Blog d’informazione, cronaca ed opinioni dal profondo Sud
Lo comprendi quando non arriva, non lo accetti, ma lo capisci che è solo quello. Rimane la mancanza, torna la pioggia, un freddo che non va via. Allora puoi solo aspettare
![]() |
| Porto di Cefalù, Sicilia - (foto di Giovanni Pulvino) |
Fissi un punto, tutto torna. Non importa cosa stai guardando, tutto torna. Decidono i pensieri. Li subisci e non puoi impedirli. Vorresti andare oltre, ma non puoi. A volte guardi il palmo di una mano, provi a muovere le dita per non pensare, ma è inutile, tutto torna.
Cos’è?
È un vuoto che non puoi colmare. Sei circondato dall’affetto, ma non basta, ci vuole altro, un altro che non viene e che non verrà.
Provi a fissare un altro punto, qualunque cosa, il risultato è sempre lo stesso. Ti manca il respiro, vorresti che tutto finisse, ma non sei tu a decidere.
Ogni tentativo è inutile. Puoi solo aspettare. Senza parole, solo silenzi. C’è solo il ticchettio dell’orologio. C’è l’affanno e c’è anche un battito accelerato, ma non dicono nulla.
Eppure non sei solo. Lo vedi nei sorrisi di chi ti sta di fronte, lo vedi nelle parole di chi ti parla, lo vedi nei gesti e nelle carezze ti chi ti sta vicino, allora perché non basta?
Non importa da chi sei circondato, ma chi vuoi incontrare, chi non vuoi lasciare. Basta uno sguardo, o una parola, o un gesto, ma solo quello, non un altro, solo quello.
Perché solo quello?
Lo comprendi quando non arriva, non lo accetti, ma lo capisci che è solo quello. Rimane la mancanza, torna la pioggia, un freddo che non va via.
Allora puoi solo aspettare.
‘Ho visto una bambina volare, una bambina, di due mesi. L’ho vista bene. A un certo punto un tedesco l’ha presa e l’ha lanciata per aria, e un altro le ha sparato con il mitra, come fosse un piccione. E io questo l’ho visto con i miei occhi e non lo dimentico. Come potrei? … ‘
![]() |
| La copertina del libro 'Noi, partigiani' |
Lauretta Federici, nata a Vinca (Massa Carrara) il 2 febbraio 1937, ha raccontato per il libro Noi partigiani come le SS hanno massacrato il suo paese. L'eccidio è stato perpetrato il 24 agosto 1944, quando aveva sette anni. Alla fine si contarono centosettantatrè innocenti ammazzati. La strage avvenne dopo quella di Sant’Anna di Stazzema ed un mese prima di quella di Marzabotto, 'dove agì la stessa mente assassina: Walter Reder, maggiore delle SS’. … Ecco un breve resoconto di quello che avvenne quel giorno.
