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82.200 euro. Questa è la cifra “incredibile” che abbiamo raccolto a poco più di 24 ore dal lancio della campagna equity crowdfunding de L’Indipendente. In 1 giorno siamo dunque al 33% dell’obiettivo, fissato a 250mila euro. La durata della campagna è di 1 mese.
In breve, di cosa sto parlando: da ieri si può diventare soci de L’Indipendente. Chiunque può acquistare delle quote della società. L’ingresso minimo è di 500 euro a persona. Attenzione: non si tratta di donazioni, ma di un investimento vero e proprio.
Tanté che non siamo in crisi né in difficoltà, al contrario, i nostri bilanci sono tutti positivi e in crescita.
I ricavi, negli ultimi 3 anni, sono cresciuti del 91%. E le previsioni per il futuro, sono in linea con questo trend.
Sul sito della campagna naturalmente è disponibile tutta la documentazione, verificata e approvata da soggetti esterni.
Ora, perché facciamo questa cosa: semplice, abbiamo trovato un modo per farci comprare da tutti, così da non doverci vendere mai a nessuno. Con questa operazione infatti blindiamo l’autonomia e l’indipendenza del progetto. Rimaniamo liberi e senza padroni, ma allo stesso tempo otteniamo i fondi necessari per continuare a crescere, per diventare ancora più incisivi e importanti.
L’intero importo raccolto attraverso la campagna, verrà reinvestito al 100% sul progetto stesso, sulla redazione, l’infrastruttura del sito e dell’APP, marketing e promozione, eventi e nuove iniziative.
È la prima volta in Italia, che un giornale nazionale (digitale e cartaceo), diventa di proprietà dei suoi stessi lettori. Ma attenzione… la maggioranza delle quote, continuerà ad essere dei soci originari, tra cui il sottoscritto, in maniera tale che nessuno dei nuovi investitori potrà in alcun modo influenzare la linea editoriale.
Su MamaCrowd.com trovate tutte le informazioni e i dettagli, nonché le modalità per partecipare a questa cordata senza precedenti. Prima di fare domande nei commenti vi invito a visitare il sito.
L’Indipendente continuerà, in questo modo, a fare informazione senza padroni e senza compromessi.
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“Sono un sionista e a Gaza non c’è nessun genocidio. Per me il sionismo è il riconoscimento più semplice e basilare del diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa esistenziale e necessaria”.
Queste recenti dichiarazioni di Erri De Luca hanno lasciato in molti a bocca aperta. C’è chi sui social ha annunciato il rogo dei suoi libri, chi l’ha insultato pesantemente, chi ha parlato di una delusione estrema e definitiva. Reazioni comprensibili.
Il noto scrittore in realtà si era già espresso in passato sull’argomento sollevando altre volte polemiche ma ciò che lascia anche a me perplesso, sono queste sue parole, pubblicate nel novembre 2015 sotto forma di lettera pubblica ancora disponibile sul sito ufficiale della sua fondazione:
“Sono dalla parte di ogni perseguitato per antica scelta di campo. Sulla Palestina sto dalla parte del popolo palestinese, oppresso da parte israeliana e oppresso dalla sua dirigenza. Subisce un doppio torto, da fuori e da dentro. Ma non sto con Hamas, né con l’Isis che sta prendendo piede a Gaza e che combatte insieme a Hamas contro il governo egiziano.
Non sto dalla parte del governo israeliano. Anche il popolo di Israele soffre di un governo non interessato alla soluzione pacifica. Sia l’autorità palestinese che Netanyahu sono anzi legittimati dalla continuazione del conflitto.
La soluzione resta quella di due Stati ben divisi tra loro.”
Parole molto più condivisibili e sensate di quelle espresse recentemente.
Ora, lungi da me difendere De Luca sulle nuove dichiarazioni ma ritengo opportuno aggiungere un elemento che può aiutare a capire, a comprendere il suo punto di vista (per quanto non lo condivida minimamente).
Quando De Luca spiega cos’è per lui il sionismo sbaglia?
Storicamente, no: la sua definizione esiste davvero ed è una delle definizioni legittime del sionismo. Non si è inventato il termine. Molti studiosi ebrei, israeliani e occidentali usano proprio quella definizione minima: il diritto degli ebrei ad avere uno Stato.
