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Il vino italiano sta vivendo una trasformazione profonda. In un mercato caratterizzato da consumi più selettivi e da una crescente attenzione al valore percepito, il futuro del settore non dipende più soltanto dalla qualità della bottiglia, ma dalla capacità di costruire esperienze memorabili attorno al territorio, alla cultura e all’identità delle destinazioni vitivinicole. Secondo alcune analisi italiane, il mercato premia sempre più i prodotti capaci di esprimere autenticità, desiderabilità e connessione con il territorio, mentre per il vino premium italiano si prevede una crescita superiore alla media mondiale nei prossimi anni. In questo scenario, l’enoturismo in bicicletta emerge come una delle opportunità più interessanti per le cantine e per le destinazioni rurali italiane.
Chi sceglie una vacanza in bicicletta cerca sempre più spesso esperienze autentiche, sostenibili e legate alle eccellenze locali. Le cantine rappresentano una tappa naturale lungo gli itinerari cicloturistici, soprattutto nelle aree collinari e nei grandi distretti vitivinicoli italiani come Langhe, Valdobbiadene, Chianti, Franciacorta, Maremma e Sicilia occidentale, solo per fare alcuni esempi. Il cicloturista contemporaneo non è interessato esclusivamente alla performance sportiva. Cerca cultura, paesaggio, gastronomia e contatto diretto con i produttori. Un dato particolarmente significativo evidenzia che circa un cicloturista su due associa l’esperienza in bicicletta alla scoperta del patrimonio culturale e delle eccellenze enogastronomiche del territorio. Questa convergenza tra bici e vino crea un prodotto turistico ad alto valore aggiunto, capace di generare ricadute economiche diffuse lungo tutta la filiera locale.
Chi sono i cicloturisti che visitano le cantineI dati più recenti mostrano un mercato sempre più ampio e diversificato. Nel 2025 il cicloturismo in Italia ha generato circa 49 milioni di presenze e un impatto economico stimato in 6,4 miliardi di euro. Crescono le donne, le coppie e i giovani della Generazione Z e i meno giovani della Generazione X, mentre aumenta la spesa destinata alle esperienze e ai prodotti del territorio. Si tratta di un pubblico particolarmente interessante per le aziende vitivinicole: viaggiatori con una buona capacità di spesa, motivati dalla ricerca di autenticità e disposti a dedicare tempo alle degustazioni, alle visite guidate e agli acquisti diretti. Non sorprende quindi che oltre sette visitatori su dieci acquistino vino dopo aver visitato una cantina. Nel 2025 lo scontrino medio registrato nelle vendite dirette è stato di circa 147 euro, con una media di oltre sette bottiglie acquistate per visita.
Uno dei principali vantaggi dell’enoturismo in bicicletta riguarda la capacità di distribuire i flussi turistici durante l’intero anno. A differenza del turismo balneare o delle vacanze concentrate nei mesi estivi, il turismo del vino può essere vissuto in primavera, in autunno e persino durante l’inverno nelle regioni caratterizzate da climi più miti. Le stagioni della vendemmia, della potatura e del risveglio vegetativo offrono infatti occasioni di visita differenti e complementari. Gli esperti del settore individuano proprio nella destagionalizzazione una delle principali sfide e opportunità dell’enoturismo italiano. La possibilità di combinare percorsi ciclabili, degustazioni, ospitalità diffusa e attività outdoor consente di attrarre visitatori anche nei periodi tradizionalmente meno frequentati.

Per molte aziende vitivinicole il vero valore futuro potrebbe nascere sempre meno dalla sola vendita del vino e sempre più dalla costruzione di un ecosistema di esperienze. Percorsi bike friendly, servizi per e-bike, punti di ricarica, aree di sosta, visite guidate dedicate ai cicloturisti e pacchetti integrati con strutture ricettive rappresentano strumenti concreti per aumentare la permanenza media dei visitatori e generare nuove fonti di reddito. In un momento in cui il settore vinicolo deve confrontarsi con consumi più contenuti e mercati più selettivi, il binomio tra vino e bicicletta offre una risposta credibile alle nuove esigenze dei viaggiatori.
