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Che cosa sta succedendo in Mali?

L’Unchr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ha emesso una nota in cui esprime la propria “seria” preoccupazione per il deteriorarsi della situazione politica e delle condizioni di sicurezza in Mali.

In questa nota si sostiene che “Il nord del paese sta diventando sempre più pericoloso per il proliferare di gruppi armati. I rifugiati che si riversano nei paesi limitrofi riferiscono della presenza di miliziani armati e di unità istituite dalle comunità locali per la propria difesa.

A causa dell’insicurezza e dell’instabilità politica che ha fatto seguito al colpo di stato militare del 22 marzo in Mali, negli ultimi 5 giorni oltre 2.000 persone sono fuggite in Burkina Faso e Mauritania”.

Prosegue l’Unchr: “Nell’ultima settimana i rifugiati maliani si sono riversati nei due paesi alla media di 400 al giorno. In maggioranza raccontano agli operatori Unhcr di essere fuggiti per il timore di rapinatori armati e che il nord fosse sconvolto da ulteriori combattimenti. Per alcuni alla base della fuga vi è la scarsità di cibo”.

Ma, a parte gli aspetti umanitari, qual è la situazione del Mali?

Il 22 marzo scorso un gruppo di militari ribelli, guidato dal capitano Amadou Sanogo, ha preso il potere con un colpo di stato, rovesciando il presidente legittimo Amadou Toumani Touré.

In seguito al colpo di stato vi è stata una vera e propria insurrezione della minoranza Tuareg. E il capitano Sanogo, il leader dei militari ribelli, come riferisce un comunicato dell’Agi, ha lanciato un appello per ottenere appoggio dall’estero e fermare l’insurrezione.

Secondo Sanogo, continua il comunicato dell’Agi, al nord la situazione è infatti ormai “critica”, e “il nostro Esercito ha bisogno dell’aiuto degli amici del Mali per salvare la popolazione civile e l’integrità territoriale della Nazione”, in quanto “i ribelli continuano ad attaccare il nostro Paese e a terrorizzare la nostra gente”, ha avvertito durante una conferenza stampa a Bamako.

La richiesta di sostegno straniero ha fatto seguito di poche ore alla capitolazione di Kidali, nodo strategico situato in piena fascia sub-sahariana, oltre1.600 chilometri a nord-est della capitale, non lontano dalla frontiera con l’Algeria.

Gli insorti, favoriti dal caos scatenato dal golpe dentro i confini maliani, l’hanno infatti espugnata, conquistandone i due avamposti militari. Nel caso specifico non si tratterebbe però di guerriglieri dell’Mnla, il Movimento Nazionale perla Liberazione dell’Azawad, bensì di miliziani di “Ansar al-Eddine”, una frangia ultra-radicale vicina all’organizzazione di ‘al-Qaeda’ nel Maghreb Islamico.

“Azawad” e’ la denominazione con la quale i Tuareg indicano la loro madrepatria, comprendente il triangolo settentrionale del Mali ma anche, almeno in teoria, lembi di Niger, Algeria e pure del Burkina Faso.

Qual è la posizione dei Tuareg? Può essere utile, a tale proposito, considerare i contenuti di un’intervista rilasciata all’emittente pubblica belga Vrt, durante il loro tour in Europa, dal gruppo di musicisti tuareg Tinariwen, così come riportati da “Africa’s a country”.

Nell’intervista si afferma tra l’altro

“Il nostro popolo sta morendo a causa dei bombardamenti da parte dell’esercito nazionale. Sono dei nomadi. Non ribelli. Persone che non hanno nulla a che fare con la guerra. Loro non fanno la guerra”.

Si sostiene inoltre che i tuareg vogliono l’indipendenza. Questa non è una novità. L’abbiamo voluta da quando sono andati via i francesi. Da trent’anni abbiamo grossi problemi: mancano ospedali, scuole.

Non ci sentiamo veri maliani. Viviamo sotto la stessa bandiera, ma non ci consideriamo tali. Il colpo di Stato serve perché la gente inizierà a dare attenzione al Paese. Inizieranno a preoccuparsi del Mali e vedere cosa succede lì. La gente inizierà a capire la realtà del Mali.

Molti sapevano già cosa stava succedendo, ma hanno chiuso un occhio. Da Timbuktu a Gao, al confine tra Niger e Algeria. quello è il nostro Paese, è il nostro territorio, lì è dove vivono le nostre famiglie. Ci appartiene. Non stiamo colonizzando nulla, noi stessi siamo stati colonizzati”.

Riguardo l’eventuale legame tra la Libia di Gheddafi, Al-Qaeda e i tuareg, aggiungono: “Non siamo dei banditi. Non siamo terroristi. Siamo un popolo che rivendica i propri diritti. Per oltre 50 anni i nostri diritti sono stati ignorati dallo stato del Mali.

La nostra gente, che in questo momento si sta battendo per i propri diritti, non ha nulla a che fare con Al Qaeda. È vero che alcuni di loro sono tornati dalla Libia, ma hanno fatto semplicemente ritorno a casa propria. Sono nati nella nostra regione, per poi andar via e ora infine ritornare”.

La situazione in Mali sembra molto complessa e anche difficile da interpretare. E’ certo però che gli interessi e le esigenze della popolazione dovrebbero venire prima di tutto. La nota dell’Unchr pertanto deve assolutamente essere presa nella giusta considerazione da parte delle istituzioni internazionali, in primo luogo dagli organi più importanti dell’Onu, e dagli stessi governi dei paesi più influenti nel mondo. La popolazione del Mali non può essere lasciata a se stessa e non credo che siano sufficienti gli aiuti umanitari, seppur necessari.

 

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