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25 aprile, Comunità ebraica romana contro l’ANPI | Penose menzogne "per la difesa di Israele"

Per il terzo anno consecutivo l’intolleranza delle comunità ebraica romana, che in un tempo lontano era di sinistra e da decenni è dominata dall’intolleranza e dal fanatismo antipalestinese e filoimperialista, è riuscita a mobilitare i mass media contro l’ANPI di Roma negandole il diritto di rappresentare la Resistenza al fascismo per il crimine di aver invitato la moderatissima rappresentanza palestinese al corteo del 25 aprile.

Ne avevo già parlato un paio d’anni fa, in un articolo su un episodio analogo, a proposito della leggendaria “Brigata ebraica”, e come mi accade sempre più spesso avevo rinunciato a scrivere di nuovo sull’argomento. Sono sempre più scoraggiato di fronte all’immensità del compito di smantellare un mare di bugie ripetute ipocritamente o stupidamente da tantissimi “autorevoli” commentatori.

Ma questa volta una sedicente “analisi” del prof. Giovanni Sabbatucci su “la Stampa” mi ha spinto a reagire al cumulo di frottole contenute nell’articolo.

Prima di tutto Sabbatucci capovolge la responsabilità dell’intolleranza, attribuendola, esattamente come fa la Comunità ebraica, all’ANPI che “non rappresenta più i veri partigiani”. Sottinteso: quelli veri sono morti e si sarebbero guardati bene dal rifiutare l’appoggio al referendum renziano sulla costituzione o dall’invitare rappresentanti palestinesi. Invece sarebbero vivi (praticamente immortali) i “superstiti” della “Brigata Ebraica che combatterono sul fronte italiano dopo essere sfuggiti avventurosamente alla morte nei lager”. Quante bugie in poche righe. Dietro la bandiera della Brigata ebraica (che originariamente si chiamava “brigata palestinese” ed era stata arruolata dai britannici non tra gli scampati ai lager ma in Palestina, tra le milizie di autodifesa sionista che avevano contribuito a soffocare nel sangue la rivolta palestinese del 1936-1939) nelle manifestazioni antifasciste non sfilavano i “pochi superstiti” ma alcuni esponenti della destra sionista che utilizzavano quel simbolo per provocare non solo e non tanto i palestinesi, ma tutti quelli che condannano la prepotenza coloniale dello Stato d’Israele.

Sabbatucci è compiaciuto della scelta meschina ma logica del PD, che ha deciso di non partecipare al corteo antifascista (di cui non gli importa niente) per solidarietà con lo Stato sionista con cui fa ottimi affari e ha una stretta collaborazione militare. Ma li giustifica asserendo che “associare i combattenti palestinesi alle celebrazioni ufficiali per la sconfitta del nazifascismo significa commettere un clamoroso errore storico oltre che un atto politicamente inopportuno”. E qui tira fuori la vecchia costruzione ideologica che presenta il Gran Muftì di Gerusalemme Amin al Hussein come “amico di Hitler” e attribuendogli come Netanyahu la responsabilità di aver incoraggiato il Fűhrer a “perseguire fino in fondo il programma di sterminio del popolo ebraico”.

Ne avevo già parlato in occasione della prima sortita di questi storici a comando (vedi: La menzogna di Netanyahu e la faziosità della grande stampa e Gli arabi e la Shoah) e ne avevo scritto più volte in passato, anche utilizzando i lavori di quello che secondo Sabatucci sarebbe stato il suo maestro, Renzo De Felice, in particolare il rigoroso Il fascismo e l’Oriente. Arabi, ebrei e indiani nella politica di Mussolini (il Mulino, Bologna, 1988) che riconduceva la vicenda di Ami’n al-Husaini alla storia delle lotte contro il colonialismo, che videro molti leader di movimenti di liberazione illudersi di potersi giovare dell’aiuto dei nemici del proprio nemico. Sabbatucci, naturalmente, dimentica i sionisti revisionisti di Jabotinsky (riferimento ideologico del Likud e di gran parte della destra oggi al governo nello Stato di Israele) ospitati a lungo da Mussolini e addestrati militarmente nella scuola navale fascista di Civitavecchia, e identifica l’intero popolo palestinese con il Muftì, che invece era stato inizialmente scelto dagli inglesi e poi da loro braccato e condannato solo quando dalla pressione popolare era stato costretto a solidarizzare con la rivolta palestinese, e costretto a cercare protezione dai nemici dei suoi nemici. Per Sabatucci, la sconfitta del nazismo “fu in fondo la sconfitta di tutti i palestinesi”. E quindi ora stiano fuori dai cortei antifascisti…

