Chiara
Piacere!Mi chiamo Chiara Lucarini, sono nata a Roma il 4/12/1978 e visto che inizio ad avere una certa età sono sposata.
Sono una psicologa con indirizzo sviluppo ed educazione, mi sono laureata alla Sapienza di Roma con una tesi in antropologia culturale dal titolo "Le camerette dei giovani marocchini".Poi capirete il perchè di questo titolo ed il perchè di questo argomento così originale.
Ho vissuto fin da piccola a contatto con il mondo del volontariato inizialmente parrocchiale, in una delle tante parrocchie di Roma Nord.Vengo da una famiglia medio borghese, i miei genitori sono stati i tipici funzionari di amministrazioni pubbliche, mio padre geometra e mia madre impiegata al Ministero Affari Esteri.
Ho svolto volontariato da quando avevo 15 anni con i bambini disabili del mio quartiere, a 17 anni sono partita con i Padri Missionari della mia parrocchia per andare a lavorare in una missione di suore sperdute in un villaggio vicino Pretoria Nord, in Sud Africa. Dopo questa fase della mia vita rivolta soprattutto agli altri ho evidentemente sentito il bisogno di vivere un'adolescenza turbolenta e progressista che mi ha permesso, però, di diventare una donna indipendente ed emancipata, soprattutto riguardo la formazione delle mie idee libere da preconcetti, false ideologie, bigottismi o sovrastrutture mentali, rimanendo comunque radicati in me saldi valori cristiani. Evidentemente tutti questi stati emozionali erano difficile da gestire alla giovane età di 18 anni e per questo credo che il mio inconscio mi abbia indicato la strada della psicologia, e così come accade a molti psicologi, ho dedicato i miei studi accademici alla psicologia con indirizzo sviluppo ed educazione, laureandomi alla Sapienza di Roma, mia città natale e dove ho vissuto fino ai 25 anni.
L'ultimo anno di università, però, avendo mia madre deciso di partire per l'estero con il suo lavoro,ha spinto anche me ad uscire dall'Italia innanzitutto con il programma Erasmus nella città di Nizza dove mia madre ha vissuto per cinque anni lavorando al consolato italiano e dove io ho trascorso nei periodi di vacanza tutti gli anni della mia carriera universitaria. L'ultimo anno poi avendo preso la borsa di studio Erasmus, l'ho terminato all'Università Sophia Antipolis di Nizza vivendo per sei mesi a casa con mia madre e per altri sei alla residenza universitaria. In questo periodo si concentrano gli anni del mio cambiamento. Mia madre decide di fare una nuova esperienza lavorativa prima di rientrare definitivamente da pensionata in Italia e le viene assegnata come sede Rabat, la capitale del Marocco. A questo punto anche questa volta non mi faccio sfuggire l'occasione ed improvvisandomi antropologa decido di preparare lì la mia tesi di laurea. Tesi specialistica di un anno il cui titolo sarà "le camerette dei giovani marocchini" . Uno studio antropologico con basi di architettura occidentale e magrebina, studiando le diverse tipologie di abitazioni esistenti in Marocco ma soprattutto gli oggetti interni presenti e non nelle camere della rappresentanza giovanile marocchina. Analizzando le differenze tra le camere da letto dei giovani marocchini ed i giovani occidentali, italiani e non.
Dopo questo anno di studi e di ricerca vivendo ovviamente con mia madre, in prospettiva dell'anno di tirocinio che avrei dovuto compiere dopo la tesi, mi sono interessata al mondo della cooperazione internazionale. Mondo che non mi era poi così estraneo, visto gli studi e visti i tanti anni di esperienza nel volontariato fin dalla mia giovane età nella mia parrocchia romana.A questo punto dopo la laurea mi sono nuovamente trasferita a Rabat, dove ho trascorso un nuovo anno della mia vita svolgendo questa volta il tirocinio per una ONG italiana l'OVCI-LA Nostra Famiglia in cooperazione con l'ONG AiBi Amici dei Bambini e con un partner locale marocchino, su un progetto finanziato dalla comunità europea per prevenzione dell'abbandono dei bambini disabili nelle famiglie più povere marocchine. Il tirocinio l'ho svolto vivendo giorno dopo giorno accanto al personale marocchino, i capi progetto erano due ragazze italiane, e con le quali ho vissuto uno dei periodi più belli ed arricchenti della mia vita. Le mie giornate erano quotidianamente immerse con il personale marocchino girando anche nei quartieri più poveri della città per lavorare con le famiglie ed i loro magnifici bambini. L'esperienza del tirocinio è proseguita anche per un breve periodo successivo con una piccola collaborazione per l'AiBi lavorando sulle adozioni a distanza girando per gli orfanotrofi del Marocco.Al termine del mio secondo anno e mezzo in Marocco la mia vita non era più la stessa di prima ed io ero ora finalmente serena e cosciente di ciò che avrei voluto essere.
