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Copia (uno) di Giulio Maffii è un libro di poesie uscito nel 2026 per Pietre Vive Editore: come afferma l’autore nella nota iniziale, il testo «esiste anche in una versione in lingua inglese, pubblicata dalla casa editrice americana Wet Cement Press e nella forma di Poesia Spaziale». Il volume si articola in quanto sezioni, (uno), (gli ignoti), (borghesi) e (credenze), legate in prima istanza dalla ripetizione ossessiva della proposizione „C’È UNO“, collocata prima di ciascun testo: l’individuo qui rappresentato e caratterizzato si presenta a ben vedere come l’Ulrich di Musil, cioè l’uomo senza qualità. Non si tratta di qualcuno o di una persona di volta in volta precisata, bensì della possibilità ideale d’esistenza di una massa di connotati, percezioni, idee, credenze, azioni e non-azioni che non qualificano l’individuo, ma contribuiscono alla sua dissoluzione:
«Uno ricorda la famiglia/la famiglia che resiste ha l’odore di resina bruciata» (p.9); «Poi passa e si vede allo specchio/adesso sono due» (p.11); «C’È UNO/si domanda cosa farà/se lo domanda dopo aver passato una porta automatica» (p.14); «C’È UNO/legge nei sogni di chi gli dorme accanto» (p.25).
Dal punto di vista stilistico colpiscono l’uso dell’elenco, la ripetizione e la ricorsività di alcuni sintagmi; il dettato accoglie espressioni quali bande di frequenza, luci di Natale, barriere architettoniche, escrementi, tautologia, aldilà, microcosmo quotidiano; la postura è alto-tragica, ma non manca una certa dose di ironia, a prevalere è l’uso della paratassi. Copia (uno) risulta essere un ottimo libro, non soltanto perché costringe il lettore a fare i conti con la propria incompiutezza di essere umano e, non di rado, con l’orrore del proprio corpo e volto allo specchio, ma soprattutto perché non fornisce soluzioni a questo conflitto tra l’io (uno) e la sua copia o doppio riflesso oltre a quello tra l’io (uno) e i molti (la società): nello specifico, l‘autore non offre una giustificazione esistenziale ed ontologica e ancor meno morale dello stare al mondo, ma accenna i tratti di una redenzione estetica.
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Informazioni sul libro
Seguono due testi tratti dal libro:
C’È UNO
uno che visto da dietro non sembra avere molte qualità
c’è uno
uno che possiede molti oggetti
tra cui una marimba un gluteo dell’ossitocina
il rabarbaro la macchina della ionoforesi
un rachide cervicale la radice del cobalto
il dolce forno le caramelle d’anice la vergine di Norimberga
ma non conosce i nomi di ciò che possiede
quindi non ha niente
niente altro che una sequenza di cose
inutili inutilizzate
Questo uno cerca di parlare francese
ma non è la sua lingua
nessuno capisce uno
che non parla non sa i nomi
ed infine si veste male
(p.10)
*
C’È UNO
sembra sbiadito dal peso dal tungsteno delle lampade
dalla luce che non si accende dalle mancate risposte
dalle domande mancate dalle risposte alle mancate domande
Poi si ripromette di non essere passivo come un verbo
[qualunque
una declinazione neutra un neutrino invisibile
Poi dice a sé stesso che la prossima volta
sì la prossima volta
(p. 13)
Rabih Alameddine – La vera storia di Raja il credulone (e di sua madre) / (La Nave di Teseo, 2 giugno)
Arriva la traduzione italiana del libro vincitore del National Book Award 2025, dell'autore di origini libanesi – ma scrive ovviamente in inglese (altrimenti non avrebbe potuto vincere l'NBA).
Cosa aspettarsi: alcune cose sono contenute nel lancio, quindi potremmo trovare tragico e comico, origini e “sogno americano” (in senso lato), storia recente, il rapporto con una madre decisa, forse ingombrante, scampoli delle esperienze personali dell'autore, in un romanzo dimensioni consistenti ma non esagerate (400 pagine). E ho imparato a non parlare di “profumi esotici” per libri che in qualche modo richiamano continenti che percepiamo tali – ma probabilmente siamo noi, non loro.
Quoziente lista: 8 su 10.
Incipit: Stamattina la mamma si è seduta di fronte a me avvolta fino ai piedi in una tovaglia di tela cerata a quadri rossi e strisce nere che da qualche anno usiamo come mantella per parrucchiere – fissata con una clip fermacarte, ovviamente. Mi era stato conferito l'incarico di tingerle i capelli da quando lei, superati da poco i quarant'anni, aveva smesso di fidarsi dei professionisti.
Rosa Matteucci – Lotteria delle anime (Adelphi, 5 giugno)
Titoli molto interessanti per il “rilancio” (o ripresa) dei Microgrammi Adelphi, eccone uno che "sgorga" dalla penna preziosa, una delle migliori della letteratura italiana contemporanea, quella di Rosa Matteucci.
Si parla del Purgatorio e delle sue anime, d'altra parte il sacro è uno degli elementi ricorrenti della narrativa dell'autrice, e comico/grottesco sono due tra i numerosi registri in cui essa si dispiega. Pregasi di verificare nell'incipit.
Quoziente lista: 10 su 10.
Incipit: All'epoca della fioritura del carciofo spinoso di Sardegna, nell'incombere minaccioso del Natale, accadde che recitai, senza la minima consapevolezza del postulato di Wundt, secondo cui sovente le azioni umane ottengono fini diversi da quelli che si perseguono, la preghiera Ti adoro, o Croce Santa deputata al riscatto delle anime purganti.
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