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di angelo ludovici venerdì 9 aprile 2010 - 1 commento oknotizie
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Anniversario terremoto L’Aquila: una data da non dimenticare

Anniversario terremoto L'Aquila: una data da non dimenticare

In questi giorni dove i ricordi e la memoria per non dimenticare sono diventati i motivi prevalenti di partecipazione al primo anniversario dalla tragedia che ha colpito la nostra Città, molti hanno scelto la via del silenzio (compreso il sottoscritto). Il silenzio di migliaia e migliaia di persone che ti avvolge, ti dà sicurezza, ti dà calore, dove i pensieri nascosti navigano in mare aperto, guardano al passato e al futuro. Ti guardi attorno e ritrovi sguardi amici, anche di coloro che non conosci. In questa marea silenziosa hai bisogno anche di raccontare a te stesso e agli altri quei tragici momenti. E’ una strana e piacevole sensazione.

Trovare la sintesi di questi mesi, dove gli avvenimenti si sono sovrapposti, è un po’ complicato. In questo mese, dal giorno in cui molti cittadini hanno esposto le loro chiavi ai quattro cantoni, alle domeniche con la scarriolate e le callarelle, alle elezioni provinciali, alle iniziative commemorative, alle assemblee autogestite, alla forte spinta partecipativa della gente, si è preso coscienza di quanto è dura e difficile la via della ricostruzione. Neanche gli aquilani, che durante quest’anno erano stati ipnotizzati dalle ville delle new town, dalla vita pigra e assonnata in alberghi più o meno di lusso, si rendevano conto dello stato in cui versava e versa la loro Città. Ho incontrato tanti amici che il giorno dell’apertura delle transenne di Piazza Palazzo si sono intrufolati nei vicoli della loro Città e mi hanno detto: “…ma quello che è successo è tremendo, non mi rendevo conto del disastro…”.

Ecco, nemmeno gli aquilani si rendevano e si rendono pienamente conto di ciò che è successo il 6 aprile, figuratevi i 64 milioni di italiani, i quali anche loro sono stati ipnotizzati dal miracolo della costruzione di una nuova città. In questi giorni ho incontrato più di un amico che mi diceva: “…è la prima volta che vengo in centro, non avevo coraggio, provo un sentimento indescrivibile..”; non posso dimenticare la prima volta che ci venni subito dopo la riapertura e proprio a Piazza Duomo incontrai un amico e la sua signora. Erano tornati dall’Argentina dove si erano trasferiti qualche anno fa e, andandogli incontro per salutarli, notai che dagli occhi della signora scendeva una lacrima che piano piano che scendeva sul volto, piano piano si ingrossava fino ad esplodere. Una lacrima che esprimeva un amore per la nostra Città come una madre per i propri figli. Io non so se gli aquilani riescono ad esprimere fino in fondo i loro sentimenti, le loro passioni, ma penso che la dichiarazione del Prefetto che indica in “quattro cialtroni” coloro che il 5 di aprile esprimevano il loro dissenso ad un consiglio comunale costruito sulla base di un copione dove le istituzioni si autoelogiavano, sia un’offesa non solo ai “quattro cialtroni” ma anche alle migliaia di persone che in questi mesi hanno gridato forte “riprendiamoci la Città” per non darla non solo a chi rideva la notte del 6 aprile ma a tutti coloro che hanno costruito castelli di sogni di potenza e di onnipotenza. C’è una strana coincidenza tra questa dichiarazione di un Prefetto che svolge più compiti amministrativi che politici e l’annuncio della sua promozione a Vice della Protezione civile. Non posso credere che si possa fare carriera sulla pelle di una città martoriata e massacrata. 


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