
Berlusconi, nemmeno un anno fa, parlava, tuonava durante il congresso al Ppe;
“La sovranità in Italia è passata dal Parlamento al partito dei giudici. In Italia succede un fatto particolare cui dobbiamo rimediare: il Parlamento fa le leggi ma se non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale e la Corte abroga la legge in quanto da organo di garanzia si è trasformato in organo politico. La maggioranza, quindi, sta lavorando per cambiare situazione anche attraverso una riforma della Costituzione.”
Roma, era il 10 dicembre 2009 – L’Aula della Camera negava l’autorizzazione all’arresto del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino (Pdl). I voti a favore sul diniego dell’arresto erano stati 360, 226 quelli contrari. Gaspare Giudice, morto nell’aprile 2009. Nel 1995 fu chiamato da Gianfranco Miccichè per organizzare Forza Italia in Sicilia. Nella XIII legislatura approdava per la prima volta alla Camera dei Deputati con la candidatura in Forza Italia nel collegio maggioritario di Bagheria assumendo l’incarico di componente della Commissione all’Agricoltura; in seguito figurerà nella Commissione Bilancio e Commissione consultiva sulla riforma amministrativa. Alla fine andò sotto processo, un processo durato 6 anni con le pesanti accuse di: associazione mafiosa, bancarotta fraudolenta, estorsione e riciclaggio. Nel 1999 la magistratura chiedeva a Montecitorio l’autorizzazione all’arresto di Giudice; un voto trasversale Polo – Ulivo lo salva.
Non servirono le intercettazioni ambientali dove evidente si ergeva tutta la piena responsabilità di Giudice negli affari con Cosa Nostra e soprattutto con Provenzano; non servì nemmeno una lettera che in ogni altra Nazione non gli avrebbe dato scampo aprendogli i cancelli della galera.
Stralcio della lettera originale di Giudice Gaspare a Peppino (Giuseppe) Panzeca braccio destro del super latitante Nino Giuffrè al tempo della missiva « Caro Giuseppe, l’autentica amicizia che mi legava a tuo zio Lorenzo (Lorenzo di Gesè luogotenente di Calò capo mafia di Caccamo specializzato nel riciclaggio)... si lamenta delle angherie con la giustizia poi prosegue... non ho una lira, non posso mandare le mie figlie in vacanza, eppure ho operato sempre nell’interesse della "società"…» poche righe che confermano l’amicizia e i patti d’onore tra il deputato di Forza Italia con i capo mafia della zona. Eppure verrà ricandidato ancora nel 2001 e nel 2006 e sempre in casa degli azzurri. Gaspare Giudice definito uomo d’onore dai pentiti, con le intercettazioni a confermarlo, definito “l’espressione politica di Provenzano” dai giudici e dalle indagini bancarie di aver gestito nella filiale della Sicilcassa di Termini Imerese di cui era direttore, decine di anonimi libretti di risparmio sui quali operavano con versamenti o prelievi in contanti, il fratello del boss Pippo Calò, il capo mafia Giuseppe Gaetano e gli imprenditori legati ai corleonesi e provenienti dalle diverse regioni italiane.
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