Lo strano intreccio di interessi tra il governo e la ’ndrangheta ha prodotto il fattaccio di Rosarno previsto ed organizzato nei minimi termini. Arrivati i fondi europei gli schiavi non servono più ma hanno quasi tutti il permesso di soggiorno. Occorre esasperarli, provocarne la reazione in tutti i modi. Poi la ’ndrina locale chiamerà il coraggioso popolo rosarnese alla vendetta e si riprenderà il controllo del territorio. Noi li espelliamo tutti e ci facciamo sopra anche un po’ di propaganda elettorale sulla tolleranza zero contro i clandestini...
Negli ultimi quindici anni hanno istillato veleni a profusione con le loro tivù piduiste nello stomaco già debole dell’italiano medio. Annunci illusori, insulti, panico, istigazioni di ogni tipo hanno contrassegnato la politica e la “cultura” di questa coalizione. Metto cultura tra virgolette perché una volta giravano pensieri attraverso i libri, l’arte o il cinema.
Oggi i pensieri forti girano attraverso la televisione.
Comunque le parole sono pietre e se uno fa il politico le deve usare con precisione, altrimenti facesse un altro mestiere.
Oppure si prendesse la responsabilità politica di ciò che quelle parole producono. Senza infingimenti né ipocrisie.
Riassunto. Qualche personcina con il cervello poco irrorato dal sangue ha pensato bene poco tempo prima di Natale di addossare all’antiberlusconismo le responsabilità dell’attentato al Premier: “mandanti morali e politici”, strepitavano le bisce del Papi, anche qui dentro.
Dopo il fatto di Rosarno, invece, loro tendono ad addossare ad altri fenomeni le cause di quanto è successo.
Autoassolvendosi dall’accusa di razzismo che invece resta valida. Spiego perché cercando di far capire l’intreccio di interessi coerenti e coordinati che si verifica in questi casi.
Sono decenni ormai che il leghista gioca col razzismo secessionista sicché quando qualcuno a Rosarno piuttosto che a Verona lo prende sul serio e comincia a sparare sui raccoglitori di arance non fa che mettere in pratica la teoria.
E poi c’è poco da fare illazioni: sono i rosarnesi stessi che rimandano alle idee di Bossi.
In un istruttivo documentario di Ballarò di martedì 12 gennaio alcuni piccoli imprenditori calabri della zona ammettevano, direi confessavano, di aver tenuto in nero molti raccoglitori, che “avevano sfamato e questo è il ringraziamento” ed aggiungevano l’intenzione di voler “aprire una sede della lega nord” e che “la mafia in quella storia non c’entrava nulla”.
Ecco: è a questo livello che si evidenzia l’intreccio di cui parlavo.
Insomma l’armamentario subculturale del cittadino perbene omertoso ed anche leghista nella ispirazione.
Quindi i mandanti (veri) delle schifezze rosarnesi sono i leghisti ed i fascisti che hanno pompato merda e veleni negli ultimi decenni. Punto.
E come sempre questi italiani “veri” - che sentono Bossi vicino e non parlano di mafia (“nulla sacciu”) - sono anche smemorati e dimenticano milioni di italiani forse più veri di loro. E clandestini.
“Volevamo braccia, sono arrivati uomini", sospirò trent’anni fa lo scrittore svizzero Max Frisch spiegando perché troppi connazionali fossero così ostili agli immigrati italiani contro cui avevano scatenato tre referendum. Ostilità antica. Anche i nostri nonni furono portati in salvo come i neri di Rosarno.
Politica Mafia ’Ndrangheta Lega Nord Razzismo Governo Immigrati Televisione Rosarno
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