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30 novembre, ore 12.00: o chiude il gruppo o qualcuno si farà male

Un gruppo di discussione su Facebook chiamato "Andria Spia" ha provocato la reazione mafiosa di anonimi, che hanno mandato messaggi minatori al fondatore e alla sua compagna. Un fatto gravissimo che dimostra come i social network stanno iniziando a diventare influenti nel dibattito pubblico e di come suscitino la rabbiosa reazione di chi ha qualcosa da nascondere.

"Egregio sig. Nugnes (coglione tranese)..."

Inizia così una lettera minatoria indirizzata al fondatore del gruppo Facebook "ANDRIASPIA", un luogo di discussione su quello che accade nella città del nordbarese. Una lettera minatoria vera e propria, in cui gli autori (sono molti come si può dedurre dal testo) minacciano gravi ritorsioni se entro le 12 del 30 novembre il gruppo non verrà chiuso. Un gruppo in cui i partecipanti sono invitati a discutere dei problemi della città di Andria, ma che, a quanto pare, ha causato qualche mal di pancia a qualcuno poco abituato alla democrazia, tanto da decidere di intervenire. 

Si parla di viabilità, di edilizia, dell'amministrazione Giorgino (già avvocato di Augusto Minzolini, direttore del Tg1), dei temi che stanno a cuore ai cittadini che non hanno spazio per esprimere le loro opinioni. I social network stanno servendo proprio a questo: a fornire uno spazio di confronto per riempire un forte vuoto partecipativo. Si discute, si postano informazioni, si fanno le notizie. Ma spesso tutto questo tocca corde molto sensibili, zone tenute volutamente nell'ombra. Domande fatte pubblicamente, responsabili chiamati (non sempre) in causa con nome e cognome. Il web è la piazza che non c'è più.

Discussioni con decine e decine di commenti, profili falsi che si insultano e si accusano, insulti vari. Ad un certo punto qualcuno però ha deciso di smettere di commentare e, qualche giorno fa ha inviato la lettera e le foto a casa del fondatore del gruppo e alla compagna.

Non potendo entrare nel merito di quanto discusso dal gruppo ANDRIASPIA e della notizia in sé, di cui vi invitiamo a guardare il video della notizia qui, proviamo ad analizzare la lettera, tentando di fornire elementi per capire da che tipo di persona è stata scritta. Eccola per intera (scusate per le parolacce)

Egregio sig. Nugnes

                          (coglione tranese)

Come puoi vedere con la tua faccia da pezzo di merda siamo venuti a rovistare nella tua vita privata, solo un poco però perchè continueremo a farlo sino a quando non chiudi il gruppo andriaspia.
Siamo saliti fino a casa tua, abbiamo suonato ma non eravate in casa, lo faremo prossimamente grande coglione, se entro le ore 12 del 30 novembre non chiudi il gruppo andrispia.


E' un avvertimento grande pezzente, volevamo incendiarti la punto, ma ci vergognamo è troppo vecchia, potremmo provare con il negozio.
Anche se non sei sposato barbone, hai una famiglia ed una bella bimba, perciò non ti conviene fare lo scemo ad andria ti fai molto male. Chiudi è un consiglio.
RICORDA ORE 12°° DEL 30 novembre

Il primo elemento è l'insulto iniziale (c... tranese) da questo già si potrebbe dedurre che chi ha scritto la minaccia non sia di Trani, luogo di nascita del fondatore del gruppo. Il secondo elemento è l'uso dadaista della punteggiatura, una sorta di flusso di coscienza involgarito o, quanto meno, forzatamente volgare. L'impressione infatti è che chi ha scritto non deve possedere un livello alto di istruzione, o se sì, a scuola deve aver dormito spesso.

A parte le virgole, un altro elemento è l'indifferenza dell'uso delle maiuscole, ma utilizza bene, quasi bene, la "e" accentata. L'impressione è che chi ha scritto ha semplicemente finto di essere ignorante, per dare l'impressione di essere rozzo e quindi più pericoloso. Non foss'altro perchè il primo insulto è impaginato affinché fosse totalmente in evidenza, e per farlo deve aver agito sugli strumenti di impaginazione dell'editor. Poi le informazioni che cita sono quelle facilmente reperibili su Facebook, sul profilo del fondatore e della sua compagna.

Infine, gli ultimi due elementi: il primo riguarda la macchina. Il minacciante dice che l'auto non è stata incendiata perchè "si vergognavano" perchè troppo vecchia. A chi interessa che l'auto sia nuova o vecchia, grande o piccola? Esatto, a ragazzini cresciuti col mito dell'auto di grossa cilindrata. Il secondo elemento sono le foto: sembrano fatte con una digitale. Difficilmente possiamo immaginare un pericoloso malvivente che gira con in tasca una macchinetta per fare foto.

Chi ha scritto la lettera, più di uno, stando ai verbi utilizzati, ha scelto di dare di sé l'immagine di pericolosità che forse nella vita non ha, o meglio, ha lavorato sull'ombra affinché sembrasse più grande di quanto non sia.

Ragazzini, probabilmente, in un giorno saltato a scuola. Di questa storia, che sta ricevendo la solidarietà e l'appoggio di tanti, anche per quanto riguarda gli organi di informazione (qui il blog di Andria e qui la Gazzetta del Mezzogiorno), rimane un interrogativo: chi ha agito, lo ha fatto da solo oppure "spinto" da qualcuno?

Nel frattempo la solidarietà della rete si è fatta sentire, al gruppo hanno scelto di aderire molte nuove persone e Nugnes ha dichiarato di non volerla dare vinta facilmente. 

Potenza della rete.

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