‘ … Un ufficiale tedesco ci minacciò di brutto: << Se rifare un’altra volta, veniamo e .. zac>>, fece il gesto del coltello sulla gola. La rappresaglia scattò pochi giorni dopo, anche se non avevano avuto altre perdite. ... Iniziò tutto il 24 agosto. Si vedeva da lontano la colonna di veicoli su tornanti. Arrivò trafelata un’amica di mia mamma: <<Giovanna, vengono i tedeschi, spicciati che bruciano tutto, abbiano visiti i fuochi nei paesi giù>>. Papà non c’era, e per giunta mamma aveva mandato gli altri due figlioli più grandi a prendere l’acqua salata dalla fonte, per cucinare, perché a quei tempi il sale non si trovava. <<I miei figli sono giù, ora me li uccidono>>, il primo pensiero è stato quello. Ma per fortuna i miei fratelli sono tornati a casa quasi subito. Mia mamma allora ha preso dei castagnacci che stava preparando e una forma di formaggio, era tutto quello che avevamo in casa. Mia sorella, ancora mi chiedo perché, andò al suo lettino, tirò via lenzuola e coperte e le butto sopra un ciliegio, nell’orto. Scappammo, io cercavo di tenere il passo con gli zoccoli di legno ma su per i boschi non ce la facevo, e allora lì lasciai lì e andai a piedi nudi, in mezzo ai castagni, con tutte quelle spine. Ho camminato così fin lassù, al Mandrione, il recinto dove mettevano le pecore a dormire. Lì ritrovammo gli altri del paese che erano riusciti a scappare, come noi. Non tutti, purtroppo: i vecchi e i malati erano rimasti a Vinca. C’erano pure delle ragazze, le invidiavo per le scarpe, che io non avevo più. L’angoscia era la mancanza di mio padre, ancora disperso chissà dove. E l’attesa della morte, perché i tedeschi risalvano come i cacciatori con la selvaggina. Dormimmo all’addiaccio, intanto che gli adulti ascoltavano le notizie terribili portate dagli ultimi arrivati. I nazisti avevano delle guide che gli indicavano dove cercare. Si sentiva parlare carrarino, di sicuro erano spie fasciste. Il secondo giorno finalmente arrivò il babbo e ci disse: <<Andiamocene sulla montagna, che conosco un rifugio e lì forse possiamo salvarci>>. Ma, dovendo attraversare un ravaneto, una specie di ghiaione, dall’altra parte, vedemmo dei tedeschi davanti a una capanna. Per fortuna c’era una siepe. Siamo rimasti nascosti lì dietro per tutto il giorno. Davanti alla capanna, con i tedeschi, c’erano delle ragazze. Una teneva un bebè in braccio. I tedeschi le spingevano e ridevano. A me pareva che giocassero insieme. Ma poi vidi uno di loro afferrare il neonato – ho saputo dopo che era una bimba di due mesi – e lanciarlo in alto, mentre l’altro prendeva la mira e gli sparava. Dopo di che hanno ammazzato anche le ragazze, sotto i nostri occhi. Quando è calata la notte, mio padre ha trovato la grotta che conosceva e lì siamo rimasti fino alla fine della strage, fino al 27 agosto 1944. Non ci siamo mossi, non abbiamo cioè fatto l’errore di molti paesani che, dopo il primo giorno, pensando fosse finita sono tornati a casa per recuperare qualcosa da mangiare. I tedeschi avevano fatto finta di andarsene, ma in realtà lì stavano aspettando. E non volevano fare prigionieri. Alla fine si sono contati almeno centosettantatrè paesani di Vinca ammazzati. Un paese distrutto. Non si accontentavano di ucciderli, li seviziavano. A una donna incinta hanno aperto la pancia e tirato fuori il feto per vederlo. Un’altra donna l’hanno infilata con un palo. Cose atroci hanno fatto. Pure quelli del Mandrione li hanno uccisi tutti, e delle ragazze che stavano lì con noi si sono trovate solo le scarpe, ma lontano. Quando siamo tornati a Vinca, piano piano, pieni di paura, abbiamo visto i corpi buttati per strada, poverini. Cominciavano a puzzare perché era agosto, faceva caldo, tanto caldo. I paesani hanno dovuto accendere dei fuochi e bruciarli sul posto. Non c’era la possibilità di seppellirli. L’odore di carne bruciata non se ne andava più. E non avevamo neanche più una casa., incendiata pure quella, come le altre.’ …
Fonte ‘Noi, partigiani’. Memoriale della Resistenza italiana. A cura di Gad Lerner e Laura Gnocchi. Editore: Feltrinelli
' ... Adesso è tutto diverso, siamo soli lui e io, in silenzio lo osservo mentre esala il suo ultimo respiro, non so se c’è un’anima nel nostro corpo e se esiste un Dio da qualche parte che può venire e prenderla, non so se i nazisti hanno un’anima.'
