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  Home page > Attualità > Economia > Crisi economica globale: di chi è la colpa?
di Giorgio Bargna (sito) venerdì 16 dicembre 2011 - 2 commenti oknotizie
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Crisi economica globale: di chi è la colpa?

Oggi, più o meno tutti, abbiamo un nemico giurato comune, quel neosenatore a vita che sta massacrando le finanze familiari degli italiani in rete, al bar, in officina come dal medico ognuno impreca, eppure se siamo arrivati al punto in cui siamo diventati “donatori d’organi” di banche ed istituzioni non elette, se siamo davanti ad una crisi economica globale, la colpa sarà pure di qualcuno.

La colpa è di tutti e non di qualcuno, perché i qualcuno, dai famosi Rino Gaetano o Pasolini o Gaber ai meno famosi come me puntano il dito da spesso, ma evidentemente qualche lacuna l’abbiamo avuta, l’abbiamo avuta lo spero, perché altrimenti siamo spacciati.

Tutti abbiamo sostenuto, al meglio accettato o convissuto o combattuto al minimo un modello di sviluppo paranoico basato sulla crescita continua, un cane che si morde la coda, percorrente la strada dell’implosione, quindi se il consumatore comincia a ridurre i propri acquisti le imprese, non producendo, licenziano di conseguenza i consumatori (le banche ed istituzioni non elette hanno stabilito che siamo noi) consumeranno ancora di meno obbligando le imprese a contrarsi ulteriormente.

Giunti a questo stato di cose una volta si parlava di recessione, la formula preposta dai signori qui sopra citati sarebbe insistere nella crescita economica e produttiva, ma abbiamo già prodotto e venduto di tutto e di più non possiamo più crescere se non con margini sempre più ristretti che alla fine si esauriranno anch’essi. Questo scenario di consumismo globale ha, non le ore, nemmeno i giorni, ma sicuramente gli anni contati, poi il castello crollerà e dovremo cambiare il nostro stile di vita, liberandoci probabilmente dai padroni del vapore, che sapranno comunque riciclarsi, ma dovendoci reinventare il sistema economico sociale.

In questi giorni ho letto un pensiero di Massimo Fini (spesso e volentieri la pensiamo uguale) in cui descrive due scenari possibili, che da tempo illustra io temo si verificherà qualcosa più di simile al secondo che non al primo, leggiamo:

“ (…) Uno prende spunto da ciò che accadde dopo il crollo dell’Impero Romano. Le città si spopolarono e chi vi abitava andò a rifugiarsi nelle "villae" dei grandi proprietari terrieri o presso i monasteri. Nacque così il feudo, economicamente autosufficiente (autoproduzione e autoconsumo). Il denaro, di fatto, scomparve. Bisognerà aspettare otto secoli perché, con l’affermarsi dei Comuni, rifaccia la sua apparizione.

Speriamo che sia questo primo scenario ad avverarsi. Perché il secondo è apocalittico. I feudi si formarono abbastanza pacificamente. Oggi potrebbe essere diverso. Col crollo del mondo industriale e del denaro la gente di città, rendendosi conto che non può mangiare il cemento né bere il petrolio, dopo aver saccheggiato i supermarket si riverserà nelle campagne alla disperata ricerca di cibo. Ci arriverà a piedi (chi avrà la forza di farlo, gli altri cadranno lungo la strada) perché non ci sarà più benzina e si scontrerà con chiunque possegga un terreno coltivabile che difenderà con le unghie e con i denti perché sarà questione, per tutti, di vita o di morte. Fra cittadini e contadini o proprietari terrieri scorrerà il sangue. ( …) ”

di Giorgio Bargna (sito) venerdì 16 dicembre 2011 - 2 commenti oknotizie
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