Il nuovo lusso del vino italiano non è soltanto possedere una bottiglia prestigiosa. È vivere il territorio che la produce, incontrare chi la crea e raggiungere una cantina percorrendo strade secondarie immerse nei vigneti. L’enoturismo in bicicletta interpreta perfettamente questa evoluzione della domanda turistica: un’esperienza sostenibile, lenta e autentica che valorizza i territori, aumenta la redditività delle aziende e contribuisce a distribuire i flussi turistici durante tutto l’anno. Per il turismo italiano e per il comparto vitivinicolo, potrebbe essere una delle strade più promettenti verso il futuro.
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La Val Chisone offre alcuni dei percorsi più spettacolari del Piemonte per gli appassionati di mountain bike. Tra questi spicca l’itinerario che conduce al Lago di Laux, un tracciato impegnativo e panoramico che combina lunghe salite, strade forestali, sentieri alpini e luoghi ricchi di storia. Con oltre 47 chilometri di sviluppo e circa 1.665 metri di dislivello positivo, questo percorso che porta al Lago di Laux in mountain bike, è pensato per biker allenati, o muniti di e-bike, che desiderano vivere la montagna lontano dal traffico, attraversando alcuni degli scenari più affascinanti dell’Alta Val Chisone.
La partenza avviene da Pinerolo, porta naturale delle valli olimpiche piemontesi. Dopo i primi chilometri di avvicinamento, il percorso entra gradualmente nella Val Chisone, attraversando Villar Perosa e risalendo il fondovalle verso quote sempre più elevate. Ben presto l’ambiente cambia. L’asfalto lascia spazio a tratti sterrati, piste forestali e percorsi immersi nei boschi. È qui che l’itinerario rivela la sua vera anima da mountain bike, offrendo continui cambi di scenario tra castagneti, pinete e panorami aperti sulle montagne circostanti.
Durante la risalita della Val Chisone, uno degli incontri più spettacolari è quello con il Forte di Fenestrelle, un’imponente fortificazione sabauda che domina il versante sinistro della valle. Costruito a partire dal 1728 per volontà dei Savoia, il complesso si sviluppa per oltre tre chilometri lungo il fianco della montagna e copre un dislivello di circa 650 metri, caratteristiche che gli hanno valso il soprannome di “Grande Muraglia Piemontese”. Considerata la più grande fortezza alpina d’Europa, l’opera comprende bastioni, ridotte, polveriere e caserme collegati dalla celebre Scala Coperta, una scalinata interna composta da quasi 4.000 gradini. Oggi il forte è uno dei principali poli turistici delle Valli Olimpiche e propone visite guidate che consentono di esplorare le sue architetture militari e di approfondire la storia del confine occidentale del Regno di Sardegna. Per chi percorre questo itinerario in mountain bike, il Forte di Fenestrelle rappresenta molto più di una semplice attrazione storica. Le sue mura emergono dal bosco in modo scenografico e accompagnano il ciclista per diversi chilometri, regalando alcuni degli scorci più suggestivi dell’intera escursione. Una breve sosta fotografica ai piedi della fortezza permette di apprezzarne le dimensioni monumentali e di ammirare dall’alto il panorama sulla Val Chisone prima di proseguire verso Usseaux e il Lago di Laux.

I sentieri e le strade militari che caratterizzano questa parte della valle raccontano secoli di storia alpina. Ogni tornante offre nuove prospettive sulla fortezza e sulle montagne che la circondano. Se qualcuno ha ancora voglia di salita, vi consigliamo un passaggio ad Usseaux, uno dei borghi più belli d’Italia, che conserva un’atmosfera autentica che ben si integra con il carattere naturalistico dell’itinerario.
Superato Fenestrelle qualche chilometro di asfalto ci conducono verso il Lago di Laux, piccolo specchio d’acqua alpino incastonato tra boschi e montagne. L’arrivo avviene a oltre 1.300 metri di quota, in un contesto naturale che ripaga pienamente dello sforzo affrontato. Le acque del lago riflettono il verde dei boschi e il profilo delle montagne, creando uno degli scorci più fotografati dell’intera Val Chisone. Dopo una lunga salita e numerosi tratti off-road, il Lago di Laux rappresenta la ricompensa perfetta per ogni biker: tranquillità, silenzio e un panorama capace di raccontare l’essenza delle Alpi piemontesi.
