Cronaca dell’ultima udienza del processo a Marcello Dell’Utri
Dicembre, si sa, è mese di vacanze. Anche la Corte d’Appello di Palermo gradisce il suo meritato riposo e così, fra mille incombenze, anche il calendario del più importante processo d’Italia viene rallentato. L’unica udienza di dicembre sì è tenuta venerdì, giorno 5 del mese. Invito chi non ha avuto modo di seguire la precedente puntata a leggerla, perché l’udienza di questo venerdì ne è stata il naturale seguito. Il secondo tempo della discussone in merito a due vicende separate: la richiesta del pg di poter usare alcune intercettazioni provenienti da un’indagine della procura di Reggio Calabria e l’interrogatorio di Michele Oreste, pentito che, con le sue deposizioni nel corso della penultima udienza, ha chiarito i rapporti fra Dell’Utri e Cosimo Cirfeta, falso pentito che, secondo l’accusa, ha calunniato, per conto di Dell’Utri da cui ha ricevuto in cambio denaro ed altri favori, i pentiti veri che muovevano accuse contro il fondatore di Forza Italia.
Le intercettazioni
Finalmente, dopo un mese d’attesa (necessari all’accusa per depositare le carte), gli avvocati di Dell’Utri hanno presentato le loro controdeduzioni sulla richiesta del pg Antonio Gatto di acquisire nel processo cinque intercettazioni di alcuni esponenti della ‘Ndrangheta che parlano fra loro di Del’Utri e di ascoltare il verbalizzante che aveva registrato una telefonata fra Marcello Dell’Utri e Aldo Miccichè, accusato di partecipazione alla ‘Ndrangheta. Gli avvocati del senatore hanno detto di non volersi opporre alla richiesta perché, seppure a loro dire queste intercettazioni non c’entrano col processo (perché documentano contatti con la ‘Ndrangheta e non con Cosa Nostra, oggetto del dibattimento), vogliono che venga fatta luce sulla verità dei fatti. E poi chi glielo assicura che i mafiosi non “millantavano” fra loro? Cioè: i mafiosi che parlavano fra loro di un incontro con Dell’Utri per avvertirlo <<che in Calabria o si muove sulla Tirrenica, o si muove sulla Ionica, o si muove al centro ha bisogno di noi>>, non sapendo di essere intercettati, si divertivano a scherzare fra di loro, ma in realtà era tutto un gioco e Dell’Utri non c’entra niente. Ottima mossa difensiva! Chi ancora non aveva capito perché Dell’Utri sia stato condannato, per il solo concorso esterno, ad una pena più alta di quella del mafioso suo coimputato, forse ha trovato una risposta. Inoltre, in quelle intercettazioni, sembra che i mafiosi abbiano fatto anche altri nomi eccellenti, fra cui Casini e Cesa. E allora, dicono i difensori del senatore forzista, se dovessimo credere che dicessero sul serio di Dell’Utri, dovremmo concludere che parlassero seriamente anche di Casini e Cesa. È chiaro che “millantano”: chi potrebbe mai sospettare di due onestuomini come quelli?