Tre mesi dal Terremoto dell’Aquila. Nei primi giorni dopo il 6 Aprile, quanti mi telefonavano, dall’Italia e dall’estero, esordivano angosciati e chiudevano rallegrati. Successivamente, la sequenza delle tonalità delle conversazioni s’è rovesciata. Nei primi giorni, angosciati dall’eventualità di incontrare brutte notizie o addirittura il silenzio imposto dalla morte, finivano col rallegrarsi che io e i miei cari almeno la vita e l’integrità corporale le avessimo salve. Da un certo momento in avanti, hanno preso a telefonare per rallegrarsi di tutte le magnifiche notizie circolanti nel vasto mondo: l’emergenza è finita, la maggior parte delle case è abitabile, un fiume di denaro scorre nelle tasche degli aquilani, il centro storico è stato riaperto, la costruzione delle case per i senzatetto è cominciata, il G8 schiude nuovi orizzonti di gloria e prosperità radunando all’Aquila i capi dei Paesi piú ricchi del mondo, etc. Per i miei interlocutori, i rallegramenti di queste telefonate finiscono con il naufragare nell’angoscioso dubbio del chi stia esagerando: se io, con i miei disilludenti retroscena, oppure governanti e mass-media, con i loro zuccherosi fuochi d’artificio.
All’Aquila, il centro commerciale piú importante è l’Aquilone. È stato il primo a riaprire, dopo il terremoto del 6 Aprile. Però, i visitatori potevano lasciare in sosta le automobili solo nei piazzali all’aperto. Il non meno vasto parcheggio sotterraneo era interdetto, per motivi di sicurezza. Cioè, le autorità evidenziavano il rischio che, in ragione del perdurare delle scosse sismiche, si potessero determinare pericoli per le persone e le automobili. Adesso che c’è il G8, questo rischio non c’è piú.
Adesso, le migliaia di aquilani che quotidianamente all’Aquilone vanno a far compere o a divagarsi “devono” parcheggiare solo e soltanto nei sotterranei, perché adesso l’interdizione riguarda i piazzali soprastanti. Sempre per motivi di sicurezza, ma questa volta perché dalle automobili parcheggiate su quei piazzali parrebbe possibile disturbare, aggredire, offendere o fare qualsiasi altra cosa contro l’area (per altro assai distante) in cui è ubicata la sede del G8.
La protettiva avvedutezza delle autorità, adesso, è evaporata sotto la calda carezza solare del G8. Eppure, nei novanta giorni trascorsi dal 6 Aprile, la terra s’è mossa sotto i piedi degli aquilani più di trentaduemila volte, delle quali sedici con magnitudo superiore al 4° grado della Scala Richter. Se è vero che 2 più 2 fa 4, adesso che c’è il G8 la quotazione della vita di quei quattro fessi di aquilani aggirantisi nei sotterranei dell’Aquilone è platealmente sprofondata nel nulla. Invece, come da annuncio di Palazzo Chigi, se sopraggiungesse un ulteriore 4° grado Richter, “tutti a casa”, il G8 finisce lì oppure nemmeno comincia.
E’ stato sbandierato ai quattro venti che il 60% degli edifici dell’Aquila sono agibili pertanto, in osservanza all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3771, un gran numero di aquilani dovranno rientrare, se già non lo hanno fatto, nelle loro abitazioni unico impedimento l’erogazione del gas metano! "Tutti a casa".
E se dovesse esserci una scossa del 4° o superiore? Tutti a casa come i "grandi del mondo". Aquilani carne da bassa macelleria.