Intervista di Paolo Ricci a Marilda Bonanni, giornalista animalista
Il vergognoso silenzio dei media davanti alla sofferenza del non umano.
Il disprezzo mediatico per il non umano:
"Sei una maledetta animalista!"
I cagnolini con il cappelletto da clown.
La ricerca sulla tratta costa troppo.
"Cari Scalfari, Augias e Mancuso, l’imperativo categorico è limitato a una sola specie?"
Sapete quanti siamo noi che rispettiamo il non umano?
I Jihadisti torturano i cuccioli di Omar, il figlio di Bin Laden.
I nemici del non umano.
Marilda, lei è di Napoli, vero?
Sì.
Il suo vero nome è Marilda Bonanni o è un altro? Se è un altro è perché lei teme di avere problemi?
Un animalista a Napoli combatte con problemi che non sono bazzecole, punto primo. Se altrove è solo l’ignoranza a far paura, qui al sud la camorra e la mafia sono un ulteriore ostacolo. Una volta ho usato un nome falso anche per spedire una lettera a un noto giornale nazionale che aveva pubblicato una foto in prima pagina di cani in combattimento per illustrare la notizia di un bambino "sbranato" (anche su questo verbo dovremmo a lungo discutere) da un cane. Devo però dire che la pubblicarono, facendo ammenda. Punto secondo, parlerò anche di colleghi. Che potrebbero riconoscersi. Lei non sa quanto i giornalisti possono essere vendicativi...
Mi ha colpito ultimamente il clamore sulla cagna di Edmondo Berselli. Hanno scritto su Liù, Gad Lerner e Michele Serra. Il solito aggregato mediatico-autoreferenziale. Parlano sempre tra loro. Vivono in un pianeta che non è il nostro. È la media-crazia. Se lo ricordino Stella e Izzo. A Berselli gli si inumidiscono gli occhi quando vede dei cuccioli; e dice testualmente: "Come sempre quando vedo i neonati, a me viene da piangere" ma se noi gli mandiamo questa fotoe gli diciamo questo neonato langue nell’orrore, lo aiuti; Berselli lo ignora. E questo è "canilismo degenere": "esalta il tuo cane e fregatene di tutti gli altri". Lei che ne pensa?
Non la prenda come una generalizzazione, ma ci sono tante cose nelle quali i media si comportano come "degeneri", ossia tralignano dalle loro vocazioni e preferiscono - per un malinteso senso di "ciò-che-piace-ai-lettori" (di cui non hanno più contezza reale ormai da qualche decennio) - procedere per stereotipi. Quello relativo agli animali, per mia esperienza pluriennale, ricalca perlopiù l’idea di animali che ha la gente in generale. Ossia: si compra un cucciolo a Natale, possibilmente un Balto o un "Carica dei 101", a seconda della moda. Poi, quando ci si rende conto che un cucciolo non è di peluche ma che va educato, seguito e che non può stare buttato in un giardino da solo (e badi bene che questa è la migliore delle ipotesi), bisogna disfarsene in qualche modo. Ora tra i Vip vanno di moda le pensioni, che per un cane che è stato in casa o a stretto contatto con un padrone, sono letali. Il "cane del giornalista" è una specie di cane di peluche: in fondo con i nostri ritmi di lavoro, quando ci vede? Mai..