Scheda tecnica del percorsoIl percorso verso il Lago di Laux è una delle escursioni più complete dell’Alta Val Chisone. Riunisce panorami alpini, lunghi tratti immersi nei boschi, testimonianze storiche come il Forte di Fenestrelle e una destinazione finale di grande fascino naturalistico. Un itinerario ideale per chi cerca una vera esperienza di mountain bike nelle Alpi piemontesi, lontano dalle rotte più affollate e immerso in uno degli angoli più autentici del territorio.
traccia gpx: Pinerolo – Lago di Laux
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Pedalare intorno al Latemar significa immergersi in uno degli scenari più spettacolari delle Dolomiti Patrimonio UNESCO. Questo itinerario ad anello di circa 67 chilometri, con oltre 2.700 metri di dislivello positivo e una quota massima superiore ai 2.170 metri, rappresenta una delle esperienze più complete per gli appassionati di cicloturismo alpino e mountain bike. Io parto, per il giro del Latemar in bicicletta, da Nova Ponente in Val d’Ega, circondata da boschi di abete e dominata dalle imponenti pareti del Latemar, ma essendo il percorso, un anello, è possibile partire da dove si vuole. Fin dai primi chilometri il percorso offre vedute straordinarie sulle cime dolomitiche e sui vasti pascoli d’alta quota che caratterizzano questa parte dell’Alto Adige.
Il Latemar: una cattedrale di roccia tra Alto Adige e TrentinoIl gruppo del Latemar si estende tra la Val d’Ega, la Val di Fiemme e la Val di Fassa, formando una delle architetture naturali più affascinanti delle Dolomiti. Le sue torri calcaree, scolpite dall’erosione nel corso di milioni di anni, assumono colori straordinari all’alba e al tramonto, fenomeno noto come Enrosadira. Durante il giro, la montagna accompagna costantemente il ciclista con prospettive sempre diverse: dalle pareti verticali che si elevano sopra Carezza ai vasti altipiani erbosi di Pampeago, fino alle creste che dominano il Passo Costalunga.
Uno dei primi tratti dell’itinerario attraversa l’area di Obereggen, celebre sia per gli sport invernali sia per le attività outdoor estive. In estate gli impianti e i rifugi diventano punti di riferimento per escursionisti e biker provenienti da tutta Europa.
Tra i luoghi più famosi incontrati lungo il giro spicca il Lago di Carezza, considerato uno dei laghi alpini più belli d’Europa. Le sue acque riflettono le pareti del Catinaccio e del Latemar creando immagini che hanno ispirato fotografi e viaggiatori da generazioni. Poco oltre si raggiunge il Passo Costalunga, storico valico alpino che collega Alto Adige e Trentino. Da qui si aprono scenari spettacolari sulle vallate circostanti e sulle principali cime dolomitiche.

Dopo aver ammirato i riflessi del Lago di Carezza e attraversato il Passo Costalunga, il percorso scende verso la Val di Fassa raggiungendo Moena, conosciuta come la “Fata delle Dolomiti”. Le eleganti architetture alpine, le piazze curate e la posizione privilegiata ai piedi delle montagne rendono questo borgo una delle mete più apprezzate dell’intero arco dolomitico. La pedalata prosegue poi verso Predazzo, porta d’accesso alla Val di Fiemme e importante centro turistico circondato da foreste secolari e spettacolari gruppi montuosi. Qui il territorio cambia nuovamente volto, alternando piste ciclabili, prati alpini e panorami che spaziano dalle Pale di San Martino fino alle vette del Lagorai.
Da Predazzo il percorso riprende quota grazie alla cabinovia che conduce nell’area di Passo Feudo, uno dei balconi panoramici più suggestivi dell’intero comprensorio del Latemar. Da qui si entra in un ambiente d’alta montagna dominato da pascoli, rifugi e sentieri che si sviluppano ai piedi delle imponenti pareti dolomitiche.