Al ritorno in Italia l'integrazione non è stata facile anzi, spesso ancora oggi io e mio marito, conosciuto in Marocco dove anche lui lavorava, ci chiediamo perchè abbiamo deciso di tornare. Lui viveva e lavorava a Milano io a Roma e le realtà erano diverse ma non poi così tanto da farci sperare in bei periodi di prosperità nella nostra Nazione. Eppure abbiamo scelto di tornare e restare per amore del nostro Paese.
Io a Roma ho tentato di entrare nel mondo del volontariato di "lusso" che comunque pensavo potesse aiutarmi a crescere e a fare esperienze importanti, ma non è stato proprio in questi termini l'impatto con la realtà italiana e romana in particolar modo. Ho svolto la volontaria per la Croce Rossa Italiana per circa un anno, all'interno di una delle sezioni più atipiche nel mondo del volontariato e poco, a mio avviso, rispettose dei valori della CRI e cioè la sezione femminile della città di Roma, dove vi sono iscritte tutte donne di non più giovane età e dove, fatte eccezione per alcune donne meravigliose come le volontarie che lavorano negli ospedali con discrezione ed umiltà, mettendosi a disposizione dei malati in modo egregio o chi di lavora con i senza tetto ed i vagabondi delle nostre città, ormai quasi tutti extracomunitari, molte altre si trovano lì più per occupare posti di potere che per il fine ultimo della missione che si prefigge il mondo della CRI. Fine che andrebbe invece valorizzato per altre sezioni, come i pionieri od i volontari delle ambulanze che svolgono lavori umili e nascosti dai media, che non si interessano mai a loro ma che invece dovrebbero essere il cuore del nostro paese. C'è una quantità di cittadini italiani che andrebbe premiata per valore e per il tempo che dedicano al prossimo senza chiedere mai nulla in cambio.
Terminata comunque anche questa esperienza che però mi ha permesso di svolgere alcuni importanti corsi di formazione, ho iniziato a cercare lavoro ed ovviamente non l'ho trovato. Nel frattempo ho avuto l’opportunità di conoscere e di far parte, di un gruppo di psicologhe che lavoravano, sempre come volontarie, all’interno del Policlinico Umberto I di Roma nel reparto di oncologia pediatrica e con alcune di loro siamo partite per una quindicina di giorni per un villaggio molto piccolo al nord dell’Albania per un mini progetto pilota da vivere con i ragazzi albanesi. Tutte queste esperienze hanno arricchito di molto il mio curriculum ma non la raccomandazione per trovare lavoro in una città come Roma, dove se non sei raccomandato le porte di quasi tutti i lavori sono chiuse in modo ermetico. Così ho lavorato per alcuni mesi in un asilo privato come educatrice, ma in nero, e anche lì il rapporto è finito male. Poi mi si è prospettata l'opportunità di tornare in Marocco questa volta per una sostituzione maternità come capo progetto. Sempre con la mia ONG sono ripartita per circa quattro mesi e sono rimasta questa volta completamente sola a Rabat, sola eccetto i mie amici marocchini, con cui ho lavorato a stretto contatto lavorando nella stessa casa in cui io abitavo e vivendo anche questa volta un'esperienza profonda umanamente e professionalmente, anche se molto più sofferta visto il mio stato di completa solitudine dai miei familiari, o amici italiani.
Al ritorno sono rientrata questa volta per traferirmi definitivamente a Milano dove vivo ancora oggi. A Milano ho trovato lavoro come insegnante di sostegno in una scuola materna privata, per due anni ho lavorato con un rapporto di collaborazione poi ho avuto il mio contratto a tempo determinato ed ero finalmente pronta ad averne uno a tempo indeterminato se non fosse che...mi sono sposata e sono rimasta incinta. Il contratto è scaduto e non mi è stato rinnovato, ma questo mi permette, ad oggi, di aver tempo per scrivere. E finalmente siamo giunti alla fine della mia storia!