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Arancia Meccanica: l’Italia sta diventando una nazione popolata da violenti?

Il caso del pover’uomo ammazzato di botte a Manduria - il 66enne disabile Antonio Stano - mi dà l’opportunità di sollevare una questione che non si può più lasciare tra quelle da non porre come prioritaria: cosa sta diventando certa gente, cosa stanno diventando certi italiani? 

Un disabile viene preso di mira dai bulli del paese. Ragazzotti. Lo perseguitano e lo fanno per anni, a cominciare dal 2012. L’uomo tenta una prima denuncia, contro ignoti. Poi desiste. Sarà la sua condanna a morte.

Nel corso degli anni, in quella casa ma anche in strada, si ripete il medesimo copione: insulti, pugni, calci, minacce. Tutti sentono, tutti vedono, nessuno parla. Non alza un dito nemmeno chi abita di fronte: i preti della parrocchia Don Bosco. I preti sono forse presi da questioni più urgenti che operare uno dei criteri fondamentali per cui hanno scelto di indossare l’abito talare: il senso di carità cristiana? Solo molto tempo dopo il parroco ha pensato bene di chiedere aiuto ai Carabinieri. Perché non sono intervenuti? Cosa sta accadendo all'umanità?

Arriviamo ai nostri giorni. Le persecuzioni contro il pover’uomo continuano. I ragazzacci non si limitano a perseguitarlo e riempirlo di botte: riprendono le scene delle loro gesta col telefonino. Come se certe imprese possano essere motivo di vanto.

Uno di essi arriva a un atto estremo: mostra i filmanti a una delle sue professoresse. La donna in un primo momento non crede ai suoi occhi. Ma la visione dei filmati successivi, offerti ai suoi occhi da un disumano ragazzino che a breve diverrà adulto, la convincono: si, a massacrare di botte il poveretto è proprio il suo discente.

Contatta la madre del giovane delinquente, per informarla del fatto. E qui accade qualcosa di tremendo: la madre sapeva. Risponderà che si, sapeva, e pensava di doverlo punire. Non pensa minimamente che la violenza gratuita contro quell’uomo, colpevole solo di esistere in un periodo storico bastardo, debba essere oggetto di denuncia contro chi ha generato. Ci mancherebbe.

La professoressa mette al corrente anche il dirigente scolastico, che non procede a una formale denuncia. Vengono però allertati i servizi sociali, ma non accade nulla.

Passa qualche tempo. Il signore disabile continua a essere malmenato dalla banda di bulli. Viene derubato del denaro e come sempre, minacciato. Si arriva all’ultimo stadio, le percosse reiterate portano l’uomo a stare malissimo, è necessario il ricovero. Alla fine, ma solo alla fine, i vicini allertano le forze dell’ordine. Troppo tardi.

La più coraggiosa, in questa terribile storia, è stata una ragazzina. Ha riconosciuto, in uno dei filmati che riprendono le violenze contro Stano, il suo fidanzato. Si è recata presso il commissariato di Manduria per raccontare ciò che sapeva, pur non essendo coinvolta e avendo ricevuto i video da un altro ragazzo, anch'esso non coinvolto nelle violenze contro la vittima.

In tutto questo, a leggere certi post e certi commenti di certi cittadini di Manduria, si fa fatica a mantenersi calmi. Sono indignati. Per quanto accaduto? Macché. Sono indignati perché il Procuratore di Manduria ha parlato di "mancanza di controllo sociale" da parte di un’intera comunità. E loro non ci stanno, nossignore. Mica si indignano per ciò che è accaduto, per il fatto che possano accadere situazioni simili. No. Si indignano perché si sono sentiti presi in causa, tutti, in questa vicenda.

Manduria è una cittadina, in provincia di Taranto, di poco più di 33.400 abitanti. Non dico che tutti sapessero. In certe comunità, però, è difficile che non si vengano a sapere in maniera diffusa certe situazioni. Ora il problema non è l’indignazione ma il motivo dell’indignazione. La gente non s’indigna per un fatto di portata gravissima.

Si indignano perché si sentono offesi dalle dichiarazioni del procuratore di Manduria e dei tanti che, sui social, si indignano del comportamento omertoso di molti concittadini della vittima.

Su Facebook, pagina Manduria Noscia, hanno addirittura aperto una sorta di campagna contro chiunque si azzardi a scrivere qualcosa contro i cittadini di Manduria sul caso in questione.

Ovviamente, condanno personalmente qualsiasi persona che si permetta di trascendere, ma è normale che in molti avrebbero semmai gradito una campagna a sostegno del signor Antonio Stano, ucciso dalla violenza di ragazzini incapaci di comprendere il valore del rispetto e della vita, forse perché nessuno è stato in grado di trasfondere questi valori.

Storie Italiane, programma di Rai1 ha mandato l’inviato Introcaso, di fronte alla casa della vittima. «Guardate la porta – spiega il giornalista – si vedono i segni delle scarpe, dei calci che i ragazzi le davano. La porta è inoltre scardinata nonostante sia blindata, a testimonianza di quante volte fosse stata colpita».

Pensate quante urla, schiamazzi, pestaggi, richieste di aiuto sono rimasti inascoltati. Pensate quante facce si sono voltate dal lato opposto a una tragedia umana, alla sofferenza di un uomo già sofferente della sua disabilità. Pensateci, per favore.

Tutto questo fa emergere tanti aspetti in relazione alla società in cui viviamo. Molta gente è ormai scollegata dalla realtà delle cose. Una diffusa dispercezione dei fatti, della realtà, ha aggredito la gente, e tutto questo, misto a un’indifferenza profonda, che a persone come me gela il sangue nelle vene, permette accadimenti di questo genere, che sono di gravità illimitata, ma vengono vissute come cose che possono accadere.

Costoro non si rendono conto che l’indifferenza, il "facciamoci i fatti nostri" il non denunciare atti di violenza contro le persone, si ritorce contro tutti noi. A tutti, purtroppo, può accadere qualcosa di simile. E se dovesse accadere solo una cosa è certa: l’indifferenza della gente.

Pasolini, nel suo mirabile “Una vita violenta” pubblicato da Garzanti nel 1959, non sarebbe mai arrivato a descrivere cose del genere, eppure nel suo romanzo raccontò una realtà di gioventù violenta e ai margini della società.

Non riesco ad aggiungere altro.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Osvaldo Duilio Rossi (---.---.---.86) 6 maggio 18:29
    Osvaldo Duilio Rossi

    Il tema è veramente importante perché identifica l’allentamento se non addirittura la rottura della relazione tra comprensione dei bisogni, espressioni dei bisogni, elaborazioni delle emozioni, rapporti familiari, rapporti sociali, e rapporti istituzionali: insomma la frattura del patto sociale.

    Mi permetto di invitarvi a leggere questo contributo sul tema, che è più complesso di quanto sembri: la violenza è sempre stata un intermediario cioè uno strumento usato per fare qualcosa ma sta diventando l’intermediario per eccellenza perché è lo strumento meno faticoso da utilizzare, benché sia il più difficile da controllare e anche il più costoso...

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