L’area di Pampeago rappresenta il tratto finale della grande traversata intorno al Latemar. I pascoli aperti e le ampie vedute permettono di osservare da vicino le spettacolari torri rocciose che caratterizzano questo gruppo montuoso Patrimonio UNESCO. Uno dei momenti più emozionanti dell’itinerario è la pedalata attraverso un vasto campo fiorito d’alta quota, dove il sentiero si snoda tra colori e profumi alpini regalando una vista straordinaria sull’intero gruppo del Latemar e sulle guglie del Catinaccio. In poche centinaia di metri si concentra uno dei panorami più iconici delle Dolomiti, capace di lasciare senza parole anche i ciclisti più esperti. Il percorso prosegue quindi tra boschi e strade di montagna riportando gradualmente verso Nova Ponente, in Val d’Ega, chiudendo un anello che racchiude alcune delle più belle testimonianze paesaggistiche delle Dolomiti.
Questo anello rappresenta una delle migliori esperienze di cicloturismo nelle Dolomiti grazie alla combinazione di paesaggi straordinari, sfida sportiva e ricchezza naturalistica. Le salite impegnative vengono ampiamente ripagate da panorami continui e da una straordinaria varietà di ambienti montani. Per chi cerca un itinerario iconico nelle Dolomiti, il Giro del Latemar in bicicletta offre tutto ciò che un cicloturista può desiderare: montagne leggendarie, passi alpini, laghi da cartolina, rifugi accoglienti e un’immersione totale nel patrimonio naturale UNESCO.
Traccia gpx: giro del Latemar
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Nel panorama degli eventi gravel italiani, sempre più orientati alla performance e alla competizione, River&Peaks, in Friuli, sceglie una strada diversa. Più autentica, più lenta, più profonda. Un progetto nato per mettere al centro il territorio friulano, la comunità locale e il piacere della scoperta attraverso la bicicletta.
L’evento, raccontato dalla voce e dalla visione di Mattia De Marchi, non si limita a essere una manifestazione sportiva. È un viaggio dentro la montagna, tra boschi, fiumi, strade bianche e silenzi alpini che trasformano ogni chilometro in un’esperienza sensoriale e personale.
River&Peaks nasce infatti da un’idea semplice ma potentissima: esplorare senza filtri uno dei territori più autentici d’Italia, vivendo il gravel come strumento di connessione con la natura e con sé stessi.
Il Friuli diventa protagonista del viaggio gravelCiò che rende River&Peaks diverso da molti altri eventi dedicati al gravel è il rapporto profondo con il territorio del Friuli. Qui il paesaggio non è uno sfondo, ma parte integrante dell’esperienza.
Ogni percorso viene progettato con attenzione per valorizzare le peculiarità del Friuli Venezia Giulia: salite impegnative, discese tecniche, sterrati veloci e scorci panoramici si alternano creando un equilibrio perfetto tra adrenalina e contemplazione.
La fatica non viene vissuta come un ostacolo da superare nel minor tempo possibile, ma come una chiave di accesso alla meraviglia. Pedalare tra le montagne friulane significa rallentare, osservare e lasciarsi attraversare dal territorio.
Secondo Mattia De Marchi, è proprio questo elemento a rendere speciale River&Peaks: la capacità di creare ricordi indelebili attraverso il contatto diretto con l’ambiente.
“Il tempo è solo un numero”: la filosofia di River&PeaksNel mondo del ciclismo moderno dominato da watt, classifiche e cronometri, River&Peaks propone una filosofia quasi controcorrente. L’obiettivo non è vincere, ma vivere pienamente il percorso.
“Il tempo è solo un numero”, spiega De Marchi. Una frase che sintetizza perfettamente lo spirito dell’evento.
Fermarsi lungo il tragitto per ammirare un panorama, ascoltare il rumore dell’acqua o semplicemente recuperare il fiato diventa parte integrante dell’esperienza. In questo approccio il gravel ritrova la sua essenza più pura: esplorazione, libertà e condivisione.
Non esiste l’ossessione della prestazione. Ogni partecipante è invitato a seguire il proprio ritmo, trasformando la pedalata in un dialogo continuo con la montagna.
River&Peaks non punta solo sulla qualità tecnica dei percorsi. Il progetto coinvolge attivamente le realtà locali per offrire ai partecipanti un’immersione autentica nella cultura friulana.
Dalle strutture ricettive ai produttori del territorio, fino alle attività presenti nel villaggio dell’evento, ogni dettaglio contribuisce a raccontare il volto più genuino del Friuli.
