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Blu e il muro censurato dal comune di Roma

Un'opera realizzata su richiesta di un'associazione di quartiere ha scatenato una polemica, a pochi mesi da un'altra inziativa (questa patrocinata dal Comune) che promuoveva la street art nel quartiere. La motiviazione ufficiale è la violazione del codice penale, articolo 342, "Oltraggio a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario". 

Questo articolo, scritto il 18 settembre, è stato aggiornato il 19 integrando informazioni del comunicato inviatoci dal "progetto San Basilio". La versione integrale del loro testo la trovate qui

Sui muri del Quartiere San Basilio a Roma c'è un muro di Blu – lo street artist italiano più famoso e apprezzato al mondo – che ricorda la morte di un ragazzo avvenuta 40 anni fa. 

Il murale in via Recanati, mostrava – mostra, in parte ancora – un enorme San Basilio che spezza lucchetti con le mani, mentre con i piedi abbatte le barricate del quartiere. Da un lato ci sono i poliziotti in tenuta antisommossa, che si trasformano in maiali e pecore, dall’altra parte il quartiere che resiste. Sulla tunica di San Basilio la scritta “San Basilio 1974-2014, a Fabrizio Ceruso”.

 

Fabrizio Ceruso è stato ucciso dalla polizia durante una manifestazione di lotta per la casa nel 1974 e la sua figura fa parte della memoria collettiva di San Basilio. Il murale è parte del "Progetto San Basilio, Storie di Roma", che è un lavoro documentario di ricostruzione della memoria storica della zona: un'iniziativa autogestita e autofinanziata, tenuta da persone che vivono nel quartiere. 

Dal sito di Blu

Roma 8 Settembre 1974 - Polizia e carabinieri tentano di sgomberare alcune case occupate da 150 famiglie nel quartiere di San Basilio. In via Fiuminata sparano colpi di pistola contro i manifestanti, Fabrizio Ceruso, 19 anni viene colpito al petto e muore.

Roma 8 Settembre 2014 - 40 anni dopo, per ricordare la morte di Fabrizio Ceruso e riscoprire la memoria storica e l’attualità di quelle lotte, nel quartiere popolare di San Basilio vengono organizzate una serie di iniziative nell’ambito del PROGETTO SAN BASILIO, tra cui, la realizzazione di un dipinto murale.

I giornali (qui, per esempio) usano il refrain secondo il quale, «se è giusto ricordare Ceruso, "non lo è farlo con un dipinto del genere"». Si tratta della frase finale di una citazione di Alessandro D’Orazi, cantautore romano, raccolta dal Corriere della Sera, edizione romana (che tra le altre cose attribuisce erroneamente l'opera di Blu al progetto "SanBa"): 

«Girando e parlando con molte persone ho saputo che c’è chi non tollera questa opera. Chi è pronto a manifestare per chiederne la rimozione o una modifica significativa. (…) A distanza di pochi mesi dal progetto `SanBa´, studiato e approvato per la riqualifica del nostro territorio (che ha visto protagoniste le scuole i bambini e molte realtà sociali buone di San Basilio), questo murales entra a gamba tesa e spiazza noi tutti, compreso chi ha nel cuore anche il lato religioso e morale del quartiere». «Quello di Ceruso è stato un episodio per San Basilio molto cruento - conclude -, che non deve essere dimenticato, ma a mio avviso neanche ricordato in questo modo».

Sarebbe interessante capire con quante persone ha parlato Alessandro D'Orazi, (autore di un pezzo per "SanBa") e chi sono, oppure basterebbe citare qualche voce in più. Non ho trovato, comunque, altre testimonianze sul web.

Si parla poi del muro di Blu come di qualcosa «sorto quasi di nascosto»: altra cosa non vera. Il lavoro del Progetto San Basilio è iniziato mesi fa, con diversi eventi ed attività nel rione, tra cui una commemorazione di Ceruso. Gli organizzatori del "Progetto San Basilio" fanno sapere, nel comunicato che ha seguito gli eventi, che i lavori per dipingere il muro sono iniziati l'8 settembre, dopo la commemorazione alla lapide di Caruso: «Il 13 settembre il murales viene completato e si svolge la giornata in piazza a Largo Arquata del Tronto con sport popolare, banchetti, concerti». 

L'opposizione ha chiesto al Sindaco la rimozione immediata del muro (sempre dal Corriere): «Chiedo al sindaco Marino di far cancellare al più presto quel murales - dice Gianni Sammarco, deputato e coordinatore di Roma di Nuovo centrodestra. Messaggi del genere non fanno altro che contribuire a diffondere un ingiustificato e pretestuoso clima ostile alle forze dell’ordine, aumentando il rischio di atti di violenza. Gli operatori di Polizia non meritano questo ulteriore dileggio».

Fatto sta che dopo il sindaco Marino è intervenuto direttamente a difesa dell’immagine delle forze dell’ordine, ricordando che si tratta, udite udite, di una violazione del codice penale: 

«Il Campidoglio, in questi mesi, ha promosso e valorizzato la street art riconoscendo a questa forma di espressione artistica un alto valore culturale e sociale. Il murales realizzato nel quartiere San Basilio, però, rappresenta una violazione del codice penale (art. 342) in quanto contiene messaggi offensivi nei riguardi delle forze dell’ordine. Per questo motivo si è deciso di procedere alla sua rimozione». 

Per Paolo Masini, assessore ai Lavori Pubblici, l'opera di Blu è «offensiva e denigratoria» al contrario, invece, del lavoro partecipato realizzato da "SanBa", l'evento di cui parla anche D'Orazi (che è stato patrocinato dal comune).

