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Può mancare un’assenza? Fino a qualche giorno fa avrei detto che questa domanda non avesse molto senso. Può mancare la presenza di qualcuno, non l’assenza! Eh, sì il più delle volte è così ma oggi purtroppo posso dire che quella domanda ha invece una risposta affermativa: sì, si può avere la mancanza anche di un’assenza.
Oggi abbiamo dato il saluto ad una donna che per tantissimi mesi ha letteralmente sfidato la morte. L’ha guardata in faccia, ne ha probabilmente avuto paura ma poi ha tentato di scacciarla via con tutte le sue forze, più e più volte. Ha smentito le previsioni dei soccorritori prima e dei medici poi. E’ andata oltre le prime sensazioni di molti. Purtroppo, però, alla fine la morte ha avuto la meglio… ma in questi mesi questo suo agire o meglio reagire al destino quanto ha insegnato a chiunque conoscesse anche superficialmente la sua storia!
Una combattente, una leonessa… probabilmente su qualche testata giornalistica per descriverla sarebbe stata utilizzata una di queste parole, ormai inflazionate. Ma no, lei non era una combattente. Neanche una leonessa.
Era una donna. Era una figlia, una sorella. Era una studiosa. Era una lavoratrice. Era un’appassionata di giri in bici o camminate a piedi.. era una mamma, era una moglie.
Per tantissimi mesi tutti questi ruoli sembravano essere “assenti”. La sua scrivania vuota in ufficio. La sua borsa dentro l’armadio. La sua e-mail che riceveva ma non rispondeva più. Il telefono che squillava a vuoto.
Ecco, il vuoto. Avevamo l’abitudine di incontrarci ogni martedì pomeriggio fuori scuola, attendendo che uscissero i nostri figli… per settimane e settimane ho sentito il peso di quell’assenza. Tendevo a cercarla con lo sguardo… così come poi avveniva in ufficio. Lei, infatti, era spesso la prima ad entrare e l’ultima ad uscire… ed arrivare la mattina e trovare quella sedia inanimata e la luce spenta era un colpo al cuore.
Poi, però, il tempo è trascorso. La mia ferma convinzione che finché era viva non era detta l’ultima parola, prendeva sempre più piede. E così quell’assenza da tutti i luoghi dove ero solita vederla, con il passare dei mesi, è diventata conforto.
Un conforto dovuto al fatto che, nonostante tutto, fosse viva e che, a piccoli passi, stesse rubando giorni al destino.
Oggi che è stata scritta la parola fine alla sua vita terrena, quell’assenza mi manca così tanto… e allora sì, è vero, può mancare anche l’assenza, quella che è fatta di speranza, di un appiglio che, almeno nella mente e nel cuore, rende sempre possibile anche l’impossibile.
Da domani so che quella borsa prima o poi lascerà l’armadio, che quel saluto che ci facemmo l’ultima volta che ci siamo viste in ufficio non avrà possibilità di replica… e allora so già che quell’assenza che oggi tanto mi manca verrà riempita dai ricordi.
Il ricordo di una donna che ha affrontato tante difficoltà nella vita ma che, mi piace pensare per l’amore che provava per suo figlio e la sua famiglia, non si è mai lasciata andare. Ha permesso a chi le voleva bene di riabbracciarla, di riascoltare la sua voce, di sapere con i fatti che se fosse dipeso solamente da lei non si sarebbe mai arresa. Non se ne sarebbe mai andata. Che lei c’era e probabilmente ci sarà sempre. Non sono stati mesi inutili. Sono stati mesi che sono serviti a regalare incontri, emozioni, speranza…
E’ per questo, cara Lidia, che ti saluto con affetto e ti ringrazio anche perché, se è vero che ognuno di noi sa che prima o poi dovrà morire, nessuno sa come questo avverrà veramente ma tu, nonostante il destino avesse scritto per te ben altro, hai deciso e fortemente voluto affrontare questo momento mettendo al primo posto la ferma convinzione che volere è potere: volevi vivere, volevi farlo con tutta te stessa… non ci sei riuscita fino in fondo ma almeno ci hai provato e hai potuto salutare chi ti voleva bene, non lasciando questa terra di colpo, spengendoti all’improvviso.
Fai buon viaggio, Lidia, magari in bicicletta passando per il bosco…
Sara Pulvirenti
Ciao ometto,
noi non ci conosciamo e non credo ci conosceremo mai. In qualche modo, però, posso dire di essere una collega di tua mamma e lo sai perché? Non perché lavoro nell’ufficio di Fiumicino in cui lavorava lei ma perché sono una mamma anche io. Ti scrivo sapendo che probabilmente non leggerai mai questa lettera ma il pensiero di poterti parlare mi aiuta a rendere emotivamente meno pesante il peso della notizia della morte di Federica, tua mamma.