‘Ricordo cosa significa vedere l’istante in cui la vita abbandona il corpo di un uomo, vedere i suoi occhi spalancarsi e il suo corpo accasciarsi al suolo a pochi metri da te. Era un nemico, un maledetto nazista, ma pur sempre un uomo. Ricordo la sensazione di vuoto, il silenzio che arriva improvviso, l’odore di polvere da sparo che si unisce all’odore del sangue che esce dal suo petto, le mani che ti tremano, il vomito che ti sale in gola e le lacrime che cercano di scendere dai tuoi occhi; il suo corpo per terra davanti a te tra le foglie, anche lui con una mano sul suo fucile, sono solo stato più veloce e più fortunato. Soli in mezzo a questo bosco, forse anche lui in ricognizione come me, anche lui più o meno della mia stessa età, solo dalla parte sbagliata. All’inizio pensavo anche io come tanti che Mussolini fosse una brava persona … poi ho capito, mi ci sono trovato faccia a faccia con il fascismo, quello vero. Ho perso il mio migliore amico portato non so dove in un campo di lavoro solo perché di religione ebraica, l’arroganza e la prepotenza, ho visto persone prese a randellate per non aver rispettato il coprifuoco … Adesso è tutto diverso, siamo soli lui e io, in silenzio lo osservo mentre esala il suo ultimo respiro, non so se c’è un’anima nel nostro corpo e se esiste un Dio da qualche parte che può venire e prenderla, non so se i nazisti hanno un’anima.’
Fonte 'Nati per la libertà dei MCRDi tanto in tanto viene a cercarlo un cagnolino, un bassotto di colore grigio ma dal passo veloce. Il ‘nanerottolo’ resta poco, poi va via, chissà perché
![]() |
| Il cane dal pelo bianco - Torremuzza, 20 marzo 2026 - (Foto di Giovanni Pulvino) |
È di pelo bianco, un po' malandato, è un cane randagio in cerca di cibo e di protezione. La sua ambizione è avere un padrone, far parte di una ‘famiglia’. Vuole abbandonare le sue malinconie e la sua solitudine.
Appartiene al Borgo. Fa parte del paesaggio come la Torre, la spiaggia, lo scoglio, i ponti delle ferrovia ed i pochi torremuzzari che sono rimasti. Ti viene accanto, ti annusa, ti guarda e sembra pensare: ‘sarà Lui il mio padrone?’ Poi, deluso passa oltre.
La ricerca non è durata a lungo, tanti umani trovano negli animali l'affetto di cui hanno bisogno.
E non c’è nulla di strano che si sia affezionato al primo che gli ha dato qualche pezzo di pane o i resti del pranzo o della cena. I cani non capiscono chi hanno d fronte, sono fedeli a prescindere.
Ora, non fa altro che seguirlo. Sale e scende per via San Giuseppe. Sta sempre un passo indietro. Scodinzola ogni volta che lo vede. Una sera gli corse dietro pure quando stava in macchina. Con la testa bassa lo 'pedina', anche se di certo non comprende il perché di questi continui spostamenti.
Quando è in prossimità dell’incrocio della statale si ferma e attende per capire la direzione da prendere. E, come fanno i gatti, controlla che non ci siano auto in arrivo, solo dopo attraversa. Una sera, stanco dei continui 'andare e venire' è rimasto fermo ed ha atteso pazientemente il suo ritorno stando accovacciato al centro della strada.
Di tanto in tanto viene a cercarlo un cagnolino, un bassotto di colore grigio ma dal passo veloce. Il ‘nanerottolo’ resta poco, poi va via, chissà perché. È solidarietà tra animali? Bisogno di relazione con un suo simile anche se di razza completamente diversa? Chissà.
Se fossimo come i cani tutto sarebbe più semplice.
Non ci sarebbero complicazioni, ma chi farebbe il padrone? Ci vorrebbe un 'bel' Capo da seguire senza se e senza ma, un comandante unico che decide per tutti. Non ci sarebbero più discussioni ‘inutili’. Basterebbe dire sempre di sì, essere fedeli nei secoli dei secoli.
In tanti ancora oggi ambiscono ad essere comandati ed ubbidire come fa il cane dal pelo bianco. Il tempo passa ma c'è chi torna a quel pensiero, insulso e illogico, ma tant'è.