È una scelta precisa, quasi una missione: fare in modo che chi arriva per pedalare possa anche conoscere, assaporare e vivere il territorio in tutte le sue sfumature.
Questa attenzione ai dettagli rappresenta uno degli aspetti più apprezzati del format. Perché spesso sono proprio le piccole cose — un ristoro curato, un’accoglienza sincera, una pausa panoramica — a trasformare un evento sportivo in qualcosa di memorabile.
La crescita del gravel negli ultimi anni racconta anche un cambiamento culturale nel modo di vivere la bicicletta e il viaggio.
Sempre più ciclisti cercano esperienze immersive, lontane dal traffico e vicine alla natura. In questo contesto, River&Peaks interpreta perfettamente il nuovo concetto di turismo lento su due ruote.
Il Friuli Venezia Giulia, con la sua varietà paesaggistica e la sua autenticità ancora poco inflazionata, diventa così una destinazione ideale per chi ama il bikepacking e l’avventura outdoor.
Boschi incontaminati, torrenti cristallini e strade secondarie si trasformano in un patrimonio da esplorare con rispetto, curiosità e spirito di adattamento.
L’attenzione all’ambiente non è un semplice messaggio di facciata, ma parte integrante della visione dell’evento: vivere la natura senza consumarla, rispettandone ritmi e fragilità.
River&Peaks guarda al futuro del gravel italianoL’obiettivo di River&Peaks è continuare a crescere mantenendo intatta la propria identità. Non diventare soltanto un grande evento gravel, ma un progetto capace di raccontare il Friuli attraverso lo sport e l’esplorazione.
In un’epoca in cui il ciclismo cerca sempre più autenticità, esperienze vere e connessioni profonde con i territori, River&Peaks e il Friuli, sembrano aver trovato la propria direzione: quella in cui natura, fatica e meraviglia pedalano finalmente insieme.
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La bicicletta non è soltanto un mezzo di trasporto per Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Negli ultimi anni è diventata una vera filosofia di viaggio, un modo per entrare in contatto con territori, persone e paesaggi. Dopo le esperienze cicloturistiche che hanno accompagnato le sue tournée più recenti, l’artista ha annunciato che anche l’estate 2026 sarà vissuta in sella, collegando le tappe del suo tour europeo e del successivo Jova Summer Party attraverso un lungo itinerario di circa 2.000 chilometri. Il progetto, denominato “Jova Giro”, unirà musica e mobilità lenta in un racconto itinerante che attraverserà gran parte dell’Italia centro-meridionale, valorizzando territori spesso lontani dai tradizionali flussi turistici.
L’iniziativa di Jovanotti rappresenta molto più di una semplice sfida sportiva. Il cantautore ha più volte sottolineato come le ciclovie e le infrastrutture dedicate alle biciclette siano una risorsa strategica per il turismo sostenibile e per l’economia dei territori.
La scelta di percorrere il tragitto tra una tappa e l’altra pedalando offre una vetrina straordinaria a un settore in forte crescita. Il cicloturismo, infatti, continua a registrare numeri importanti in tutta Europa grazie alla crescente domanda di vacanze attive, esperienziali e rispettose dell’ambiente.
Perché il viaggio di Jovanotti può ispirare nuovi cicloturistiLa forza del progetto sta nella sua capacità di raccontare il viaggio lento come esperienza accessibile. Non servono imprese estreme per vivere il territorio in bicicletta: bastano curiosità, tempo e voglia di esplorare.
La scelta di Jovanotti di trasformare gli spostamenti tra i concerti in un’avventura cicloturistica contribuisce inoltre a diffondere una cultura della mobilità sostenibile sempre più centrale nel turismo contemporaneo.
Dal tour europeo alle date italiane del Jova Summer Party, il 2026 si annuncia come l’anno della definitiva consacrazione del connubio tra musica e cicloturismo. Mentre migliaia di fan seguiranno i concerti, altrettanti appassionati delle due ruote guarderanno con interesse a questo grande viaggio attraverso l’Italia.
Perché, come dimostra il Jova Giro, spesso il bello non è soltanto arrivare a destinazione. È tutto ciò che si scopre pedalando lungo il percorso.
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