Cosa è successo davvero dentro Cicerale? Nei processi dei reati prescritti, delle truffe tentate?
E dentro l’inceneritore? Cosa entrava, quanto bruciava, quanti cani sono passati per il camino?
Quanta moneta sporca ha fruttato ad un privato, l’ignoranza, l’amicizia dello Stato tra Asl pasticcione, la coincidenza delle parentele, i Sindaci indifferenti e gli appalti vinti senza requisiti?
Questa, che Chiliamacisegua divulga, è la prima inchiesta giornalistica minuziosa e documentata che prende in mano sul serio le carte di Cicerale, le mette insieme una dopo l’altra, che interroga
il Viminale e il Ministero della Salute sui 15 anni del canile più discusso d’Italia.
Questa è la vera storia dell’orrore di Cicerale.
Sotto gli occhi di tutti coloro che vorranno e sapranno leggere. E farne l’uso che si deve.
E questo che
leggete su la Padania dell’7 febbraio 2010, a firma di Stefania Piazzo, non e’
un articolo: E’ UNA BOMBA!
Il coraggio di Stefania ha acceso la miccia.
Ad orologeria, a tempo.
Siamo qui a volerci godere lo spettacolo. Delle risposte e dei provvedimenti.
Beh è arrivata finalmente quell’ora:
Stato fai lo Stato, salva la giustizia che da queste parte è ancora costretta a battere i marciapiedi!
CICERALE STORIA INEDITA DI UN SISTEMA
Un inceneritore nel Comune in cui bruciare, eventualmente, la droga sequestrata. Un canile con e senza autorizzazioni. Fatture di accalappiamenti tutte da verificare. Un processo per reati tributari verso i comuni convenzionati, reati finiti in prescrizione (correvano gli anni 1994 e 1995 e si parlava di fatture emesse per operazioni in parte o in tutto inesistenti o con importi superiori…).
E, ancora, altri pagamenti incassati a fronte di nessun sindaco che andò a sbirciare quanto cani erano stati catturati nei furgoncini.
Nessuna ulteriore verifica tributaria.
Perché? Tanti processi per maltrattamento.
Perché? Appalti vinti senza requisiti.
Perché?
E poi? Varie ed eventuali.
Si può scrivere? Bisogna scrivere.
La storia di Cicerale è scolastica, didattica, perché insegna come funziona in Italia il sistema canili, il meccanismo delle convenzioni, delle autorizzazioni. Quando ci sono. Dei cani accalappiati in abbondanza, magari sempre quelli, pagati sull’unghia dai comuni, che non controllavano se quanto pagavano corrispondeva alla pesca miracolosa del furgoncino.
Ed è un sistema sublime da scoprire visto che la premiata ditta Cicerale si aggiudicava gli appalti, al ribasso anche del 54%, senza presentare tutte le carte ma solo quelle per “allevamento e addestramento cani” intestata al padre e non al figlio titolare.
Cosa ben diversa dal fare canile. Come dire: faccio l’esame da ragioniere e mi danno la laurea.
Giornalista, vicepresidente di Chiliamacisegua, Associzione no profit a tutela del benessere animale
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