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 Home page > Tribuna Libera > Con l’operazione cambia sesso. Poi decide di morire

Con l’operazione cambia sesso. Poi decide di morire

Ci sono degli argomenti che stimolano una riflessione su cui però è tassativo andare con delicatezza; perché si tratta di tragedie umane molto dolorose che toccano quel limite tra psichico e fisico su cui solo con estrema attenzione si può cercare di ragionare.

Ma ragionarci è comunque indispensabile perché la tragedia di un singolo contiene elementi di riflessione che possono riguardare tanti.

Parlo del dramma esistenziale di una donna, nata Nancy, che sentendo in sé una profonda discrasia tra il suo essere fisico, femminile, ed il suo essere psichico, maschile, decise di sottoporsi ad una serie di dolorose operazioni per cambiare sesso. È una scelta che un numero limitato di persone fanno, ma che è tuttavia ormai ben noto.

Generalmente, per quello che ne so (ma devo ammettere che ne so davvero poco) dopo l'operazione non si riscontrano drammi fatali. Donne diventate uomini o uomini diventate donne acquisirebbero, probabilmente dopo un certo periodo di tempo, la nuova identità, adattando la propria vita ad essa; qualcuno mi dice di vite pressoché normali, qualcuno di vite comunque sofferte e sofferenti; io non so. Quindi uso il condizionale.

In ogni caso questo "adattamento" alla nuova vita nel caso di Nancy, diventata Nathan, non c’è stato. L'insopportabile scissione fra la psiche della donna che si sentiva uomo ed il suo fisico femminile di nascita non è stata risolta dall’adattamento chirurgico del fisico alla psiche.

Non si sa che cosa abbia visto Nathan nel suo nuovo corpo, ma di certo non ha visto la “cura” a quella sua scissione. Ed ha deciso di morire. L’ha potuto fare perché nel suo paese, il Belgio, l’eutanasia è legale, senza tanti distinguo. Il suo medico l’ha accompagnato alla “dolce morte” risolvendo così, drammaticamente e fatalmente, la tragedia di una vita brutalmente storta.

Le accuse alla famiglia che la maltrattava quando era bambina e i turbamenti di quando, adolescente, provava attrazione per le ragazze (cioè per il suo stesso sesso) non si sa quanto spieghino il dramma totale, assoluto, di questa donna. Ma di sicuro, anche se non lo sappiamo comprendere a fondo, i temi che propone alla riflessione sono enormi: la scissione mente/corpo, prima di tutto; poi l’omosessualità evidentemente vissuta in modo lacerante, la decisione di “curarsi” chirurgicamente con il cambio di sesso, la crisi definitiva nel rifiuto di sé, la scelta dell’eutanasia e la morte. E dietro a tutto ciò, la cultura che dice come starebbero le cose.

Troppi temi e tutti troppo profondi per poterne parlare in un semplice articolo di giornale. Ma la prima impressione che ho avuto leggendo la storia di Nancy/Nathan è che l’eutanasia praticata come "soluzione" di un caso di scissione psiche/soma non è accettabile. Non è accettabile che la medicina della mente affermi con sufficienza l’incurabilità totale di un caso manifesto di disagio (?), disturbo (?), malattia (?) psichica. Le sofferenze psichiche possono e devono essere affrontate.

Non accettare il proprio corpo, nelle sue caratteristiche sessuali, pone una problematica di scissione che uno psichiatra deve poter diagnosticare ed eventualmente affrontare. Accettare l’idea di “curare” la scissione intervenendo sul corpo per modificarlo, anziché sulla psiche per modificare quella, senza perciò toccare il corpo, propone prima di ogni altra considerazione il fallimento della psichiatria che ammette implicitamente di non sapere/potere (o forse volere) curare la psiche.

Massimo Fagioli, lo psichiatra di cui ho parlato in altre occasioni, espresse con molta chiarezza questo punto, durante un confronto televisivo nel 2006 - a “Le invasioni barbariche” condotto da Daria Bignardi - con una signora, nato uomo, che si era sottoposta ad un intervento chirurgico per diventare donna.

In quella occasione disse "Il problema da affrontare in questi casi è la scissione (...) tra realtà mentale e realtà fisica (...) esistono delle situazioni nella quali bisogna operare: casi di ermafroditismo, casi di mancato sviluppo dei genitali (...ma) io sono convinto che l'uomo nasca con una fusione tra realtà mentale e realtà fisica, la scissione avviene dopo ed è dovuta a rapporti patologici con gli altri. Quando una persona con questo tipo di problemi va dal medico deve stabilire cosa va curato: se bisogna intervenire sul corpo, come ha fatto lei, o se va curata la mente".

