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Ciao Robin Williams: l’attore degli affetti speciali

Se ne è andato Robin Williams e ha scelto di andarsene in un modo atroce: morto, a quanto sembra, per sua volontà, senza ossigeno nei polmoni, consapevole che piano, piano la vita lo stava abbandonando. Sentendo minuto dopo minuto venire meno lucidità e ricordi. Lentamente, in maniera progressiva, paralizzante, ha salutato ciò che era stato, ciò che era e ciò che poteva essere.

Addio Professor Keating, addio Mork, addio Mrs Doubtfire, addio Patch Adams, addio Peter Pan. Un caleidoscopio di personaggi e personalità rappresentate come probabilmente nessuno meglio di lui avrebbe fatto. Caratteri sempre a confine tra risata e tragedia, tra speranza e rassegnazione. Tutti caratterizzati però da una scintilla di creatività che li rendeva speciali ed in grado di restare per sempre nei cuori di chi quei film li ha visti e rivisti.

Ma in quella casa di Tiburon in California ad andarsene non sono stati quei personaggi. E’ stato un uomo. E’ stato Robin, il marito ed il papà, che forse si è sentito incapace di andare avanti o forse ha voluto semplicemente vedere cosa succedeva alla sua storia cambiando il finale che tutti si aspettavano: la classica star di Hollywood che con abiti buoni e capelli bianchi omaggiato da una standing ovation beatamente riceve il premio alla carriera durante la premiazione degli Oscar.

C’è chi dice che è stato l’alcol a toglierli la voglia di vivere, chi invece parla di depressione: quello che è certo è che, nonostante questo disagio, nella sua vita è stato capace attraverso il cinema di mettere a servizio della gente il suo talento. In maniera generosa e totale. Quando il genio incontra uno strumento in grado di amplificarlo come la “cinepresa”, succede qualcosa che è davvero rara: la finzione può diventare realtà e non per gli effetti speciali utilizzati ma per gli affetti speciali che ognuno di noi collega a quelle immagini e a quelle parole.

 

Personalmente per me Robin Williams sarà sempre il Professore Keating, quello che non ho mai incontrato ma quello che mi avrebbe fatto piacere conoscere, per stracciare insieme a lui le pagine dotte ma poco vissute dei libri di scuola e per sostituirle con quella sensazione profonda di comprensione della vita, delle sue emozioni e del suo mistero.

Oggi egoisticamente ci rammarichiamo di avere perso un grande attore, chissà invece se lui sarà finalmente soddisfatto della scelta presa? Oppure magari vorrà ancora mettersi alla prova facendo con entusiasmo, dedizione e passione quello che faceva in questo mondo? Perché in fondo per qualcuno la vita è uno scherzo, ma a volte può esserlo anche la morte: chi vedendo un film non avrebbe riso ad un finale che prevedeva la morte del protagonista per mancanza di fiato, in una villa che si chiama come un ballo di gruppo e proprio all’indomani della notte di San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti?

“Lo so che giunti al termine di questa nostra vita tutti noi ci ritroviamo a ricordare i bei momenti e dimenticare quelli meno belli, e ci ritroviamo a pensare al futuro. Cominciamo a preoccuparci e pensare: "Io che cosa farò? chissà dove sarò da qui a dieci anni?" Però io vi dico: "Ecco guardate me!" Vi prego, non preoccupatevi tanto, perché a nessuno di noi è dato soggiornare tanto su questa terra. La vita ci sfugge via e se per caso sarete depressi, alzate lo sguardo al cielo d'estate con le stelle sparpagliate nella notte vellutata, quando una stella cadente sfreccerà nell'oscurità della notte col suo bagliore, esprimete un desiderio e pensate a me. Fate che la vostra vita sia spettacolare.”

Jack Charles Powell (Robin Williams) dal film Jack di Francis Ford Coppola
 

 

Sara Pulvirenti

 
Questo articolo è stato pubblicato qui

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