Nasce oggi YouTrend.it, un magazine web incentrato sui trend politici, sociali ed economici e sull’analisi dei mutamenti nell’opinione pubblica, nella società e nell’economia del nostro Paese. YouTrend nasce con una sua identità, quella di proporre analisi sulle tendenze sociali, economiche e politiche che coinvolgono l’Italia e il resto del mondo. «Abbiamo scelto di puntare su una gamma di temi molto ampia, dalla comunicazione alle elezioni, dalle prospettive di consumo alle dinamiche demografiche» dichiara Salvatore Borghese, caporedattore del magazine, «caratterizzandola però con un focus puntuale sui trend, più che sulle sensazioni; sulle analisi, più che sui commenti; sulle ricerche, più che sui copia-e-incolla». «La nostra stella polare saranno i numeri, i dati, le inchieste». A curare il progetto una redazione giovane, età media 26 anni, che include i fondatori del sito di analisi elettorali «Termometro Politico».
Nel sondaggio Youtrend per Sky TG24 diffuso il 18 giugno 2026, Futuro Nazionale — il partito fondato da Roberto Vannacci — sale al 5,9% delle intenzioni di voto, guadagnando 1,5 punti rispetto alla rilevazione del 29 maggio 2026, e sorpassa la Lega di Matteo Salvini, ferma al 5,8% con una variazione di -0,1. È il movimento più marcato dell’intera rilevazione tra i partiti di centrodestra e segnala un’ulteriore redistribuzione dei consensi nell’area governativa.
Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 27,8% (+0,1 rispetto al 29 maggio). Al secondo posto si attesta il Partito Democratico con il 22,2%, in crescita di 0,5 punti. Il divario tra i primi due partiti si riduce quindi leggermente, attestandosi a 5,6 punti percentuali. Il Movimento 5 Stelle registra il calo più consistente della rilevazione: scende al 12,1%, perdendo 1,4 punti rispetto a fine maggio.
Nella fascia intermedia crescono sia Forza Italia, che sale all’8,2% (+0,4), sia Alleanza Verdi Sinistra, che raggiunge il 6,8% (+0,4). Tra i partiti minori, Azione si attesta al 3,1% (-0,1) e Italia Viva al 2,1% (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, Ora! stabile all’1,1%, mentre +Europa scende all’1,0% (-0,2) e Noi Moderati allo 0,9% (-0,1). La voce residuale «un altro partito» raccoglie l’1,8% (-0,9). La quota complessiva di indecisi e astenuti si attesta al 32,3%.
La stessa rilevazione include una domanda sul gradimento dell’esecutivo. Il 55% degli italiani esprime un giudizio negativo sull’operato del Governo Meloni, il 35% lo valuta positivamente e il restante 10% dichiara di non sapere. La serie storica dei sondaggi Youtrend per Sky TG24, che copre il periodo dal luglio 2023 al giugno 2026, mostra come i giudizi negativi siano partiti intorno al 50% nella seconda metà del 2023, abbiano raggiunto picchi superiori al 60% nel corso del 2025 e si siano poi attestati al 55% nella rilevazione più recente. I giudizi positivi, che nella fase iniziale si collocavano attorno al 40%, sono progressivamente calati verso il 30% durante il 2025, per poi risalire all’attuale 35%.
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La Supermedia YouTrend/Agi del 18 giugno 2026 — media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto — fotografa un quadro sostanzialmente stabile in cima alle preferenze degli italiani. Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 28,2%, invariato rispetto alla rilevazione del 4 giugno. Il distacco dal secondo partito rimane considerevole: il Partito Democratico si ferma al 21,7%, in calo di 0,1 punti, con oltre sei punti percentuali di differenza dal partito di governo.
Il Movimento 5 Stelle perde 0,3 punti e scende al 12,7%, mantenendo tuttavia la terza posizione con un margine netto rispetto agli altri partiti. Una flessione identica, di 0,3 punti, riguarda anche Forza Italia, che si attesta al 7,9%. Entrambi i movimenti verso il basso, pur contenuti in termini assoluti, segnalano una tendenza comune ai due partiti in questa tornata di rilevazioni.
