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Corrotti e corruttori

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La nostra è una società virtuale, incentrata sulla ostentazione della ricchezza e sul successo, i quali vengono assunti come criteri di felicità. Dimenticando, però, che il benessere corrompa: basta infatti sollevare il velo posto sopra le personalità dei diversi ambiti del successo, per veder emergere soltanto disonestà e corruzione. Il che ricorre dal momento che l’abbondanza nuoccia alla coscienza, rendendola amorale. Tacito ricordava in proposito ( Historiae, I, 15) : “Fortunam adhuc tantum adversam tulisti: secundae res acrioribus stimulis animos explorant, quia miseriae tolerantur, felicitate corrumpimur.”

La corruzione e la disonestà sono i due principali responsabili dell’odierno imbarbarimento sociale e delle relazioni interpersonali. Da esse non si salva più nessuno, nel pubblico come nel privato, nel nord come nel sud dell’Italia. Questo, perché è venuta meno l’etica sociale, anche perché non si investe come si dovrebbe nella formazione. Siamo scaduti al punto in cui non esistono più la famiglia e la scuola: i due capisaldi della società civile. Nelle case non esiste più la mensa, attorno alla quale si parla. Al suo posto, ci sono la televisione e i telefonini, con i rispettivi corredi di spazzatura. Ad aggravare ulteriormente la situazione, si aggiunge il sempre più preoccupante aumento delle famiglie divise o separate.

Nella scuola, mancano gli insegnanti consapevoli della propria missione e perciò incapaci di rivolgersi ai ragazzi con coraggio e determinazione, ponendo l’allievo al centro della dinamica formativa e non confondendolo con un semplice numero.

La domanda cruciale rimane tuttavia la seguente: cosa è l’onestà? Essa può riassumersi nella buona abitudine di fare il proprio dovere sino in fondo. Costi quel che costi. Perché il cittadino onesto non deve tirarsi indietro di fronte a una scelta giusta; non deve cedere a compromessi, così come non deve indulgere alla vita facile, né, ancor più, lasciarsi suggestionare dal denaro.

E’ vero: in giro ci sono troppi corrotti e corruttori. Entrambi sono colpevoli nella stessa misura. Anche se in questo senso non aiutano certamente fenomenologie come quella dei quartieri abbandonati al degrado dalle istituzioni. Non sono inoltre da dimenticare i troppi politici disposti al compromesso per farsi eleggere dalla malavita. Per questo ci sono troppi concorsi truccati e troppi appalti concessi senza il rispetto delle relative regole.

Una domanda si pone tuttavia con impellenza: perché siamo giunti a questo punto? Perché sono venuti meno i valori fondanti della società civile. Questo è successo sicuramente anche perché è stato concesso troppo ai figli, senza preoccuparsi di insegnargli a distinguere il lecito dall’illecito. Il risultato è quello di una dilagante fragilità etica. Siamo giunti a un degrado tale per cui manca qualsiasi punto di riferimento. Del resto, quali riferimenti sono stati prospettati ai giovani? Non si dovevano insegnare loro le scorciatoie. Si è scientemente sorvolato sul concetto di onestà e di andare avanti per merito anziché per raccomandazione.

In Italia, è davvero così diffusa la corruzione? Sembra di si. Stando almeno ai dati oggettivi ancor più che alle impressioni soggettive. Proprio secondo questi dati, pare che l’Italia sia uno dei Paesi più corrotti al mondo. Questo triste primato, è la risultante degli inadeguati controlli nella pubblica amministrazione, delle troppe tangenti, dello spreco delle risorse pubbliche, delle troppe opere incompiute e di tanto altro ancora. Inoltre, almeno finora, sembra che il sistema della corruzione esca danneggiato, ma non scardinato, dalle varie inchieste giudiziarie.

E’ pertanto inevitabile che un Paese come l’Italia, divorato dalla corruzione, sia votato al suicidio. E quel che preoccupa maggiormente, è che gli italiani non se ne preoccupino. Del resto, l’italiano è avvezzo a lamentarsi. Questo si sa. Egli subisce la corruzione come una sorta di calamità naturale. Quasi come un male necessario. Come se essa non dipendesse da essi stessi e dai loro quotidiani comportamenti.

E così la corruzione sperpera sempre più il denaro pubblico. Quello stesso denaro proveniente dalle tasse di tutti i cittadini. Perciò gli investitori stranieri sono sempre meno attratti dall’Italia. Perché qui tutto è insicuro. Tutto è terribilmente lento. Tutto è complicato. Dove la gente ha dimenticato, o non ha mai saputo, che la legalità non sia un valore da improvvisare. Essa esige, al contrario, un lungo, paziente e costante processo di educazione coinvolgente in primo luogo la famiglia, ma anche la scuola, i partiti e ogni associazione pubblica e privata. In sostanza, un progetto riguardante tutti coloro che oggi si domandano: e noi che cosa facciamo?

 

Immagine, da:

http://www.reporternuovo.it/files/2014/12/corruzione.jpg

 

 

Commenti all'articolo

  • Di paolo (---.---.---.49) 2 gennaio 18:16

    Un giorno una mia carissima amica mi disse " lo sai che tizio è un grande , è uno che ha fatto un mucchio di soldi". Mi venne subito spontaneo chiedere " ma si sa come li ha fatti ?".
    La risposta è stata " come li ha fatti non lo so, intanto però li ha fatti ".
    Sto parlando di una bravissima signora della media borghesia e piccola imprenditrice.
    Secondo questa "logica" chi ha fatto tanti soldi è un "grande", inteso in senso lato e a prescindere. Implicitamente e di converso chi tanti soldi non li ha fatti è più o meno un bischero. Soldi = persona rispettabile. L’identità degli stolti.
    Caro Piero, questa è l’Italia (purtroppo) del dopo Silvio.
    Articolo interessante. Una piccola osservazione : la corruzione non è stata minimamente scalfita dalle inchieste giudiziarie, anzi negli ultimi anni è ancora aumentata. Semmai sono cambiate le tecniche corruttive.
    Comunque ci ha pensato il governo Gentiloni con un decreto legge di fine legislatura sulle "intercettazioni " a blindarla. Tanto per essere sicuri .
    Auguri felice anno.

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