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Voglio chiarire un aspetto, che penso a molti non sia chiaro.
Io sono italiano. IO AMO L’ITALIA.
E questa non è una frase fatta né il mio sentimento è dato da una particolare devozione alla patria (che anzi, non ho mai sentito appartenermi).
Dell’Italia io ne sono sinceramente e appassionatamente innamorato.
Nella mia vita avuto la fortuna di visitare oltre 70 paesi del mondo, luoghi incantevoli, straordinari sia dal punto di vista naturalistico che architettonico, storico e culturale. Ho visto le 7 meraviglie, nuotato nelle più belle barriere coralline, salito sulle più grandiose catene montuose, su vulcani e altopiani, dormito sotto cieli colmi di stelle in deserti di sabbia, di ghiaccio, di sale, abbracciato alberi millenari, sequoie giganti, assaggiato cibi squisiti, sono stato al cospetto di cascate mastodontiche, ho camminato su spiagge paradisiache, attraversato parchi con animali incredibili, assistito ad albe e tramonti da togliere il fiato, vissuto esperienze ai quattro angoli della terra che mi hanno riempito gli occhi di lacrime di gioia e il cuore di gratitudine.
Ma puntualmente, in ogni viaggio di ritorno, ogni singola volta che rientravo a casa, ho pensato: “l’Italia è il paese più bello del mondo”, sotto qualsiasi punto di vista e cercando, per quanto possibile, di analizzare la cosa in maniera oggettiva (cosa che ho provato a fare nel mio libro “10 viaggi che cambiano la vita” e in un video tributo di 35 minuti realizzato alcuni anni fa e disponibile su YouTube dal titolo “Il paese più bello del mondo”).
Ed è proprio per questo motivo che sono sempre così critico sulla sua gestione politica, così agguerrito nella sua difesa, così ostile nei confronti di chi con le proprie azioni devasta il nostro piccolo grande stivale.
Siamo stati per secoli faro delle civiltà, abbiamo costruito le città più sbalorditive della storia (Roma e Venezia su tutte), regalato al mondo l’arte più sublime mai creata dagli esseri umani… e ora (o meglio, da anni!), a causa di un branco di ciarlatani arrivisti, disonesti e incompetenti, di una casta di disgraziati senza onore né vergogna, questo Paese è allo sfascio totale.
Gentaglia che si riempie la bocca di slogan e retorica; che di fronte alle telecamere sventola o indossa con orgoglio il tricolore mentre nella realtà dei fatti calpesta la costituzione quotidianamente; che parla di sovranità e allo stesso tempo esegue gli ordini e lecca le natiche dei colonizzatori; che ogni giorno partecipa a una farsa messa in scena per ipnotizzare e tener buono il popolo.
Continuerò dunque ad attaccare, a criticare, a denunciare soprusi, ingiustizie e sperperi, a contestare e sbugiardare coloro i quali considero i veri nemici dell’Italia e degli italiani.
Convinto che questo sia il gesto d’amore più grande che posso offrire al MIO PAESE.
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(foto di alcuni anni fa scattata nell’ineguagliabile Cappella degli Scrovegni dipinta da Giotto a Padova)
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Le guerre spacciate per missioni di pace, sono VIOLENZA.
La pressione fiscale che c’è in Italia, è VIOLENZA.
L’esportazione della democrazia nel mondo, è VIOLENZA.
Il fatto che l’1% della spesa militare globale basterebbe a sconfiggere la fame nel mondo, è VIOLENZA.
Gli stipendi degli italiani fermi da 20 anni, sono VIOLENZA.
Credere che lo stile di vita occidentale sia il migliore e volerlo imporre con la forza agli altri, è VIOLENZA.
6 famiglie italiane su 10 che faticano ad arrivare a fine mese, è VIOLENZA.
Le liste d’attesa infinite per una visita medica, sono VIOLENZA.
L’imposizione di trattamenti sanitari obbligatori, è VIOLENZA.
I miliardi di euro di debiti che peseranno sulle future generazioni contratti dal governo italiano per finanziare il riarmo, è VIOLENZA.
Il fatto lo stato non investa nulla per la messa in sicurezza del territorio o la prevenzione di fronte alla stima ufficiale che il 94% dei comuni italiani è esposto a rischio idrogeologico, è VIOLENZA.
E che contemporaneamente spenda miliardi per opere folli e senza senso come il Ponte sullo Stretto o la TAV, è VIOLENZA.
Un sistema che ruota intorno al dio denaro, è VIOLENZA.
Che un 1% di persone nel mondo abbia più ricchezza e potere del restante 99% dell’umanità, è VIOLENZA.
Una società basata su competizione, consumismo e omologazione, è VIOLENZA.
Certo, anche i calci e i pugni contro un poliziotto sono violenza, …ma a volte sono la conseguenza, non la causa. Altre, come già successo in passato, frutto di infiltrati messi lì appositamente a fare quello.
Ogni volta è la stessa storia, un copione che si ripete: decine di migliaia di persone in piazza manifestano pacificamente e a nessuno importa nulla, mentre i pochi che scatenano scompiglio e caos, monopolizzano l’attenzione mediatica e dell’opinione pubblica.
Ed ecco che un martello contro un agente a terra, diventa più importante di tutto il resto. La violenza contro lo stato, guardatela tutti, indignatevi… anche perché sarà motivo giustificato di ulteriori e nuove repressioni, controlli e misure restrittive. Ma è per la nostra sicurezza, dunque ben venga, così sia. C’è già il pacchetto pronto, vedrete ora come tornerà d’attualità e verrà accolto da tutti a braccia aperte.
