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Alfonso Quaranta: “Una carta dei doveri per le generazioni future”

Il presidente della Corte Costituzionale premiato dalla Fondazione Nuove Proposte, in una lectio magistralis a Martina Franca propone di scrivere una Carta dei Doveri nei confronti delle generazioni future.

La scelta di premiare Alfonso Quaranta, presidente della Corte Costituzionale, quarta carica dello Stato, con il Premio Giuseppe Chiarelli da parte della Fondazione Nuove Proposte di Martina Franca è stata spiegata dalla laudatio letta da Corrado Allegretta, presidente del TAR della Puglia. Dieci minuti di orologio in cui il curriculum vitae del magistrato e tutto quanto ha fatto nella vita è stato snocciolato nella sala della Società Operaia, tra avvocati incravattati e assessori grondanti sudore, ma che stoicamente resistevano per l’occasione di sicuro interesse istituzionale.

La misura della grandezza degli uomini è la capacità di parlare in maniera semplice di temi complessi e delicati, come per esempio la questione dei diritti nella nostra Costituzione, un tema affrontato nella lectio magistralis da Quaranta con una capacità di racconto che ha fatto dimenticare il caldo terribile.

Tentando di raccontare in sintesi il suo intervento, il tema dei diritti nella Costituzione Italiana viene trattato nell’articolo 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

e nel secondo comma del terzo che dice, citando:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Il presidente della Corte Costituzionale si sofferma su tre concetti chiave:

1. Riconosce
2. Uomo
3. Inviolabili

Spiega che per quanto riguarda il primo, ci sono due diverse scuole di pensiero. La prima dice che esistono dei diritti che proprio per la loro universalità vanno oltre la Costituzione, la seconda dice che i diritti sono diritti proprio perchè inseriti nella Costituzione. Lui propende per la seconda ipotesi, da buon giurista.

Il secondo concetto si riferisce al soggetto dei diritti. Per la Costituzione Italiana è l’uomo, non il cittadino, ovvero tutti coloro che appartengono al genere umano. A tutti gli esseri umani vanno riconosciuti i diritti della Costituzione, e a noi immediatamente vengono in mente i migranti trattati come criminali.

Sull’inviolabilità dice, invece, che si riferisce al fatto che i diritti sono inviolabili nella conformazione che essi hanno nell’ordinamento. Un concetto difficile da comprendere, ma tentando di semplificare, pare si riferisca al fatto che i diritti non sono diritti in quanto tali, ma solo perchè sono scritti nell’ordinamento e solo in base a come si esplicano nelle leggi rimangono inviolabili.

Per dire, insomma, che i diritti possono essere sospesi ma nella misura in cui questa sospensione vada incontro alle necessità della comunità.

Cita Bobbio quando dice che i diritti nascono in natura, vengono riconosciuti dalla Costituzione e si avviano, quindi, verso l’universalità. Il concetto è sempre quello: si può anelare a qualsiasi diritto, ma finchè non c’è qualcuno che si prende carta e penna e lo scrive, non esiste.

Proprio per questo principio, propone, concludendo, di creare una Carta dei Doveri nei confronti di chi non c’è ancora, delle generazioni future, che sappiamo che ci saranno ma di cui non ci occupiamo. “Basta carte dei diritti” dice concludendo Alfonso Quaranta “è arrivato il momento di una Carta dei Doveri che sancisca in modo chiaro la nostra responsabilità nei confronti delle generazioni future“.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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