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Ancora sulle cinque brigatiste "irriducibili" e sugli articoli indegni

Non sono un giornalista ma un operaio che lavora nella Carbosulcis da 29 anni, che è l'unica miniera di carbone ancora aperta (per poco) in Italia. Mi occupo di battaglie antimilitariste, di lotte sociali, ambientali e politiche. 
 A tempo perso scrivo articoli sul mio blog “il minatore rosso“ su temi vari: antimilitarismo, repressione, carcere e quant’altro. Alcuni giorni fa ho ricevuto una mail sul mio intervento sull'articolo di Repubblica relativo alle detenute di Latina.
 
Chi mi ha scritto la mail è la tutrice di una di loro che devo ringraziare per le osservazioni che ha fatto, che condivido e che mi ha dato lo spunto per questo articolo. Nell’altro intervento, secondo me, non ho sottolineato con la dovuta importanza perché le compagne di Latina non chiedono i benefici della legge Gozzini e perciò sono ancora in carcere e ci rimarranno, a meno che non venga fatta un'amnistia. 
 
Infatti leggendo l'art. 27 del DPR 230 del 30 giugno 2000 "osservazione della personalità", mi sono reso conto che alle compagne viene chiesto in sostanza di abiurare e rinnegare la loro identità politica, cosa che non vogliono fare.
Pensando al pessimo articolo dei giornalisti (o giornalai) Massimo Lugli e Clemente Pistilli, esprimo la mia più totale solidarietà alle 5 compagne a Fabio Ravalli marito di Maria Cappello, in carcere anche lui e alle 2 anarchiche Anna Beniamino e Valentina Speziale, citate e citato nell’articolo senza nessun motivo particolare .
 
L'articolo è indegno e sarebbe utile capire perché sia stato fatto e soprattutto su uno dei giornali più letti in Italia.

 Il motivo dell’articolo è oscuro, difficile da capire per un comune mortale come, mi chiedo perché i giornalisti citati prima non scrivono articoli sulle condizioni carcerarie, sui suicidi e morti in carcere o sulle torture subite dalle brigatiste e dai brigatisti per esempio nel 1982 quando l'Espresso denunciò le sevizie ai responsabili per il sequestro Dozier (l'acqua e sale, le sevizie, le botte).

Questi pennivendoli non sanno o fanno finta di non sapere che carcere che oggi annienta, come ieri e più di ieri, distrugge personalità, annichilisce la capacità, l'inventiva e la creatività, riduce uomini e donne a zombie, li rende ancor più emarginati là dove afferma, di voler “risocializzare”. Come pensare che un sistema, il carcere, che separa, isola e annienta possa restituire soggetti sociali migliori di quelli che sono entrati in carcere?
 
Altro esempio di giornalismo spazzatura e a senso unico è l’articolo:
BRIGATISTI DA ESPORTAZIONE – ESPONENTI DEL MONDO ANTAGONISTA ITALIANO COMBATTONO IN UCRAINA PER I FILORUSSI CONTRO KIEV, pubblicato nel sito dagospia (29/marzo2016).
In questo articolo si cita il compagno teramano Davide Rosci in carcere per i disordini di Roma dell'ottobre del 2011, che secondo l’articolo, dal carcere scriveva così ai compagni della Brigata fantasma: «Un saluto a pugno chiuso agli eroici combattenti del battaglione "Priznak" dell'unità 404 e a tutti i partigiani della Novorossiya insorti contro il governo filo-​​nazista ucraino». 
Una cosa che potevo scrivere tranquillamente anche io, anche in questo caso piena solidarietà a Davide.
Ricordo che la solidarietà è un arma usiamola, invito quindi tutte/i a scrivere lettere, cartoline , libri ecc.. alle compagne e ai compagni reclusi .

Ecco Indirizzario di alcuni/e compagni/e in carcere, in Italia .

Link : http://ilminatorerosso.blogspot.it/2017/01/indirizzario-di-alcunie-compagnie-in.html
Chiudo in questo modo: “ A cosa serve il carcere?”
Nei fatti oggi è un brutale strumento a carattere unicamente repressivo, esclusivo, e terroristicamente punitivo. L’uomo nel carcere non è più tale, ridotto alla condizione di miserevole oggetto, completamente plagiato, annientato, esasperato, la sua personalità annullata. Ridotta a completa soggezione fisica e mentale.”

 

 [lettera dal carcere San Vittore -Aprile 1971]
Questo articolo è stato pubblicato qui

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