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di Attilio Bartolotta lunedì 8 agosto 2011 - 0 commento oknotizie
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Cile: gli studenti chiamano, il manganello risponde

La giornata di giovedì, 4 Agosto, ha segnato uno spartiacque per la giovane democrazia cilena. Le mobilitazioni degli studenti cileni a favore dell’istruzione pubblica sono arrivate ad un livello sconosciuto fino ad ora. Il governo ha richiesto l’intervento delle forze speciali dei “carabineros” per reprimere violentemente le manifestazioni non autorizzate, che si sono svolte a Santiago, Valparaìso e Concepción. Tali manifestazioni erano state convocate in risposta alla proposta avanzata dal Presidente Piñera al movimento studentesco, nel giorno di lunedì 1 agosto, proposta che gli studenti ritengono irricevibile, perché non vi è alcun riferimento alla domanda forte e chiara di istruzione pubblica, gratuita, e di qualità.
 
La capitale, Santiago de Chile, giovedì è stata teatro di due manifestazioni, entrambe non autorizzate: di mattina si sono fatti sentire gli studenti medi, in un corteo che da Piazza Italia voleva attraversare La Alameda, e giungere fino al Palazzo della Moneda, cuore del potere politico; le forze di sicurezza non hanno permesso loro nemmeno di riunirsi, bombardandoli con il famigerato “Guanaco”, un carro blindato che emette un getto potente di acqua mista a lacrimogeno, e con il “Zorrillo”, che lancia bombe lacrimogene. Gli studenti a loro volta rispondevano con lanci di pietre e barricate di fuoco, in un clima di forte violenza, e tensione alle stelle. Uno scenario non dissimile si è sviluppato nel pomeriggio, quando a protestare sono stati gli studenti universitari, appoggiati dai professori. La repressione è giunta al punto di lanciare bombe lacrimogene all’interno di un liceo di Santiago, nel quale alcuni studenti facevano lo sciopero della fame; la stessa forma di lotta è stata adottata in totale da 42 studenti medi in tutto il paese, e per alcuni va avanti ormai da tre settimane.
 
Parallelamente alle manifestazioni dell’Alameda, un gruppo di studenti ha deciso di lanciare un forte attacco mediatico servendosi delle armi del nemico: il Presidente ha dovuto sopportare addirittura un’improvvisa invasione del canale televisivo Chilevision, fino a qualche mese fa proprietà dello stesso Piñera (cedendo a pressioni politiche della Concertacion, Piñera ha tuttavia risolto il conflitto di interessi, vendendo la maggioranza delle azioni dell’impresa televisiva). Gli studenti hanno occupato pacificamente la sede della televisione e senza interrompere le trasmissioni hanno chiesto di poter emettere un comunicato per spiegare le ragioni della protesta. 
 
A Valparaíso dalle 11:30 del mattino i giovani e i professori si sono riuniti a Piazza Sotomayor, e si sono messi in marcia verso il Congresso Nazionale, ma le forze speciali dei carabineros li hanno bloccati immediatamente. Verso le ore 14 si è raggiunto l’apice della tensione, poiché i tafferugli colpivano contemporaneamente cinque diversi punti della città, rendendo il centro sostanzialmente impraticabile. Scontri e lacrimogeni hanno caratterizzato anche la protesta di Concepción, epicentro del terremoto dell’anno scorso. In particolare, le forze dell’ordine sono penetrate fin dentro il campus universitario di Concepción, violando uno spazio che normalmente è loro precluso (a meno che il Rettore non dia la propria autorizzazione), e hanno fatto largo uso di proiettili di gomma contro i manifestanti. Una giornata così violenta in Cile non si vedeva dagli anni ’80. Alla fine si contano 874 persone incarcerate, tra cui moltissimi minorenni.

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