PS. In difesa dell’ANPI e in polemica con il PD, è sceso Miguel Gotor del MPD, che però ha accettato tranquillamente la leggenda sulle “Brigate Ebraiche che hanno dato un contributo importante alla Liberazione” senza accorgersi che la loro ricomparsa era solo un pretesto per infilare nei cortei antifascisti le bandiere di Israele, cioè di uno Stato colonialista e oppressore, che suscitano legittima ostilità. E a dimostrazione che non segue per niente la tragica situazione in Medio Oriente, ha auspicato candidamente che abbia successo l’impegno dell’ANPI a far manifestare insieme palestinesi e comunità ebraiche, allo scopo di “promuovere il diritto alla coesistenza di due popoli in due Stati, isolando le posizioni oltranziste da entrambe le parti”. Gotor, a quanto pare, vive nel regno dei sogni! Poveri palestinesi, hanno tanti nemici ma anche non pochi “amici” dispensatori di cattivi consigli…

 

[Sulla situazione palestinese, vedi sul sito i recenti: Il dibattito su due Stati o unico Stato e Warschawski - SUMUD. RESISTERE ALLA MAREA]

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Persio Flacco (---.---.---.5) 22 aprile 12:20
    Una osservazione: *Israele è uno Stato*, una entità nella quale si riconoscono persone e gruppi con idee politiche di ogni genere. Si tratta quindi di una entità *neutra*, che non coincide affatto col regime che pro tempore la governa.
    Se così non fosse avrebbero ragione gli antisemiti a sostenere che ogni ebreo israeliano è responsabile delle azioni dei governi israeliani. Una forma di pensiero di tipo razzista questa che paradossalmente è manifestata in modo esplicito dai vertici della Comunità Ebraica, i quali accollano a tutti i palestinesi le responsabilità del gran muftì di Gerusalemme.
    La Brigata Ebraica (questo il suo simbolo https://tinyurl.com/kgqaacy) era una formazione militare inquadrata nel British Army, che comprendeva diverse altre truppe straniere, come i Gurkha indiani ad esempio. Tra i diversi contributi stranieri alla guerra erano anche le tristemente note truppe marocchine alle dipendenze dell’Armée francese. Tutte combatterono contro il nazifascismo in Italia, ma non mi pare pretendano oggi di sfilare con la loro bandiera nel corteo del 25 aprile.
    Gli ebrei che combatterono nella Resistenza lo fecero da italiani, sotto questa bandiera: https://tinyurl.com/ltrwcpd, non sotto quella di Israele, che nacque nel ’48.
    Le bandiere *israeliane*, nemmeno quelle della Brigata Ebraica quindi, sono un elemento spurio alla sfilata del 25 aprile al pari di quelle palestinesi.
    Tuttavia le bandiere *israeliane* potrebbero benissimo sfilare accanto a quelle *palestinesi* in nome dei valori unificanti della Resistenza. Sarebbe anzi una splendida dimostrazione di una volontà pacifica di reciproco riconoscimento tra due popoli da troppo tempo in conflitto.
    Purtroppo gli organi dirigenti della Comunità Ebraica sembrano totalmente schierati non nella difesa di Israele ma in quella del regime sionista di ultradestra che lo governa. Dunque, per quanto sia triste, è probabilmente appropriato che non partecipi alla manifestazione dell’ANPI.

  • Di GeriSteve (---.---.---.253) 22 aprile 14:59

    A me sembra che l’ANPI avrebbe fatto meglio a non invitare la brigata ebraica e ancor più a non invitare una rappresentanza palestinese, che non si capisce proprio cosa c’entri.

    La questione è intricatissima, ci sono colpe e torti da tutte le parti e terribili confusioni fra ebrei, israeliani e i loro governi teocratici.

    Incredibilmente, una cosa giusta l’aveva detta Gheddafi, e cioè che la soluzione era un solo stato in cui tutti fossero ugualmente cittadini, ma non è praticabile perchè c’è troppo odio, anche alimentato dall’esterno.

    Un esemplare elemento di confusione sta nell’uso della parola "palestinese": ma chi sarebbero i palestinesi?

    A me sembrerebbe ovvio che siano tutti gli abitanti della palestina, che non è uno stato, ma una regione sì. Invece c’è chi vuole escludere sia gli ebrei che gli israeliani nonchè i cristiano maroniti, i copti e i cattolici, e però includerci persone che invece abitano in Giordania, in Libano, in altre parti del mondo arabo e in Europa...