È anche vero però che la sua definizione è incompleta se presentata come l’unica possibile: ignora o minimizza il fatto che il sionismo storico abbia avuto anche conseguenze traumatiche per i palestinesi e che oggi il termine sia associato, da molti, alle politiche dello Stato israeliano contemporaneo.
Il nodo vero è questo: per alcuni il sionismo è un movimento di liberazione nazionale, per altri è un progetto coloniale, per altri ancora contiene entrambe le dimensioni contemporaneamente. Ridurre tutto a “il sionismo è solo diritto all’esistenza” oppure “il sionismo è solo colonialismo” semplifica troppo una storia molto più complessa.
E il grande, enorme errore di Erri De Luca, secondo me è questo.
Tanto più oggi, tanto più di fronte alla carneficina fatta da Israele a Gaza. All’orrore che tutti abbiamo visto e che non accenna a fermarsi. Alla violazione ripetuta e continua del diritto internazionale e dei più basilari diritti umani.
In passato ho condiviso posizioni e battaglie di De Luca (come ad esempio quella contro la Tav Torino-Lione), oggi mi trovo lontanissimo dal suo pensiero riguardo la questione palestinese. Per quanto mi riguarda negare il genocidio in corso a Gaza significa permetterlo, assecondarlo ed esserne complice. Per questo non posso giustificare Erri De Luca in alcun modo.
Ma bruciare i suoi libri lo trovo altrettanto sbagliato o se non altro inutile: dobbiamo imparare a prendere il buono di quanto ognuno può darci o ci ha dato, che sia un amico, un parente, un cantante o uno scrittore.
E in questo caso più che mai, ricordandoci (e ricordandogli) quella sua splendida poesia che iniziava così: “Considero valore ogni forma di vita”.
Caro Erri, è proprio perché per anni sei stato una voce libera e dalla parte degli ultimi che le tue recenti parole fanno così male: non perché hai cambiato idea o sei passato dalla parte degli oppressori, ma perché sembrano negare il valore di tante, troppe vite spezzate.
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Nella notte tra giovedì e venerdì scorso, l’Ucraina ha bombardato con dei droni un dormitorio studentesco a Starobilsk, città nel territorio ucraino occupato dalla Russia.
Il bilancio: 21 morti e 42 feriti. Tutti civili, tutti giovanissimi, tra i 14 e i 18 anni. Secondo Kiev – manco a dirlo – l’attacco era rivolto a obiettivi militari, il Cremlino invece – manco a dirlo – nega completamente che nella zona ci fossero strutture belliche. Difficile, se non impossibile, stabilire quale sia la verità.
Certo è, che sono morti 21 studenti, di cui si hanno volti, nomi e cognomi.
Certo è, che nessun leader politico europeo ha condannato l’attacco in alcun modo.
Certo è, che – manco a dirlo – la stampa occidentale in blocco ha completamente – o quasi – ignorato, nascosto, travisato, ridimensionato o comunque distorto la notizia. Sui principali media, telegiornali o quotidiani non è nemmeno uscita.
Dopo l’accaduto, Il Ministero degli Affari Esteri russo ha dichiarato: “Simili attacchi con armi a lunga gittata, fornite al regime di Kiev dai paesi della NATO, droni inclusi, vengono effettuati con l’assistenza tecnica di esperti stranieri di noti paesi dell’alleanza. Con questo atto criminale il regime di Kiev e i suoi supervisori si assumono la piena responsabilità per l’escalation delle ostilità e il sabotaggio degli sforzi politico-diplomatici per risolvere il conflitto”.
24 ore dopo, nella notte tra sabato e domenica, come prevedibile e come annunciato, la Russia ha sferrato un attacco combinato di missili e droni su Kiev, provocando la morte di 4 persone e almeno 50 feriti.
Ed è ecco puntuali e solo in questo caso – manco a dirlo -, le dichiarazioni dei leader europei, tra cui la “nostra” Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Esprimo ferma condanna per il pesante attacco russo che ha colpito nuovamente le infrastrutture civili in Ucraina. La nostra solidarietà va alla popolazione ucraina, che da oltre quattro anni subisce le drammatiche conseguenze di questa guerra di aggressione”.