La donna si trovava evidentemente bene nelle sue nuove vesti femminili e sostenne con vigore la scelta fatta e che la scissione si poteva superare operando sul corpo; ma lo psichiatra aveva ragione - e il tragico caso di Nancy/Nathan lo conferma - a dire che era la psiche a dover essere affrontata e modificata per superare la scissione e, con essa, la sofferenza del soggetto. Cosa che è possibile solo se, a priori, si reputa esistente una "fusione" originaria, perduta e da ricercare nel corso della psicoterapia, per eliminare dal soggetto la successiva scissione intervenuta a causa di "rapporti patologici con altri".

Nel caso di Nancy/Nathan si è ripetuta invece, per ben due volte (la prima nell’operazione di cambiamento di sesso e la seconda nella opzione dell’eutanasia) l’affermazione di incurabilità: prima si è affrontata la scissione tra psiche e corpo agendo sul corpo anziché sulla psiche perché, presumibilmente, come in molta psichiatria e psicanalisi contemporanea, c'era l'idea che la scissione è originaria, quindi naturale e per ciò incurabile. Per arrivare in certi casi ad affermare che sarebbe addirittura violenza intervenire per modificare lo stato di natura.

Poi non si è affrontata (o si è affrontata pessimamente) la perdita di ogni speranza, quando Nathan ha drammaticamente capito di non aver affatto risolto il suo problema, che era evidentemente psichico, non fisico. 

Più che vedere un corpo che “non gli piaceva” (che sembra essere la spiegazione banale di un giornalista ben poco riflessivo: se ci si ammazzasse perché il corpo "non piace" sarebbe una strage dopo l'altra) deve essere stato l'aprire gli occhi su questa verità - la scissione era ancora lì a tormentarla - il momento clou che ha portato all'orrore di una situazione senza più vie di scampo, alle “sofferenze psicologiche insopportabili”, come le ha definite poi il medico, che lo hanno portato alla drammatica scelta di morire.

Fine di una storia amara di molti, molti fallimenti culturali; a causa dei quali Nancy è morta. Prima nella psiche e poi anche nel corpo.

 

Foto: Steven Depolo/Flickr

 

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.132) 3 ottobre 2013 10:32

    Ma tu con Nancy/Nathan hai parlato, eri il suo confidente? A leggerti sembri certo delle motivazioni del suo suicidio.


    "Accettare l’idea di “curare” la scissione intervenendo sul corpo per modificarlo, anziché sulla psiche per modificare quella, senza perciò toccare il corpo, propone prima di ogni altra considerazione il fallimento della psichiatria che ammette implicitamente di non sapere/potere (o forse volere) curare la psiche".

    No, è che è deontologicamente scorretto modificare la psiche. Le terapie psicologiche mirano all’accettazione serena da parte del paziente della propria individualità, non la modifica della stessa. E’ in questo senso che si pone l’operazione che consente il cambio di sesso.

    I motivi per cui Nancy/Nathan ha scelto di morire possono essere i più disparati, da altri problemi che si portava dietro (depressione?) ad una sorta di transfobia interiorizzata. In genere chi ha disturbi di identità di genere vive una vita complicata anche per la reazione altrui, il rifiuto e lo scherno che subisce per anni, che contribuiscono a far sentire "sbagliati". Sono cose che non si risolvono con un bisturi, per quanto allineare il corpo alla psiche possa aiutare.
    • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.27) 3 ottobre 2013 10:49

      ...mentre sarebbe deontologicamente corretto intervenire sui genitali per modificarli con il bisturi (con i risultati che si possono immaginare)...

      "E’ deontologicamente scorretto modificare la psiche" è appunto il motivo per cui parlo di fallimento della psichiatria e della psicanalisi. Mentre il professor Fagioli - che è medico psichiatra e psicoterapeuta - sostiene esattamente il contrario.

      Che la vita sia complicata per la reazione altrui è fuori di discussione, ma che il suicidio derivi da una dimensione di non accettazione del nuovo sé corporeo mi sembra lapalissiano; quindi si parla di una problematica di scissione non risolta. O no ?

    • Di (---.---.---.184) 3 ottobre 2013 12:26

      Fagioli ha parlato con Nancy/Nathan? E’ possibile leggere sue considerazioni a riguardo, nel caso abbia valutato il caso in questione? In generale, quali le evidenze scientifiche a favore della sua tesi, ammesso che sia sua tesi?

    • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.27) 3 ottobre 2013 12:35

      <<Fagioli ha parlato con Nancy/Nathan?>> questa domanda è semplicemente risibile. Potrei chiedere a lei la stessa cosa. Di Fagioli ho riportato la trascrizione delle sue parole in un caso di cambiamento chirurgico di sesso.

      <<quali le evidenze scientifiche a favore della sua tesi, ammesso che sia sua tesi?>> Fagioli ha scritto 15 libri. Se è interessato li può leggere.

      Quali le evidenze scientifiche all’idea che le terapie psicologiche debbano mirare "all’accettazione serena da parte del paziente della propria individualità, non la modifica della stessa" ?

    • Di (---.---.---.184) 3 ottobre 2013 12:45

      Riguardo il primo punto, faccio presente che se Fagioli non ha "visitato" Nancy/Nathan, stiamo parlando dell’aria fritta tirandolo in ballo. Non mi risulta che sia deontologicamente accetto valutare ciò che non si è osservato direttamente, può darsi che mi sbagli (sarcasmo).


      Riguardo il secondo punto, non ho chiesto quanti libri ha scritto Fagioli, ma quante pubblicazioni scientifiche confortino dette tesi. Pubblicazioni basate sul peer review e che dimostrino incontrovertibilmente, senza ombra di dubbio, che andrebbe cambiata la psiche e non il corpo.

      Se le leggi e la pratica medica prevedono il cambio di sesso ci sarà un motivo?
    • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.27) 3 ottobre 2013 13:37

      Forse non ci si capisce o, più probabilmente, lei fa finta di non capire.

      Non ho né detto né scritto che Fagioli si sia interessato al caso Nancy; ha qualche disturbo della vista?
      Io - che non sono medico ma che qui tratto giornalisticamente quel caso di cronaca con le mie riflessioni (e anche questo è scritto piuttosto chiaramente nell’incipit) - ho ritenuto che il caso Nancy, essendo un caso di cambiamento chirurgico di sesso, presentasse delle evidenti assonanze con un altro caso, quello della donna presente alla trasmissione di sette anni fa citata, che dibatté con Fagioli su come affrontare la scissione mente/corpo manifestamente presente in questi casi.

      Quindi "aria fritta" è la sua pretesa che non ci si possa riferire alle parole dette in quella occasione dallo psichiatra, aggiungendo delle riflessioni personali sul caso in questione. Che poi vanno anche oltre il caso in questione.

      Lei ha tutte le possibilità - se si fa passare questa voglietta di polemica sterile - di informarsi sulla teoria e sulla prassi di questa scuola psicoterapeutica (sempreché non ne sia già ampiamente informato e che questo sia il vero motivo della polemica).

      In ogni caso, Fagioli sostiene fin dalla prima pubblicazione del 1971 di Istinto di morte e conoscenza - che lei certamente conoscerà - che per una cura della psiche è tassativo ritrovare l’io della nascita, quello che nell’articolo ho descritto come necessità teorica di "ritenere esistente una "fusione" originaria", perduto in successivi rapporti patologici. Quindi che è necessario - indispensabile per una effettiva cura psichiatrica - intervenire per modificare lo stato psichico dell’attualità ammalatasi di una qualche patologia.

      Evidentemente lei è di altra scuola. Che ritiene legittimo ricorrere al bisturi per risolvere casi di scissione psicotica. E vabbé.

      "Se le leggi e la pratica medica prevedono il cambio di sesso ci sarà un motivo?": questo significa che ciò che oggi è ritenuto valido e dimostrato non può essere soggetto a critica ? Sta scherzando, vero ?

    • Di (---.---.---.103) 3 ottobre 2013 13:54

      Non ho né detto né scritto che Fagioli si sia interessato al caso Nancy; ha qualche disturbo della vista?

      Bene, siamo arrivati alla conclusione che Fagioli con questo caso non c’entra niente. Perché lo ha tirato in ballo allora? Io ci leggo benissimo e quando leggo cose che non quadrano mi faccio domande. 

      Riassumendo:

      si parte da una premessa, trattare l’argomento con una certa delicatezza, in quanto trattasi di tragedia umana.

      Si cita un caso di cronaca di cui si sa poco e niente (fatti oggettivi: suicidio assistito di transessuale, punto) e ci si lancia su una serie di supposizioni non confortate da fatti circa le motivazioni del rifiuto alla vita. 

      Da questo caso di cui si conosce poco e niente e di cui si parla per supposizioni, si arriva ad una generalizzazione, tirando in ballo l’opportunità di modificare la psiche e non il corpo (!) di chi soffre di disforia di genere.

