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 Home page > Tribuna Libera > Bamboccioni per forza

Bamboccioni per forza

Il precariato non dipende dalle fluttuazioni del mercato del lavoro, dalla crisi economica o dai contratti atipici.

La boutade di Brunetta richiama inevitabilmente un'altra celebre sparata su precari e simili. Mi riferisco a quella del Ministro di segno politico opposto, Padoa Schioppa, che affibbiò il celebre appellativo di "bamboccioni" ai trentenni ancora in casa da mammà.

La cosa mi coinvolse in prima linea, in quanto, all'epoca, ero un pasciuto piucchetrentenne abitante a carico.

Premetto che oggi vivo da solo, economicamente potrei dichiararmi indipendente (anche perché non ho il mutuo né l'affitto da pagare, e per questo mi dichiaro fortunato): con il mio lavoro, pur precario, posso permettermi le spese di gestione della casa, il cellulare, la colf e i giocattolini tecnologici. Ma sono un bamboccione forzato.

Perché la mamma, abituata da decenni al suo ruolo, non molla la presa. E' la mamma e vuole restare tale. Un osso duro.


Mezzogiorno di un giorno qualunque. Apro il frigo: è occupato da un rattrappito petto di pollo che mi chiede di essere misericordioso e di porre fine alle sue sofferenze. In quel momento preciso (ai limiti della telepatia) arriva la telefonata che propone fumanti spaghetti al ragù, praticamente da scolare a minuti. Cedo subito.

Frigo vuotoAltro giorno: il bidone della roba sporca pullula di calzini, magliette e camicie che ormai vivono di vita propria. Driiin. "Portami la roba che te la lavo e stiro". Io abbozzo una timida difesa "Ma no, non preoccuparti, dai ci penso io".

Il tentativo è palesemente debole, sterile. E come potrebbe essere diversamente? Davanti a me il reparto della roba asciutta ma non stirata mi supplica di approfittare dell'occasione, dato che ha raggiunto i limiti di capienza. Cedo nuovamente.

Stamattina. Driin. "Quando sei libero? Che vengo a lavarti le tende e il balcone". Ah, perchè? Le tende si devono lavare? E il balcone non lo lava la pioggia? Non provo nemmeno a difendermi.

So per certo che la mia situazione è tutt'altro che un caso isolato. Madri come la mia sono diffusissime, tenacissime, indefesse. Non mollano la presa per nulla al mondo. Indifferenti a qualunque considerazione di opportunità economica, politica, sociale, lottano contro i figli maschi quasi quarantenni per mantenere il diritto di nutrirli e di lavar loro i vestiti. Effettuano controlli a campione per assicurarsi che i figli siano muniti di felpina nelle tiepide ma inaffidabili serate di luglio e che abbiano l'ombrello qualora fosse prevista pioggia.

L'unica soluzione, per l'emancipazione del figlio maschio, è il matrimonio. Ossia un passaggio volontario dalla padella alla brace.

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