Nella fascia compresa tra il 6% e il 7%, Lega e Alleanza Verdi Sinistra si collocano a distanza ravvicinata: la Lega cala di 0,2 punti e si attesta al 6,5%, AVS registra la medesima variazione negativa e scende al 6,4%. Il divario tra i due partiti è di appena un decimo di punto, con la Lega che conserva la quinta posizione per un margine minimo.
Il movimento più significativo della settimana appartiene a Futuro Nazionale: il partito guidato da Vannacci guadagna +0,6 punti e raggiunge il 4,9%, avvicinandosi sensibilmente alla soglia simbolica del 5%. Si tratta della variazione positiva più ampia tra tutti i partiti considerati in questa rilevazione, e colloca Futuro Nazionale al settimo posto nella graduatoria complessiva.
Nella fascia più bassa del quadro politico, Azione si conferma al 3,0% senza variazioni, mentre Italia Viva cede 0,1 punti e si porta al 2,3%. +Europa rimane stabile all’1,4% e Noi Moderati guadagna 0,1 punti raggiungendo l’1,2%: un lieve recupero che non altera tuttavia il posizionamento del partito in coda alla classifica.
NOTA: La Supermedia Youtrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 4 al 17 giugno, è stata effettuata il giorno 18 giugno sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Demopolis (data di pubblicazione: 10 giugno), EMG (11 giugno), Noto (10 giugno), Only Numbers (10 giugno), Piepoli (5 e 11 giugno), SWG (8 e 15 giugno), Tecnè (6 e 13 giugno) e Youtrend (18 giugno). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.
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Il 18 giugno 2026 inizia l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, sono 527.607 gli studenti ammessi alla maturità 2026, distribuiti nelle tre principali tipologie di scuola secondaria superiore.
La quota più consistente riguarda i licei, che raccolgono 273.854 candidati, pari a poco più della metà del totale: circa il 51,9%. Seguono gli istituti tecnici, con 167.136 ammessi, pari a circa il 31,7% del totale. Gli istituti professionali contano 86.617 studenti, poco al di sopra del 16,4% del totale nazionale.
La ripartizione riflette la struttura dell’offerta formativa secondaria in Italia, dove il canale liceale è storicamente il più frequentato. La prevalenza degli ammessi nei licei si accentua progressivamente negli ultimi decenni, in parallelo con un ridimensionamento relativo della componente tecnica e professionale, legato in parte a scelte familiari e in parte ai cambiamenti nella composizione demografica della popolazione scolastica.
L’esame di maturità prevede, nella sua struttura attuale, una prima prova scritta comune a tutti gli indirizzi — dedicata all’italiano — e una seconda prova scritta specifica per ciascun percorso di studio. A queste si aggiunge un colloquio orale che include la discussione dell’elaborato di educazione civica e dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO). Le commissioni sono composte da membri interni ed esterni, secondo le modalità stabilite annualmente dal Ministero.
Il dato complessivo di 527.607 ammessi rappresenta una delle ultime coorti di studenti entrate nella scuola secondaria superiore prima delle variazioni demografiche più marcate attese nei prossimi anni. Il calo delle nascite registrato dalla seconda metà degli anni Duemila in poi si rifletterà con crescente evidenza sul numero di iscritti e, di conseguenza, sulle leve future di maturandi.
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Per tre italiani su quattro il caldo comincia a farsi sentire in una finestra termica compresa tra i 25 e i 30 °C. È quanto emerge da un sondaggio YouTrend condotto sulla popolazione maggiorenne residente in Italia, che ha chiesto agli intervistati a quale temperatura percepiscono l’inizio del caldo.
La quota che colloca questa soglia nella fascia 25-30 °C si attesta al 74%. All’interno di questo gruppo, la risposta più frequente è quella di chi indica i 30 °C esatti come temperatura-soglia (33%), seguita da chi indica un intervallo tra i 26 e i 29 °C (29%) e da chi colloca la soglia già a 25 °C (12%). La concentrazione di risposte in questa fascia relativamente stretta suggerisce una percezione condivisa dalla grande maggioranza del campione, indipendentemente da variabili geografiche o stagionali che la rilevazione non ha esplorato.
