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Bruxelles. La Romania blocca l’apertura all’Ue ai balcani e l’Olanda pone il veto per Schengen

Molte le motivazioni poste da Bucarest al veto ma a tutti sembra palese che la mossa dei politici romeni sia una ritorsione per il No all' ingresso nello spazio Schengen.

A sorpresa, nelle ore immediatamente precedenti all'inizio, sotto la presidenza di turno danese, del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea, la Romania ha manifestato l'intenzione di porre il veto alla stipula dell'Accordo di Associazione dell'Europa a ventisette con la Serbia dopo che nei giorni scorsi questo era stato dato come già siglato dal Ministro degli Esteri francese Alain Juppè, rappresentante di un paese da sempre mentore di Belgrado.

Il Presidente della Romania Traian Basescu, la Romania è una repubblica semi-presidenziale, ha dichiarato alla stampa del paese carpatico di non poter assentire alla stipulazione dell'accordo giacchè la Serbia, o per meglio dire il suo governo, tuttora conculca i diritti della minoranza valacco-rumena presenti entro i confini del Paese che per decenni ha rappresentato il nerbo dell'ex Jugoslavia. Il Presidente serbo Boris Tadic ed il suo Ministro degli Esteri Jeremic, invece, giurano che la Serbia mai accetterà condizioni aggiuntive al suo cammino verso l'Unione europea dopo che la scorsa settimana aveva finalmentre riconosciuto, praticamente, l'autonomia della sua ex provincia meridionale del Kosovo stringendo con Pristina un importante accordo.

Per Jeremic i valacchi che abitano nel Banato serbo, cioè nei paesini che sorgono lungo la strada che collega la romena Timisoara con Belgrado, sono da considerarsi serbi a tutti gli effetti. Basescu, poi, spalleggiato dal neo- premier Ungureanu e dal Ministro degli esteri Cristian Diaconescu accusano Belgrado di aver riconosciuto, con gli accordi della fine di Febbraio, di fatto l'indipendenza unilaterale di Pristina, assentendo così ad un pericoloso precedente per l'Europa intera.

In pratica Bucarest teme che il precedente del Kosovo possa rimgalluzzire i movimenti separatisti filo-ungheresi che allignano sugli altipiani della Transilvania centrale nei distretti del Mures, di Harghita e di Covasna, e che, incoraggiati dal nuovo corso nazionalista di Budapest, sognano la riunificazione della storica regione compresa nell'arco dei Carpazi all'Ungheria. In realtà, però, le motivazioni addotte dalla Romania, che vorrebbe così bloccare per un po' di tempo l'allargamento dell'Unione europea ai Balcani appaiono facilmente aggirabili ed un po' risibili.

A proposito a Bucarest, addirittura, si vocifera di un clamoroso accordo tra i partiti al fine di bocciare la Legge Comunitaria che prevede l'ingresso nell'Europa Unita a metà 2013 della Croazia. Forse, però, si tratta solamente di mosse tattiche mascherate al fine di vendicarsi del veto olandese, Regno guidato da un governo minoritario sostenuto esizialmente in Parlamento dagli xenofobi del leader di estrema destra Geert Wilders, di origine indonesiana ed islamica, che individuano la Romania con una vera e propria Zingaria, all'ingresso di Bucarest nello spazio Schengen.

Il mese scorso il Ministro Diaconescu aveva espresso il desiderio di recarsi personalmente ad Amsterdam per cercare di sbloccare la situazione ma sinora nulla si è mosso. "Perché a croati, serbi, ed in prospettiva ad albanesi, macedoni e bosniaci, i Paesi dell'Unione europea permettono molte cose mentre nei nostri confronti esprimono solamente veti e chiusure?" si chiedono oggi i romeni.

L'Olanda dal canto suo ribatte che l'ingresso di Bucarest nello spazio Schengen pregiudicherebbe la sicurezza pubblica della ricca Europa occidentale giacché la proverbiale corruzione dei doganieri romeni farebbe entrare nel loro paese i mafiosi di mezzo mondo. In realtà Bucarest qualche sforzo nel combattere la corruzione della Pubblica Amministarzione lo sta facendo ed ha ottemperato a tutte le condizioni richiestele per entrare nello spazio Schengen. D'altronde, poi, ci si chiede come possa considerarsi Amsterdam più sicura ad affidare il controllo dei confini europei ai doganieri ungheresi, che spesso amano intascarsi tangenti considerata la situazione di progressivo impoverimento del Paese magiaro.

Recenti indagini giornalistiche, poi, hanno dimostrato che i nuovi flussi di clandestini diretti verso Italia, Francia, Germania e Benelux transitano da Macedonia, Serbia ed Ungheria proprio perché i trafficanti, in genere mafiosi turchi e kosovaro-albanesi, temono i nuovi rigorosi controlli romeni.

 

 


 


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