E a ruota – manco a dirlo – i pennivendoli della propaganda mediatica che in questo caso si hanno dato ampio risalto alla notizia. Riporto un titolo su tutti, emblematico, de La Stampa: “La furia insensata dello zar sull’orlo di una crisi di nervi”.
Capito come? Furia insensata.
Per completare il quadretto, ecco uscire a valanga una serie di titoli come questo: “L’Oreshnik, il missile ipersonico dello zar che può colpire l’Europa”.
Giustificato dunque il riarmo nonché il motivo per continuare a fornire armi a Kiev.
Cercando di rimanere neutri, imparziali, perché di fronte a una guerra nella quale continuano a morire civili, persone innocenti, da una parte e dall’altra, schierarsi sarebbe da idioti, l’ipocrisia, la falsità e il doppiopesismo dei leader politici europei è qualcosa di oggettivamente e palesemente sempre più disgustoso. In tutto questo, il comportamento dei media fa ribrezzo: invece di cercare la verità e raccontare i fatti, continuano come abbiamo visto a manipolare la realtà, rendendosi in questo modo complici di morte e distruzione.
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Nella nostra vita ci sono cose che possiamo controllare, sulle quali abbiamo effettivamente potere decisionale e influenza, altre invece fuori dalla nostra sfera di controllo.
Possiamo controllare ad esempio la nostra alimentazione, il nostro abbigliamento, il nostro stile di vita e – almeno teoricamente – anche il nostro umore. Tutte queste sono cose che dipendono o dovrebbero dipendere da noi.
Viceversa ci sono molte cose sulle quali non abbiamo un controllo diretto né immediato: guerre, crisi globali, pandemie, criminalità, cambiamenti climatici, catastrofi naturali, eccetera.
Ora, ho l’impressione che la stragrande maggioranza della gente là fuori (compresi molti di voi che stanno leggendo questo articolo), spenda tutte le proprie energie e risorse occupandosi (o peggio pre-occupandosi) di tutte quelle cose che sono fuori dalla propria sfera di controllo, trascurando completamente ciò che invece è all’interno di quella sfera, ovvero il proprio corpo, la propria mente e il proprio spirito.
È un problema. Enorme. Perché così facendo si è totalmente in balia di altro al di fuori di noi stessi. E infatti è così che vivono in tantissimi.
Il modo migliore per difendersi non è vivere ossessionati da ciò che accade nel “mondo esterno”, ma costruire una solidità interiore. Coltivare lucidità, equilibrio, presenza mentale e salute. Questa è la corazza più importante che possiamo indossare.
Una persona stanca, stressata, sedentaria, magari sovrappeso, dipendente dagli schermi, scollegata dalla natura e incapace di stare bene con sé stessa sarà sempre estremamente fragile e manipolabile. Al contrario, una persona centrata, sana e consapevole avrà strumenti enormemente più efficaci per affrontare qualsiasi difficoltà o sfida si presenti.
Oggi molti vivono costantemente di corsa. Dormono poco o male, mangiano peggio, passano giornate intere seduti, consumano contenuti social in maniera compulsiva e spesso non hanno nemmeno relazioni umane autentiche o di qualità. Però, le loro grandi preoccupazioni sono guerre e pandemie, emergenze globali o cose simili… che spesso sono lontane migliaia di chilometri o neanche si concretizzano.
Ecco perché bisogna tornare a settare le priorità, intervenire, prima di tutto, sulla propria sfera di controllo.
Di questo voglio parlarvi e voglio farlo in maniera molto pratica… con quelli che io considero i 7 punti chiave, i 7 pilastri.
Il primo da cui partire è il sonno.
Una necessità biologica. Eppure spesso trattiamo il riposo come qualcosa di secondario. Non lo è! Il sonno è il momento in cui il cervello si rigenera, il sistema nervoso si riequilibra e il corpo recupera energie. Dormire poco o male aumenta stress, infiammazione e difficoltà di concentrazione.