Liberarsi da ogni responsabilità, rinunciare alla propria libertà e ubbidire, è questa la loro ambizione, e, ovviamente, il riferimento non è casuale.
‘Siamo tutti servi della legge, per poter essere liberi’, Cicerone
![]() |
| Disegno di Elena Visconti - Foto da fondazioneluigieinaudi.it |
L’obiettivo della riforma sulla Giustizia è demolire la Costituzione antifascista. L'autore del testo è una mente ‘finissima’. Niente è casuale. Il riordino costituzionale del Csm è solo uno dei tasselli ipotizzati. Il progetto politico prevede anche: il ‘Premierato’, l’Autonomia differenziata, la riforma elettorale, il decreto sicurezza, l’elezione del nuovo Capo dello Stato, lo svuotamento dei poteri del Parlamento.
Lo scopo è uno solo ed è sempre lo stesso: un uomo/donna solo/a al comando.
Per cambiare la forma di Governo è necessario neutralizzare in primo luogo l’azione dei magistrati ‘coraggiosi’, quelli cioè che non si piegano al potere politico. Il loro uno vincolo è la legge e questo per la Destra è inaccettabile.
Il 22 e 23 marzo prossimi non voteremo per la separazione delle carriere perché di fatto è stata introdotta dalla riforma Cartabia del 2022 e non voteremo per la suddivisione del Csm in Requirente e Inquirente, è ininfluente ai fini della celerità dei processi e della tutela degli indagati e non incide sull’indipendenza dei magistrati.
Lo scopo è un altro: condizionare l’azione penale dei Pm quando questi vengono a conoscenza di un reato commesso da un politico o da un membro del Governo.
Per fare questo sono previsti tre cambiamenti nell’attuale assetto costituzionale.
Primo: non più l’elezione democratica dei componenti del Csm ma l’estrazione a sorte. Da un unico organo indipendente esso raddoppia e nello stesso tempo ne viene introdotto uno nuovo con il solo scopo di condizionare la magistratura inquirente. I costi per le casse dello Stato aumenteranno per circa 100 milioni di euro all’anno.
Secondo: il capo dello Stato, il presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione faranno parte di diritto dei due nuovi Csm, invece vengono esclusi dall’Alta corte disciplinare, perché? Si vogliono le mani ‘libere’ quando i magistrati saranno messi sotto procedimento disciplinare?
Terzo: la composizione di questo nuovo organo costituzionale favorisce maggioranze governative e/o parlamentari sia per le modalità di composizione, sia per l’esclusione delle tre alte cariche istituzionali.
Le conseguenze sono evidenti.
I Pm che oseranno indagare un ministro o un politico di maggioranza rischiano di passare da indagatori a indagati. Il loro operato sarà cioè condizionato da un eventuale provvedimento dell’Alta corte disciplinare.
La separazione dei poteri e lo Stato di diritto stabiliti dalla Costituzione antifascista verrebbero meno.
Ed è bene ricordarlo, la Carta costituzionale è un Patto tra tutte le forze politiche che hanno fatto la Resistenza, questa riforma esprime invece la volontà di una minoranza. Il 5 settembre del 2022 il Centrodestra ha ottenuto il voto di un italiano su quattro e Fratelli d'Italia di un italiano su sette.
Non solo.
Con la vittoria dei Si la strada sarebbe spianata verso quella che potremmo definire l‘Autocrazia’, vale a dire il Governo, o sarebbe meglio dire, il Comando del Capo/a.
Votare No è quindi un atto di Resistenza. Di difesa della Costituzione antifascista e dei valori della lotta partigiana.
Non restiamo passivi. Torniamo al porta a porta, non limitiamoci ai social, la posta in gioco è molto alta. Dopo non potremo dire non sapevo.
Senza esitare.
#IovotoNo
... | 1100 | 1120 | 1140 | 1160 | 1180 | 1200 | 1220 | 1240 | 1260 |...
AgoraVox Italia