del tempo, arricchendosi in un processo di contaminazione virtuosa e condizionando profondamente (non sempre in meglio) il vissuto quotidiano delle società. Il rischio che si corre quando una di esse si estingue è pertanto quello dell'impoverimento, sul piano storico e a livello antropologico.

Specialmente le cosiddette "culture minoritarie", che sono quelle più esposte ai pericoli di annientamento insiti nella globalizzazione, contribuiscono alla ricca articolazione del genere umano in etnie e tradizioni. E ad ognuna di queste corrisponde un diverso bagaglio di "vivi sentimenti". Una varietà culturale importante, a prescindere dal numero di persone rappresentate dalle singole nicchie identitarie. Ecco perchè l'appello dell'Onu merita attenzione e condivisione, in particolare da parte dei Paesi più evoluti economicamente.

Fra le tribù maggiormente insidiate dalla modernità ve ne sono alcune latinoamericane prossime a scomparire. Come i Nukak colombiani, nomadi che vivono in piccoli gruppi a ridosso dei fiumi e nelle parti più fitte delle foreste. Fino al 1998 hanno evitato qualsiasi contatto con la civiltà, poi l'invasione del loro territorio da parte dei coltivatori di coca e dei disboscatori ha scatenato una vera e propria strage a causa delle tante malattie importate. Molti si riversarono quindi nelle città credendo di salvarsi dall'estinzione, dove però ora versano in condizioni drammatiche, fra malattie ancor più devastanti e stati di depressione.

Sempre in Colombia, anche i Wipiwi, gli Amorùa e i Wachina soffrono a causa del conflitto che vede contrapposti i guerriglieri Farc, i paramilitari Auc e l'esercito nazionale per il controllo del mercato della cocaina. Stessa storia per gli Arhuac, conosciuti anche come Ika, una tribù di circa 20 mila individui che eleva l'aspetto spirituale sopra ogni altra attività mondana (proprio come avviene per altre tribù asiatiche e africane) ricorrendo a pratiche mistiche che resistono da svariati secoli. Anche in questo caso, le terre da loro abitate sono state invase dai coloni per la coltivazione di marijuana e cocaina, diventando terreno di scontro.

Peace Reporter elenca un centinaio di popoli costretti a vivere nella paura di essere sterminati da un momento all'altro. Si tratta dei popoli incontattati censiti dall'organizzazione Survival International, dimenticati da governi e società del mondo civilizzato. Tribù che conducono una lotta isolata e disperata per la sopravvivenza, in luoghi del Sud del mondo spesso sconosciuti ai più. E' proprio in America latina che si concentra la maggioranza di esse: una sessanta circa, distribuite soprattutto in Brasile e Perù.

Le minacce che gravano su di loro sono principalmente due. La prima è la mancanza di difese immunitarie, anche verso malattie molto comuni come l'influenza, assieme a un gran numero di infezioni respiratorie. Quando gli incontri non sono gestiti accuratamente e non vengono predisposti interventi sanitari efficaci, può essere sterminata l'intera tribù o gran parte di essa. Nelle zone dell'Amazzonia è accaduto molte volte, anche in tempi recenti. Basta ricordare ciò che capitò nel 1996 a oltre metà degli Indiani Murunahua, scomparsi dopo essere entrati in contatto con i tagliatori illegali di mogano. L'altra grande minaccia è invece la violenza, dato che assai spesso (quando non si scannano fra loro) gli indigeni devono affrontare gruppi di taglialegna armati fino ai denti e pronti a sparare a vista contro di loro.


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di David Incamicia (sito) lunedì 5 settembre 2011 - 0 commento oknotizie
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