    L’interpretazione prevalente sarebbe che i palestinesi siano persone di lingua araba e di religione islamica con una qualche attinenza con la palestina. Ma anche in quella accezione rientrano persone acerrimamente nemiche fra loro: ricordiamoci che Gaza è stata sottratta al governo dell’Olp a colpi di kalashnikof da Hamas e che negli islamici c’è odio e guerra fra sunniti, salafiti, alawiti, ismailiti, sciiti, drusi... e che molti islamici "resistono" all’oppressione di governi di religione opposta, come nel caso siriano in cui i sunniti "resistono" agli alawiti appoggiati dagli sciiti.
    E allora quali palestinesi invita l’ANPI? i palestinesi di Hamas o quelli dell’Olp? i sunniti o i salafiti?
    E allora, perchè non invitare anche i curdi che sono perseguitati e resistono in Turchia, in Siria e in Iraq? O i Tamil dello Shri Lanka?

    In Europa la Resistenza è stata un fenomeno grandioso, chiaramente di resistenza contro il nazifascismo, senza distinzioni di lingua o di religione o di ideologie, anche se -purtroppo- ci sono state brigate partigiane anarchiche, comuniste, socialiste, cattoliche e monarchiche. Caduto il nazifascismo in Europa, fenomeni analoghi si sono avuti poi con le varie dittature sudamericane e centroamericane, contro cui hanno combattuto guerriglieri che anch’essi ben meritano il titolo di resistenti antifascisti. Ma l’estensione ai "palestinesi" mi è del tutto incomprensibile.

    GeriSteve

  • Di nonnoFranco (---.---.---.67) 23 aprile 12:15

    Forse risulta molto comprensibile se si vede la realtà.
     in Palestina NON c’è nè dittatura nè persecuzione, c’è la "Metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui e l’annullamento dei valori e dei documenti culturali"=GENOCIDIO

    • Di Persio Flacco (---.---.---.5) 24 aprile 11:47

      Caro nonno Franco, di genocidio vero e proprio non si può parlare: non ci sono sistematiche uccisioni di massa, l’eliminazione fisica degli arabi palestinesi non è praticata con l’obiettivo di far scomparire quel gruppo umano che, anzi, aumenta la sua consistenza demografica.

      Vi è piuttosto il tentativo di spezzare psicologicamente la resistenza degli arabi palestinesi, di cancellare la loro identità culturale, di indurli ad abbandonare il territorio emigrando definitivamente nei Paesi circostanti rendendogli la vita impossibile attraverso metodiche angheria, umiliazioni, espropriazioni, rifiuto della loro presenza, dei loro diritti, della loro storia. Si tratta di qualcosa di molto più raffinato, quindi. E del resto nessuno al mondo, ad iniziare dalla grande maggioranza degli stessi ebrei israeliani, potrebbe tollerare un vero e proprio sterminio.
      Si tratta invece di una strategia di lungo periodo decisa dalla cupola sionista molti anni fa e che ha diversi obiettivi. Il primo, come dicevo, è indurre gli arabi ad abbandonare ogni speranza di poter resistere, ad andarsene "spontaneamente" o a rassegnarsi a diventare invisibili.
      Il secondo, altrettanto importante e tragico, è insegnare agli ebrei (non solo a quelli israeliani) ad essere un popolo di dominatori piuttosto che un popolo di giusti. La vittima designata in questo caso è l’ebraismo, come corrente culturale profonda e complessa, e il giudaismo come religione universalistica. Il primo da sostituire con la ennesima versione del più classico dei nazionalismi; il secondo con la interpretazione particolaristica e integralista della Torah nella quale l’eccezionalismo del popolo di Israele, la sua esclusiva alleanza con d.o, diventi il carattere dominante e finalistico.
      E’ una strategia folle, come sono folli solitamente tutte le strategie di questo genere, che rischia seriamente di mettere in pericolo l’esistenza stessa di Israele e di provocare nuove ondate di odio antisemita in tutto il mondo.
      In questo senso vittime sono gli arabi palestinesi, ma anche gli ebrei.
      Purtroppo, a quanto pare, nemmeno le persone più intelligenti e buone riescono a scorgere questo disegno.
  • Di GeriSteve (---.---.---.35) 23 aprile 13:22

    Mi risulta che ci sia del vero, ma mi risulta anche che lì ci sia chi vuole combattere la sua Jihad per sterminare tutti gli ebrei e i non islamici: un altro genocidio.

     Mi risulta anche che da quelle parti molte persone non si riconoscono in quella follie e credo che debbano essere menzionati, altrimenti sembra che non esistano.

    Peraltro, mi resta incomprensibile l’invito dell’ANPI ai "palestinesi".

    GeriSteve

  • Di nonnoFranco (---.---.---.67) 24 aprile 06:39

    SUPERIOR STABAT LUPUS, LONGEQUE INFERIOR AGNUS

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