Berlusconi può stare tranquillo. Il PD, pago dell’imprevisto mancato disastro delle regionali, sarà occupato a ritrovare la perduta identità politica.
Missione impossibile poiché il PD l’identità politica non l’ha persa perché mai l’ha avuta.
Ma non chiedetelo ai politici che s’arrabbiano, chiedetelo agli ex elettori.
In compenso ha dimostrato grande fantasia nel tappezzare di buone intenzioni il suo, ormai non più breve, cammino.
Peccato che alle parole non abbia mai, ahinoi, fatto corrispondere i fatti. Che sono lì a ricordarci, drammaticamente, che la politica è capricciosa e non solo non segue i buoni propositi ma, talvolta, nemmeno corrisponde alla nostra capacità di agire onestamente.
Il PD ha iniziato la sua storia senza nemmeno nominare "il capo del partito avversario", geniale pensata che lo ha spazzato via al primo confronto elettorale.
Poi è venuta l’era delle dieci domande. Si badi, non domande serie su corruzione, falsi in bilancio ed evasione fiscale ma sulle feste orgiastiche del sultano il quale se n’è uscito con l’ammirazione, e l’invidia, dei masculi italici. Aveva una leva potentissima, il PD, per inchiodare in parlamento Berlusconi, pretendendo in quella sede, non delegando un giornale, risposte chiare e dirette sul caso Mills e sulle colossali evasioni nei paradisi fiscali messe in atto dalle società controllate da Berlusconi & family.
Evasioni che, nemmeno oggi, nessuno è in grado di dire se appartengano al passato o se perdurino ancora. Se non fosse dura realtà, potrebbe essere una storia di fantapolitica.
Vien da ridere, o da piangere, nell’ascoltare le giustificazioni per questa inefficacia dell’azione parlamentare del PD che attribuisce alla limitata rappresentanza parlamentare l’impossibilità di formulare una seria, e documentata, interrogazione parlamentare rivolta esclusivamente al capo del governo.
Basta un paragone con le battaglie degli sparuti radicali (perfino fuori dal Parlamento) per umiliare cotanta colpevole (o interessata?) inerzia.
Il caso Mills è passato, la corruzione del consulente di Berlusconi - che per 10 anni si è intestato le sue società off-shore per non fargli pagare le tasse - è stata dichiarata commessa ma prescritta.
Berlusconi resterà a capo del governo fino al 2013 e si sta preparando, in un clima di serena collaborazione la legge che lo porterà al Quirinale.
Anzi, c’è da pensare che se le riforme istituzionali avranno l’auspicata - non solo da lui - accelerazione (dopo l’amnistia tombale dei suoi processi ancora in corso) Berlusconi lascerà anticipatamente palazzo Chigi, con un gesto di pacificazione rivolto a Fini o Casini in cambio dell’astensione del PD, che la nuova legge avrà reso efficace per l’elezione a Presidente della Repubblica.
Ormai è padrone della RAI, allungherà le mani anche sul La 7. Anno Zero e Ballarò gli daranno meno fastidio di un Italo Bocchino.
E il PD? Continuamente ossessionato dal cercare accordi a sx (Vendola&C) e a dx (Casini & Rutelli) si adagerà oziosamente sul suo zoccolino morbido del 25% da spendere quando il monarca, o il suo successore, gli chiederà un’intesa per qualcosa di istituzionalmente rilevante.
Non han capito, i compagni del PD, che una forte identità di sinistra, progressista e libertaria (certo libera da sterile massimalismo), avrebbe costituito un maggior potere "attraente" anche nei confronti delle forze moderate (IDV e UDC) anziché questo strano "accumulo" di coalizioni accrocchiate solo dove non c’è di meglio nel mercato.
Le battaglie civili che il PD deve combattere riguardano ovviamente il lavoro e la scuola ma passano, per prime, sul terreno dell’informazione.
Senza corretta informazione nessuna campagna politica potrà avere successo. E’ ora che nel PD se ne rendano conto.