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  Home page > Attualità > Cultura > Augusto Monterroso. L’amore, la Morte e le Mosche
di Gianfranco Brevetto venerdì 5 febbraio 2010 - 0 commento oknotizie
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Augusto Monterroso. L’amore, la Morte e le Mosche

Augusto Monterroso. L'amore, la Morte e le Mosche

Conoscere e leggere le opere di Augusto Monterroso in italiano è una fortuna di pochi. Ma chi avuto questo privilegio si è sentito ampiamente ricompensato degli sforzi fatti per procurarsi le edizioni in lingua patria dei suoi scritti. Eppure questo scrittore guatemalteco, deceduto nel 2003, non si può dire che non avesse avuto rapporti con la nostra letteratura.
 
Lo stesso Calvino, attento estimatore della letteratura sudamericana, dedicò proprio a lui uno dei suoi ultimi scritti. Di Monterroso amava la capacità di condurre la forma letteraria in epigrammi. La brevità e la sintesi, ci ha fatto notare Calvino, come antidoto alla congestione di testi del nostro tempo. A fare particolarmente apprezzare Monterroso fu certamente il granitico e sintetico testo del Dinosauro:
 
"Quando si svegliò, il dinosauro stava ancora lì".
 
Dinosauri, ma anche aquile, pecore e, non ultimo, mosche.
 
A loro, in effetti, Monterroso ha dedicato un intero libro, tra i più conosciuti, come Movimiento Perpetuo. Non siamo certamente i primi a notare la frequente presenza degli insetti in letteratura, ma, occorre dire, che con Monterroso, questa presenza finalmente si manifesta e diviene fondamentale:
 
"Hay tres temas: el amor, la muerte y las moscas. Desde que el hombre existe, ese sentimiento, ese temor, esas presencias lo han acompañado siempre. Traten otros los dos primeros. Yo me ocupo de las moscas, que son mejores que los hombres, pero no que las mujeres".
 
La mosca viene assunta ad uno dei massimi temi della letteratura, insieme all’amore ed alla morte. Un modo per questo autore per denunciare el idiotismo del mundo intelectual. Monterroso ci confessa, qui, di essere interessato principalmente al primo tema, un tema apparentemente futile e marginale. Ma non troppo.
 
Scorrendo la sua opera la sinteticità non sembra mai cedere alla brevità e le parole riprendono un significato che, nella prolissità di molti autori, appare cedere al compiacimento della descrizione fin troppo analitica. Monterroso sembra scolpire più che scrivere, ciononostante la sua scrittura è, e rimane, ciò che è stata definita “una brevità in costante espansione”.
 
Per Maria Teresa Marzilla, Monterroso riafferma, anche sul piano teorico, il dinamismo infinito del suo narrare, aperto a nuove e molteplici possibilità, che il lettore potrà inventare e scoprire. Ogni senso è qui volutamente provvisorio, ogni segno può essere smarrito e recuperato in un altro contesto.
 
Quel che succede agli animali, agli uomini e alle cose di queste favole non è molto importante: quel che è importante è la loro possibilità di giocare con i propri ruoli, di scambiarli, di capovolgerli o di rifiutarli.
 

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