Una minoranza più ridotta, pari al 18%, ritiene che il caldo cominci solo superati i 30 °C. In questo segmento, il 7% indica le temperature tra i 31 e i 34 °C, il 6% si ferma a 35 °C, il 2% indica la fascia 36-39 °C, un ulteriore 2% punta a 40 °C e l’1% colloca la soglia oltre i 40 °C. Si tratta di un gruppo che, almeno nella percezione soggettiva, risulta sensibilmente più tollerante al calore rispetto alla media del campione.
All’estremo opposto si trovano gli italiani più sensibili alle temperature elevate: l’8% del campione ritiene che faccia già caldo al di sotto dei 25 °C. Di questi, il 5% indica un intervallo tra i 21 e i 24 °C, il 2% indica i 20 °C e l’1% colloca la soglia addirittura al di sotto dei 20 °C. Sebbene si tratti di una quota minoritaria, il dato conferma l’esistenza di una fascia di popolazione con una soglia di percezione termica significativamente più bassa rispetto alla maggioranza.
La distribuzione complessiva delle risposte risulta quindi asimmetrica e fortemente concentrata: oltre sette intervistati su dieci convergono su una finestra di soli cinque gradi, mentre le posizioni più estreme — chi percepisce il caldo sotto i 20 °C e chi lo percepisce solo oltre i 40 °C — raccolgono ciascuna l’1% delle risposte. Il dato sui 30 °C esatti come soglia singola più citata (33%) è particolarmente significativo: indica che per un terzo degli italiani quella cifra tonda costituisce un riferimento mentale preciso per definire l’inizio del caldo.
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Nel linguaggio comune si tende a chiamare «province» tutti i 110 livelli di governo intermedio tra i comuni e le regioni italiane. In realtà, secondo i dati del Ministero dell’Interno, solo 82 di questi enti conservano la denominazione ufficiale di provincia. I restanti 28 si articolano in quattro categorie distinte, con denominazioni, competenze e origini normative differenti.
La categoria numericamente più rilevante, dopo le province ordinarie, è quella delle città metropolitane, che sono 15. Si tratta di Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Sassari, Torino e Venezia. Istituite con la legge Delrio del 2014 in sostituzione delle province omonime nei capoluoghi di maggiori dimensioni demografiche, le città metropolitane hanno un assetto istituzionale parzialmente diverso da quello delle province ordinarie e un territorio che coincide con quello della ex provincia.
In Sicilia, dove la riforma del 2014 non ha trovato diretta applicazione in ragione dello statuto speciale della regione, le sei province storiche sono state trasformate in liberi consorzi comunali: Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracenza e Trapani. Si tratta di enti di natura associativa, a partecipazione volontaria dei comuni, con un profilo istituzionale peculiare nel panorama nazionale.
In Friuli-Venezia Giulia, altra regione a statuto speciale, le province sono state sostituite nel 2016 da quattro enti di decentramento regionale: Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine. Questi enti esercitano funzioni delegate dalla regione e non hanno natura di enti autonomi in senso stretto, configurandosi piuttosto come articolazioni periferiche dell’amministrazione regionale.
Le due province autonome di Bolzano e Trento costituiscono invece un caso a parte: dotate di ampia autonomia legislativa e amministrativa nell’ambito della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, godono di uno statuto speciale che le rende, sul piano delle competenze, assimilabili a regioni a statuto speciale piuttosto che a province ordinarie.
Infine, la Valle d’Aosta non dispone di alcun livello provinciale: l’unico ente presente è la regione stessa, che coincide con il comune capoluogo di Aosta sul piano dell’organizzazione amministrativa di area vasta. Nella mappa YouTrend questa situazione è classificata come «N/A», con la nota che Aosta «coincide con la regione».
Il quadro complessivo, ricostruito su dati del Ministero dell’Interno, mostra dunque una geografia istituzionale articolata, nella quale la denominazione «provincia» copre meno dei tre quarti degli enti di area vasta esistenti. Le differenze non sono solo nominali: riflettono statuti regionali distinti, riforme approvate in tempi diversi e assetti di governance che variano sensibilmente da territorio a territorio.
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