Ora hai dieci anni ed i nonni sicuramente ti staranno proteggendo e coccolando come solo loro sanno fare ma so che crescerai e tutto quello che in questi giorni sta comparendo sui giornali, in tv e sul web sarà lì a tua disposizione per essere letto e riletto, oggi come nei prossimi anni. Inoltre nell’immediato ci saranno gli sguardi e l’imbarazzo delle persone che incontrerai, la difficoltà delle insegnanti nel “riprendere” quanto è rimasto in sospeso (so invece che i tuoi amichetti se la caveranno alla grande!) e tutte le domande che credo ti frulleranno nella testa, insieme alla tempesta di emozioni che avrai nel cuore.
Quello che è accaduto alla tua mamma è orrendo. Purtroppo, per quanto per natura mi piaccia rendere dolce ciò che è amaro, non c’è altra parola per descrivere il male che tua mamma ha vissuto e che ora vivi tu e tutti coloro che le volevano davvero bene.
Sfortunatamente tutti noi, in varie forme, prima o poi, nelle nostre vite incontriamo il male: tu purtroppo hai conosciuto da vicino il suo aspetto disumano. Quello che non ha spiegazioni, giustificazioni o attenuanti. Quello che ti toglie il fiato e ti annienta. E l’hai fatto da bambino: ti sei trovato un po’ a vivere quello che ha vissuto Harry Potter quando Voldemort, il male fatto persona, ha ucciso i suoi genitori.
In questo vortice di dettagli e notizie orribili, una domanda mi è spesso frullata nella testa: ma come farà ora quel bimbo a sostenere tutto questo dolore? E nel dirlo mi veniva una fitta gigante al cuore.
Poi però sono passati i giorni ed ho incominciato a ragionare con più calma: ma vuoi vedere che il fatto di essere un bambino, invece, potrà essere un punto di forza e non di debolezza?! Da sempre, infatti, credo che i bimbi abbiano dei super poteri: voi volate alto, avete altri punti di vista e sono sicura che saranno proprio queste caratteristiche a farti “vivere davvero”. Lo dicevo da bambina e ne sono ancora convinta ora che sono “grande”: in qualsiasi storia il bene vince e qui il vincitore finale, scusami se ti svelo il finale, sarai proprio tu!
Quale sarà la tua vittoria? Vivrai con amore.
Allontanerai il buio dal tuo cuore e vivrai nel sole. Assorbirai il bene di tutte le persone che in questi anni ti staranno vicine. Di chi non ti farà domande. Di chi ti rispetterà. Di chi parlerà di tua mamma con amore. Di chi vedrà nel tuo modo di parlare o nei tuoi occhi qualcosa di suo. Mi raccomando, però, non farti sopraffare dalla melma di quel male che ti ha colpito in pieno. Non rimanere insabbiato nei se e nei ma. Non lasciarti stordire dai perché: non troverai mai una risposta, perché una risposta logica non c’è a quello che è accaduto! Non avere paura se crescendo magari il tuo corpo, la tua voce o il tuo carattere assomiglierà un pochino anche a quello di tuo padre. Sappi che tu sei diverso da lui. Tu il male l’hai guardato in faccia, hai visto cosa provoca e non lo potrai mai avere nel tuo cuore. Lo annuserai nell’aria e lo rifuggirai. Sappi, inoltre, che chi ha sbagliato pagherà e non lo farà solo perché lo stabiliranno i giudici e le leggi ma perché chi ha fatto così male non avrà mai più modo di rivedere la luce, quella che ti scalda il cuore e ti fa sentire “vivo”.
Da quell’8 gennaio purtroppo la vita che hai sempre conosciuto fino a quel momento non esiste più. Sarebbe da sciocchi non tenerlo in considerazione o nasconderlo. Per il futuro, se ci riesci, prova ad immaginare di essere rinato. Come fanno i personaggi dei videogiochi: rafforza le tue scorte di energie e preparati a passare al livello successivo. Ti capiterà di sentirti solo, spaesato ma sono certa che troverai un’energia nascosta nei posti meno visibili e andrai avanti, avanti, avanti e non ci saranno ostacoli capaci di fermarti, perché l’ostacolo più grande l’avrai già affrontato e superato.
So benissimo che purtroppo ti rimarrà una cicatrice, proprio come è accaduto ad Harry Potter (che quando ha scoperto di essere magico aveva quasi la tua stessa età!), ma se da un lato quel “segno nell’anima” ti ricorderà sempre quanto di terribile è accaduto, dall’altro ti indicherà la via.
Buona vita piccoletto… sappi che il bene non muore mai e se mamma non sarà con te mentre porti a termine questa impresa, sarà sempre nel tuo cuore e nella tua mente perché sono convinta che il suo ultimo pensiero prima di volare via sei stato proprio tu. E se un domani leggerai l’orrore che è stato fatto al suo corpo sta tranquillo, è l’ennesima dimostrazione che il bene non può essere distrutto, anche se il male ci si accanisce contro.
Si è potuto scagliare contro un corpo ma sappiamo bene che l’anima di tua mamma in quegli istanti era già altrove, al livello successivo, quello che la vedrà sempre lì pronta a starti vicino ed a spingerti a vivere nel bene e per il bene perché il male nell’immediato può risultare vincente ma alla lunga viene SEMPRE SEMPRE SEMPRE annientato e sconfitto.
Un abbraccio e… vivi, vivi, vivi davvero!
Sara
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