      Verrebbe da chiedersi: per fortuna che si voleva trattare l’argomento con delicatezza!

      A quando le terapie riparative?

      I casi di disforia di genere possono presentare caratteristiche simili a psicopatie per le quali si attua una diagnosi differenziale.

      Ammesso che Nathan abbia scelto la morte per i suoi problemi psichiatrici, non è detto che soffrisse di disforia di genere (errore del terapeuta che lo teneva in cura?) o che soffrisse SOLO di disforia di genere. 

      Da qui a lanciarsi in riflessioni sull’opportunità di "modificare" la psiche, come se questo tragico evento fosse generalizzabile (ripeto: evento del quale non sappiamo niente) ce ne corre.

      Citare uno psichiatra per trattare un caso del quale lo stesso non ha neanche parlato è come minimo fuori luogo.

      E continuo a ripeterle: non mi interessano le pubblicazioni di Fagioli, che a quanto pare con il caso in esame non c’entra niente, per sua ammissione.

      In letteratura scientifica c’è qualche evidenza basata sul peer review riguardo la necessità di "modificare" la mente di chi soffre di disforia di genere? Studi attendibili, non controversi, non smentiti da altre pubblicazioni, grazie.

    • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.27) 3 ottobre 2013 14:38

      Bene, siamo arrivati alla conclusione che Fagioli con questo caso non c’entra niente. Perché lo ha tirato in ballo allora?

      No, non siamo "arrivati" a questa conclusione. Siamo "partiti" da questo. Cioè dal fatto che Fagioli parlava di un caso simile in una trasmissione del 2006. Lo scrivo nell’articolo e non è così difficile da capire, è in bell’italiano chiaro e comprensibile.

      L’ho tirato in ballo perché le considerazioni fatte in quella trasmissione si riferivano alla teorizzazione della necessità di agire sulla psiche anziché sul corpo per risolvere la scissione ("il problema da affrontare in questi casi è la scissione (...) tra realtà mentale e realtà fisica...).

      Quindi dal particolare dello specifico caso clinico ad una teorizzazione generale. Ma non l’ho già detto questo ?

      Nella fattispecie del caso Nancy - invece - si parte da un caso di cronaca accaduto all’estero; forse le sembrerà strano ma i giornalisti fanno questo. Il che rende il mestiere del giornalista un po’ diverso da quello del medico (strano dover far notare cose così banali).

      E il caso di cronaca - se ha letto l’articolo a cui rimanda il link - parlava di trattamento persecutorio nella prima infanzia, omosessualità probabilmente non agita, sofferenza psichica, scelta di intervento chirurgico, sofferenza psichica causa del suicidio assistito. Qui va il Punto.

      Questi i fatti riportati dalle notizie di stampa. A questo punto le mie riflessioni che “tirano in ballo” lo psichiatra Fagioli e le sue parole. Non è più che legittimo farlo essendo un caso (personale, con tutte le implicazioni che ciò comporta) che presenta contenuti culturali generali, attinenti alla pratica medica di optare per l’intervento chirurgico, conseguente al fatto che certa scuola psicanalitica ritiene che la “cura della mente” possa essere solo adattamento alla realtà patologica attuale e non trasformazione della stessa ?

      Quindi tirare in ballo “l’opportunità di modificare la psiche e non il corpo di chi soffre di disforia di genere” è conseguente, mi pare, alle frasi di Fagioli (non riferite al caso Nancy, ripeto per gli ipovedenti, ma al caso trattato nella trasmissione). Parole di uno psichiatra di notevole storia ed esperienza. Lo vuole contestare ? Faccia pure. Inoltri una contestazione alla redazione della sua rivista trimestrale "Il sogno della farfalla" pubblicata ininterrottamente da 22 anni. La trova qui http://www.ilsognodellafarfalla.it/

      Ritiene che io abbia sbagliato nel fare una connessione tra quella trasmissione e il caso odierno ? Può darsi, ma a me proprio non pare.

      Le cause della morte di Nancy ? Le “sofferenze psicologiche insopportabili”, parole del suo medico. Indipendenti dalle scelte chirurgiche fatte ? Io non lo credo.

      Lei sì ?

  • Di (---.---.---.104) 3 ottobre 2013 23:26

    Dell’articolo la verità più grande è che mai si dovrebbe aiutare una persona disperata a togliersi la vita. Di tante persone colpite dal male oscuro, molte mettono fine alla propria vita, ma molte altre,anche per mancanza di coraggio continuano, seppure in sofferenza a vivere e forse a sperare. Come avrebbe reagito Nancy se non l’avessero uccisa?

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