"SanBa” è un’iniziativa di riqualificazione urbana che ha invitato nel quartiere artisti italiani e stranieri, tra cui Liqen e Agostino Iacurc, per fare atelier e attività con gli abitanti e, in larga parte, con le scuole. Racconta Repubblica che, dopo diverse riunioni di quartiere con gli abitanti, il tema dei muri è stato concordato con gli artisti. 

Martedì notte, intorno alle 23, con grande solerzia, il muro di Blu viene corretto: ora la parte con i poliziotti è ricoperta di bianco. Da quel momento, «ogni singolo spostamento nei pressi del murales viene immediatamente rilevato e impedito dalle forze dell’ordine, neanche fosse una zona militare».

Sul sito di Blu si possono trovare le foto del making of del muro e un (breve) commento alla vicenda:

«…quindi, il compitino di oggi è questo: come raccontare la storia di Fabrizio Ceruso e della battaglia di San Basilio in modo “politicamente corretto”? potete inviare le vostre idee al seguente indirizzo: sindaco@comune.roma.it

(non sono graditi: misticismi, miracoli, suini, ovini e possibili riferimenti Orwelliani)»

«il muro è stato completato, qualcuno ha gridato allo scandalo, le istituzioni si sono indignate, i giornali hanno scritto, i politici si sono espressi, i censori sono intervenuti»

Per capire meglio cosa è successo comunque, è anche possibile ascoltare un'intervista realizzata da Radio Onda Rossa ad Alessandro, del progetto San Basilio. L'intevista è di ieri (17 settembre, ndr). 

San Basilio è un quartiere “difficile”: dispersione scolastica, carenza di servizi, spaccio. E, come nota Alessandro nell'intervista, è impressionante la solerzia della città nell'intervenire per risolvere questo "grave" problema di ordine pubblico. 

E il problema è, nei fatti, più profondo che la questione della rappresentazione delle forze dell'ordine.

Riporto un lungo stralcio del comunicato, che chiarisce le ragioni di chi ha lavorato, con Blu, al progetto. 

«Parlare di legalità e illegalità di un murales piuttosto che di un altro appare alquanto contraddittorio, specialmente in un quartiere come San Basilio. Come se solo il Comune e i suoi pennelli di fiducia conoscessero le esigenze del territorio e fossero i monopolisti di una presunta "riqualificazione urbana" volta essenzialmente a rendere un quartiere popolare il prossimo terreno speculativo per i palazzinari di turno. Una nuova veste per la borgata, fino a poco tempo fa denigrata da tutti come il paradiso della criminalità e oggi invece al centro delle attenzioni di architetti e ingegneri da ogni parte del mondo, non certo per salvaguardarne il tessuto popolare. La sdegno creato dal dipinto nell’intera amministrazione comunale e la rapidità con cui si è palesato sono sorprendenti, almeno quanto la passività degli stessi governanti quando si evidenzia che il quartiere ha il più alto tasso di dispersione scolastica della città, che innumerevoli famiglie sono a rischio sfratto, che la disoccupazione dilaga, i servizi sono carenti e gli spazi di socialità praticamente assenti. Le istituzioni da queste parti si fanno vedere solo per reprimere o per curare i propri interessi, quarant’anni fa come oggi.

(...) A quarant’anni di distanza, le lotte per l’abitare sono tutt’altro che sopite e il bisogno di un tetto continua ad essere forte, nonostante l’unica risposta della controparte continui ad essere costituita da sgomberi, sfratti, pignoramenti. Oggi come ieri, la legalità continua ad essere molto lontana dalla giustizia sociale e dai bisogni della gente, sbandierata solo a misura e comodo di chi detiene le fila del potere. (...)

In questo contesto si inserisce il murales di Blu, il quale ha reinterpretato a suo modo la complessa storia del quartiere e dei suoi abitanti. Il dipinto ha preso forma nell’arco dell’intera settimana dall’8 al 13 settembre, alla luce del sole, con grande partecipazione della gente di San Basilio che ha costantemente assistito e contribuito alla realizzazione del Santo del quartiere, protettore degli occupanti di case nella tradizione popolare. Senza sotterfugi, senza finanziamenti, senza scavalcare la volontà del quartiere ma, anzi, considerandola come unica legittimazione.

L’operazione di terrorismo mediatico posta in essere nei giorni successivi lascia perplessi. E’ grottesco l’accanimento e la interminabile serie di falsità con cui ci si è scagliati contro il dono di un artista ad un quartiere per ricordare l’uccisione di un ragazzo 19enne per mano della polizia, pezzo di storia di San Basilio e di tutta la città. E ancor più grottesca è la parziale censura fatta sul dipinto con una sorta di operazione paramilitare notturna in fretta e furia: dunque non si stanno contestando la mancata autorizzazione del dipinto, la blasfemia del soggetto, la contrarietà del quartiere, bensì si procede ad una modifica-lampo perché, in sostanza, la raffigurazione dei poliziotti fatta dall’autore non va bene. Una sorta di iconoclastia dei giorni nostri, in cui, lungi da una benché minima contestualizzazione, qualsiasi tipo di avversità, anche indiretta, nei confronti del potere costituito viene interpretata come un attacco al cuore dello stesso.

Senza contare la libertà d’espressione, la censura di un artista di fama mondiale, l’opinabilità di giudizio su un’opera d’arte satirica, ma questa è un’altra storia; solo ci chiediamo, insieme a Blu, come raccontare dunque la storia di Fabrizio Ceruso e della battaglia di San Basilio in modo "politicamente corretto"?». 

Ps: A Blu era già capitato di essere censurato.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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