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A Milano, ancora un anno di tempo per un PGT a misura di cittadino

Doveva essere varato in questi giorni, il Piano di Governo del Territorio “ereditato” dall’amministrazione Moratti. Invece la Giunta del sindaco Pisapia ha deciso di revocare l’approvazione per poterlo rivedere e correggere, dopo l’esame delle quasi 5.000 osservazioni presentate in questi mesi da privati e associazioni. Che cosa comporta questa scelta? I tempi si allungano, ma forse la città potrà sperare in un progetto urbanistico più equilibrato e di ampio respiro. In cuie non sia solo il “partito del cemento” a dettare legge.

Case, verde e infrastrutture: il PGT dovrebbe delineare l’immagine di Milano nei prossimi vent’anni. Dubbi e obiezioni, di sostanza e di forma, sono però da mesi al centro del dibattito intorno al progetto urbanistico elaborato, dopo un lungo iter, dalla precedente amministrazione del sindaco Moratti e in particolare dall’ex assessore all’urbanistica Carlo Masseroli. Ora che il vento è cambiato, Giuliano Pisapia e la sua Giunta rispettano uno degli intenti espressi in campagna elettorale: revocare l’approvazione del Piano di Governo del Territorio e riprendere in mano tutte le osservazioni presentate dai cittadini: sbrigativamente raggruppate e sommariamente risolte da chi li aveva preceduti. Più o meno attendibili, più o meno circostanziate e accoglibili, queste rappresentano comunque un ampio fronte critico che - forte di una conoscenza reale e diretta del territorio zona per zona, della sua storia e delle sue esigenze - identifica problematiche che gli esperti avranno ora il dovere di valutare con maggiore attenzione. Senza bloccare nessuno dei lavori già approvati e tenendo ferma la scadenza ultima del 31 dicembre 2012 per la presentazione defintiva del PGT, c’è comunque un anno di tempo, almeno fino alla prossima estate, per arrivare a una soluzione che risulti più sostenibile da diversi punti di vista: ambientale, economico e di vivibilità per gli abitanti.

Il Piano si era posto in origine due obiettivi fondamentali: subordinare le nuove costruzioni all’aumento degli spazi verdi e allo sviluppo dell’edilizia a basso costo, finalizzata all’housing sociale. Le obiezioni dei cittadini e la lettura critica di molti addetti ai lavori hanno però evidenziato carenze sotto entrambi gli aspetti: il timore è che la corsa al cemento, intorno a cui ruotano interessi molto forti, possa fare passare tutto il resto in secondo piano. Considerato inoltre che il mercato immobiliare è ormai saturo, l'offerta supera la domanda e si continuano a costruire case che rimangono invendute o addirittura incompiute, è davvero credibile fare i propri conti sulla previsione che la popolazione possa aumentare nei prossimi decenni di mezzo milione di unità (arrivando quindi un milione e 700mila residenti)? Forse questo è soltanto ciò che si augura chi progetta di realizzare nuovi quartieri. Certo, lo spazio per edificare in teoria non manca: rispetto ad altre città europee, come per esempio Parigi, la superficie urbana di Milano è molto più estesa in rapporto a un numero inferiore di abitanti; ma, per quelle che sono le caratteristiche territoriali, progettare una città più densamente popolata vorrebbe dire sacrificare l’architettura alla cubatura: non si possono applicare le stesse soluzioni ovunque. Rischio ancora maggiore sarebbe quello di cambiare l’assetto della città imitando le metropoli americane che non hanno un centro storico da preservare dalla cementificazione e dalle speculazioni del libero mercato. Il testo del PGT, attualmente congelato, prevederebbe spostamenti delle volumetrie e un loro aumento delle volumetrie secondo un programma che autorizza a edificare anche sui terreni dei demani ferroviari (sfruttando i terreni degli scali dismessi) e su quelli delle ex aree militari: si parla di un totale di 7 milioni di metri quadrati in più da edificare.

Il nuovo assessore all’urbanistica De Cesaris e lo staff tecnico che rivedrà nei prossimi mesi le 4.765 obiezioni dovranno vagliare soluzioni radicalmente diverse. Non ci si accontenterà infatti di un restyling, si attendono modifiche sostanziali e in molti auspicano addirittura una ristesura completa. I più critici sostengono che il programma attuale non risponde all’idea di una città moderna e vivibile, ma che pone invece al centro i grandi immobiliaristi; inoltre, lo sviluppo di un’edilizia a basso costo è, nella realtà dei fatti, legata alla costruzione di nuove case e grattacieli per i pochi che se li possono permettere, anche a prezzi elevati. Rischia di crearsi un oligopolio nel settore, perché alle volumetrie disponibili nelle aree ferroviarie e militari potrebbero accedere soltanto grandi imprese e non i piccoli costruttori. Ecco dunque arrivato il momento in cui Pisapia potrà incominciare ad avviare il lavoro su uno dei punti forti del suo programma: dal momento che la costruzione di nuovi edifici sembra non rispondere, per tanti motivi, alle esigenze reali della città, si può pensare attraverso il nuovo PGT di incentivare come da programma elettorale, appunto, la ristrutturazione e il recupero dei tanti abbandonati o non utilizzati.

In città se ne contano più di 80.000, e ciascuno ha una storia che va ripercorsa e analizzata per vagliare la possibilità di interventi davvero validi e migliorativi all'interno del contesto abitativo. Altro impegno elettorale legato al PGT che diventa cruciale in questa fase è la tutela del Parco Sud e delle sue attività agricole, da tenere al riparo dalla cementificazione anche se in percentuali molto basse. Tutto il settore dell’edilizia privata a Milano necessita del resto di un riesame sostanziale e questo anno di tempo che porterà alla ridefinizione del Piano di Governo del Territorio sarà un periodo di riflessione soprattutto in questo senso. Certo ci sarà molto da fare, e da discutere, anche perché non proprio tutti gli elementi della coalizione che guida Milano hanno accolto, diciamo, con lo stesso entusiasmo questa revoca temporanea fortemente voluta invece da Pisapia.

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