Cosa c’entra il potere con l’autoironia?
Ce lo spiega con la solita maestria comunicativa il Presidente Sergio Mattarella
Mi torna in mente quando – in questo salone, numerosi anni fa, mi sembra otto, nove anni fa – uno studente delle scuole superiori mi ha chiesto come si fa a resistere alle tentazioni del potere.
Gli ho risposto che il potere, o quello cosiddetto tale, per chi ricopre ruoli di vertice nello Stato, nei sistemi sociali, può – in effetti – inebriare e far perdere l’equilibrio.
Ma vi sono due antidoti.
Il primo istituzionale, l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni di potere dello Stato tra i vari organi costituzionali.
Il secondo è rimesso alla coscienza personale, individuale, ed è una alta capacità di autoironia.
Credetemi, ragazzi: è preziosa!
Se i cosiddetti potenti della Terra ne facessero un po’ di uso, anche in piccole dosi, il mondo ne avrebbe grande giovamento e loro stessi eviterebbero tante difficoltà e motivi di imbarazzo.
Assieme all’equilibrio dei poteri, su cui si è svolto poche settimane fa un referendum di modifica costituzionale, ce n’è un secondo più complesso perché è al di fuori della democrazia, su cui il popolo non ha alcuna possibilità di intervento. Si tratta appunto dell’autoironia.
Mi viene a questo proposito in mente la preghiera del buonumore di San Tommaso Moro (peraltro patrono dei politici) che in un suo passaggio recita:
Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri, i lamenti, e non permettere che mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo ingombrante che si chiama “io”.
E, se siete arrivati a leggere fin qui, vi lascio anche il link al documento del Papa a cui Mattarella si riferiva poco prima della parte del discorso che vi ho riportato.
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Avevo letto qualcosa di sfuggita ma ora .mau. mi ci fa pensare un po’ di più.
A breve se andrai in un bar a prendere un caffè e vorrai farlo sapere a tutti dovrai aggiungere alla recensione lo scontrino e dovrai farlo tempestivamente (ok, 30 giorni non sono pochissimi).
Non è dato sapere se due amici che prendano il caffè insieme potranno usare un unico scontrino o dovranno farseli fare separati. Non si sa neppure se lo scontrino verrà analizzato per poter recensire solo le voci che sullo stesso ci sono.
Lo stesso varrà anche per ristoranti e alberghi ma non per le altre attività. Quindi non potrò più parlare (bene o male) di un hotel in cui non abbia effettivamente soggiornato negli ultimi 30 giorni. Ma in realtà se il viaggio è di gruppo (e quindi non ho un documento fiscale personale) non potrò comunque recensirlo. Ma chiunque potrà scrivere elogi o denigrazioni del mio negozio senza bisogno di dimostrare nulla.
L’idea, oltre a quella di fare recensire da un umano un’esperienza reale, è quella di evitare le recensioni prezzolate. E’ chiaro che la proposta fatta in tal senso è estremamente limitata per non dire nulla. Lo scontrino non dice se il gestore del ristorante mi ha offerto una cifra per parlarne bene.
L’altro capitolo della nuova normativa riguarda l’obsolescenza programmata delle recensioni: dopo 2 anni dovranno scomparire. Capisco che una recensione datata possa non rispecchiare più l’attualità della situazione ma resta un dato storico. Si potrebbe dire che concorrono alla media dei voti solo quelle più recenti (magari al 100% quelle dell’ultimo anno e al 50% quelle dell’anno precedente, magari pure evidenziando un trend), possiamo evidenziare quelle più vecchie per far capire che non sono aggiornate. Ma eliminarle del tutto non ha molto valore aggiunto.
Se è chiaro l’intento della norma è tutt’altro che certo che possa avere benefici superiori ai problemi generati. Se per scrivere una recensione devo fare un lavoro in più è probabile che non lo farò se non fortemente motivato (e qui torniamo alla marchetta per la scrittura della recensione) arrivando all’effetto contrario a quello auspicato. Meno recensioni ci sono più è facile alterare il voto.
Diciamo che se dovessi dare un voto a questo provvedimento sarebbe un 8/10 per l’intenzione (non superiore perché mi pare ci siano altre priorità) ed un 2/10 sull’implementazione…
Due stelle e mezzo e passa la paura. Per 2 anni.
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