Cosa fare? Andare a dormire a orari regolari, dormire almeno 7 ore e non più di 9 ma soprattutto evitare schermi nella mezz’ora prima di addormentarsi e nella prima mezz’ora dopo essersi svegliati la mattina seguente. Piccoli gesti che nel tempo fanno una differenza enorme.
Secondo pilastro: l’alimentazione.
Non serve diventare fanatici o vivere contando ogni caloria, ma bisogna tornare a sviluppare un rapporto più sano e consapevole col cibo. Mangiare meglio significa avere più energia, pensare meglio e sentirsi meglio. Ridurre il consumo di cibo ultra-processato, zuccheri e bevande piene di sostanze artificiali può cambiare radicalmente il livello di benessere quotidiano. Spesso le soluzioni più efficaci sono anche le più semplici: bere più acqua, mangiare lentamente, privilegiare alimenti freschi, frutta, verdura e prodotti poco raffinati. Il corpo umano è una macchina straordinaria ma va rispettata. Siamo quello che mangiamo, non dimenticatelo mai.
Terzo pilastro: il movimento.
L’essere umano non è fisicamente adatto per stare immobile otto ore al giorno davanti a uno schermo. Eppure è esattamente ciò che accade a milioni di persone e sempre di più. La sedentarietà è diventata una delle grandi piaghe moderne e crea problemi enormi: mal di schiena, rigidità articolare, problemi circolatori, stanchezza cronica, aumento di peso e persino peggioramenti dell’umore. Ma in realtà basterebbe poco, se fatto in maniera costante e con disciplina: alzarsi ogni tot di tempo, fare due passi, usare le scale, allenarsi almeno mezz’ora al giorno. Il corpo ha bisogno di movimento come i polmoni hanno bisogno d’aria.
Passiamo al quinto pilastro dei sette: il contatto con la natura.
Viviamo chiusi in uffici, automobili, centri commerciali e appartamenti illuminati artificialmente. Ma il nostro sistema nervoso trae beneficio dal sole, dal verde, dal mare, dai boschi, dal silenzio naturale. Camminare in un parco, ascoltare il rumore delle onde o semplicemente stare seduti sotto un albero possibilmente senza telefono in mano ha effetti incredibili sul nostro organismo. Non sottovalutatelo.
Sesto pilastro: la lettura, nello specifico di libri.
Oggi siamo abituati a contenuti rapidissimi, frammentati, superficiali. Diamo una letta veloce ai titoli delle notizie e pensiamo così di informarci. Niente di più sbagliato. Leggere un libro invece costringe il cervello a rallentare, concentrarsi e approfondire. La lettura allarga la nostra visione del mondo e ci fa imparare nuove parole, dunque amplia il nostro pensiero. In un’epoca dominata dalla superficialità e gli scroll infiniti, leggere è quasi un atto rivoluzionario. Fatelo anche solo 15 minuti al giorno, mettete il telefonino in modalità aereo e dedicatevi alla lettura. Nel giro di 1 mese avrete super poteri cognitivi. Provare per credere.
E infine il settimo pilastro, i rapporti umani.
Il benessere di un essere umano è strettamente legato alle relazioni sociali. Parlare guardandosi negli occhi, condividere tempo di qualità, ridere insieme, ascoltare davvero qualcuno: sono cose semplici ma fondamentali. Viviamo nell’epoca più connessa della storia e allo stesso tempo in una delle più solitarie. Recuperare umanità, empatia e comunità è essenziale. Scopri il progetto FareRete.org
Ecco tutto. Alla fine se vogliamo essere lucidi, centrati e di conseguenza forti, dobbiamo prima di tutto lavorare su noi stessi. Sulla nostra sfera di controllo.
C’è un bell’aforisma che riassume perfettamente questo concetto e mi sembra il modo migliore per concludere: Puoi cambiare solo te stesso, ma questo cambierà ogni cosa.
p.s. Avete notato che manca il quarto punto? Molti di voi no, a riprova del fatto che siamo poco attenti e molto distratti. Il focus è il quarto punto: è fondamentale allenare la propria concentrazione ed evitare di farsi distrarre dai miliardi di input con cui veniamo bombardati quotidianamente. Guarda il mio video: COME DIVENTARE INDISTRAIBILI: mini-guida per rimanere focalizzati
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