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Barack Obama: un esempio per l’Italia?

Il Presidente americano affronta la grave crisi economica

Durante la Presidenza Bush sono stati introdotti nel sistema tributario americano alcuni sgravi fiscali a favore dei contribuenti. La recente svolta impressa dal nuovo Presidente Barack Obama ha imposto uno stop a tali sgravi, e, nella nuova finanziaria annunciata in questi giorni, si delinea anche un aumento delle tasse per i ricchi, tramite aliquote più elevate sui redditi superiori ai 200 mila dollari, al fine di finanziare l’enorme dilatazione della spesa pubblica.

Obama ha poi lanciato la sua sfida per combattere la crescente crisi economica che attanaglia gli Stati Uniti. La rivoluzione dell’energia, che costerà cara ai produttori di gas, l’estensione della sanità per tutti gli americani e la radicale riforma scolastica, sono i cardini sui quali si basa la finanziaria, che prevede 2000 miliardi di tagli alle spese.

Si dice che in Italia la crisi resterà contenuta e il Governo cerca in tutti i modi di non creare allarmismi. Si dice che il nostro sistema bancario è abbastanza solido e che quindi i risparmiatori non hanno motivo di preoccuparsi, anche perchè il credito alle piccole e medie imprese, come anche il sostegno alle famiglie meno abbienti, sono garantiti dallo Stato.


Ma la realtà sembra diversa: la disoccupazione e il carovita aumentano a dismisura e le famiglie sono sempre più in difficoltà. Le grandi industrie italiane, come la FIAT, dal canto loro, non aiutano certo la ripresa, decentrando all’estero la maggior parte della produzione e facendo in Italia sempre più ricorso alla cassa integrazione.

In questo senso, in America, Obama ha posto rimedio, in qualche settore, con leggi protezionistiche: ad esempio ha fatto approvare dalla Camera il suo piano, includendo la norma "buy american" che impone l’uso di acciaio americano nei lavori pubblici e nei progetti infrastrutturali finanziati dal denaro pubblico.

Si sa che i provvedimenti protezionistici violano le regole del libero mercato e le norme basilari del Wto (World Trade Organization), l’Ente internazionale per la regolamentazione degli scambi commerciali a cui adericono 153 Paesi che rappresentano il 97% del commercio mondiale. Ma l’opinione pubblica italiana si domanda se di fronte a una crisi economica mondiale come quella che stiamo vivendo non sia il caso di seguire l’esempio americano, pur pagando le sanzioni del Wto, e costringere le grandi industrie italiane, pro tempore, a produrre in Italia.

E l’esempio di Obama potrebbe essere seguito anche per l’aumento delle tasse per i ricchi, che non dovrebbe scandalizzare nessuno dell’attuale Governo. Non si tratta infatti di un provvedimento esclusivo della sinistra, ma di una giusta redistribuzione della ricchezza in un momento difficile come questo. Basta considerare che è stato adottato dalla più grande Democrazia del mondo come gli Stati Uniti.

Commenti all'articolo

  • Di stefania (---.---.---.85) 1 marzo 2009 00:20

    Avercelo .......un Obama smiley

    L’unica cosa che ho letto a favore di chi è in difficoltà è stata la notizia che Franceschini
    vorrebbe dare un assegno ai disoccupati............forse aveva in mente di darlo a Uolter VVeltrusconi


  • Di pietro (---.---.---.165) 1 marzo 2009 00:41

     franceschini uguale uguale a obama: stesso coraggio, carisma e forza morale. peccato che è solo un italian dream

  • Di virginia (---.---.---.96) 1 marzo 2009 11:30

    E’ un articolo interessante che spiega, se ce ne foss ancora bisogno dato che i giornali mainstream ne hanno parlato a lungo, le mosse, per ora soltanto prefigurate, di Obama.
    Personalmente ritengo che l’Italia farebbe bene a imitarle soprattutto per quanto riguarda le tasse aumentate a chi guadagna più di 200 dollari/anno e per il Buy Italian, cioè una certa misura protezionistica. Forse è già in atto per certi settori di mercato....
    Per il resto l’Europa ha qualcosa da insegnare agli USA, soprattutto dal punto di vista finanziario.

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