Mentre quella dello stato, molto più subdola, strutturale, quotidiana, normalizzata e diffusa, quella violenza, passa puntualmente inosservata.
Ma è violenza vera, altrettanto o più grave, costringere milioni di persone a vivere nella precarietà permanente.
È violenza costringere le persone a lavorare tutta la vita senza mai potersi permettere una casa.
È violenza criminalizzare il dissenso mentre si giustificano ingiustizie sistemiche.
Condannare solo la violenza visibile, senza riconoscere quella invisibile che la genera, è miopia e ingenuità. È come voler curare i sintomi ignorando la malattia.
Finché continueremo a dividerci in stupide guerre tra poveri, finché non capiremo chi sono i veri nemici, finché non metteremo al centro la dignità umana invece del profitto, questa società continuerà a produrre rabbia, conflitto e disperazione, nonché naturalmente, da una parte e dall’altra, becera violenza.
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Ok parliamo di Fabrizio Corona: uno perché parecchi di voi mi stanno chiedendo un parere in merito, due perché aldilà di tutto sta facendo dei numeri clamorosi sui social, tre perché penso sia giusto provare a fare un po’ di chiarezza… in un entusiasmo collettivo che mi sembra giusto un filino esagerato.
In realtà io di Corona ne ho già parlato in passato, questo è quello che scrivevo 2 anni fa sul personaggio in questione:
Dirò una cosa impopolare ma me ne fotto.
Si può criticare e biasimare Fabrizio Corona per molte cose ma per quanto riguarda il mondo dell’informazione, mangia la pastasciutta in testa a qualunque giornalista italiano in circolazione.
Ma soprattutto, nella sua follia ed esagerazione, nella sua arroganza e nei suoi modi sicuramente discutibili, dimostra comunque una coerenza e un’autenticità che i mass media di oggi si sognano.
In un settore totalmente fake fatto di ciarlatani, zerbini e buffoni, Fabrizio Corona è una pecora nera e per questo, nonostante tutto, lo rispetto più di qualsiasi finto “professionista dell’informazione”.
Non solo: godo anche come un riccio nel vederlo prendere per il culo e mandare in tilt il sistema (marcio fino al midollo).
Ecco allora, alla luce dei recenti accadimenti, confermo quasi tutto quello che avevo detto tranne il fattore coerenza. Perché mi fa un po’ ridere sentirlo parlare oggi di mancanza di etica e morale in certi ambienti televisivi e contemporaneamente farsi sponsorizzare i video da una società di scommesse online e gioco d’azzardo.
Signori la ludopatia in Italia è una piaga sociale di cui forse non conoscete le dimensioni, ma è un business miliardario costruito sulla disperazione dei più fragili. E Corona in tutto questo ci sguazza alla grandissima.
Cioè attenzione adesso a trasformarlo nel paladino della libertà d’informazione: tutto quello che fa (da sempre), è solo ed esclusivamente per un ritorno economico personale, sta cosa dev’essere chiara, e non ha alcuno scrupolo a riguardo… in passato si è letteralmente venduto delle fidanzate per qualche servizio fotografico.
È notizia di ieri, tra le altre cose, che si è appena beccato una multa da 200mila euro per una porcata che ha fatto con le criptovalute, in cui molto probabilmente parecchie persone anche lì si sono rovinate.
Cioè questo non guarda in faccia nessuno, nel bene ma anche nel male.
Ora, sentirlo poi paragonarsi a Santoro, Biagi e Luttazzi in quanto anche lui censurato dai potenti… non sta né in cielo né in terra.
Nessuno gli contesta certi suoi scoop e alcune malefatte che sicuramente sta portando a galla, ma quando accusi qualsiasi persona di un qualsiasi reato, ci sono delle regole da seguire, dei tempi, delle modalità, altrimenti è chiaro che passi dalla parte del torto. Lui puntualmente piscia fuori dal vaso e questa cosa poi la cavalca per creare hype e indignazione. Inoltre, il 99% di quanto sta “rivelando” nei suoi servizi, sono cose arcinote ma che lui, da grandissimo comunicatore, racconta in modo coinvolgente.
Però ragazzi… è gossip becero, miserie umane, altre sono voci, pareri, ipotesi, un conto è buttarle in pasto ai social, rischiando diffamazioni pesanti, altra cosa è dimostrarle in un tribunale. Rimango del parere come dicevo qualche settimana fa, che alla fine siano anche queste grandi distrazioni di massa, intrattenimento sensazionalistico più che giornalismo d’inchiesta.
Ma gli italiani per queste cose vanno fuori di testa, lui l’ha capito e allora avanti così.
Poi oh… se vi serviva Fabrizio Corona per scoprire che i soldi di Berlusconi fossero di dubbia provenienza o che nel mondo della tv si andasse avanti a pompini, o che i personaggi coinvolti in quelle vicende fossero viscidi e perversi, allora è un altro discorso.
Per concludere il punto è che sarebbe auspicabile vedere milioni di italiani accendersi così tanto sui problemi veri di questo Paese: lavoro, sanità, scuola, stipendi, diritti, riarmo ecc invece che per un circo mediatico che secondo me, ha ben poco valore.
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Questo è il mio nuovo libro, Il sorriso del guerriero.
Racconta la storia di Kaelis, un’anima antica, che attraversa epoche e luoghi diversi mettendo in atto la strategia delle due strade: quella della lotta e quella della gioia di vivere.
È una storia iniziatica, ma anche un manuale di resistenza e meraviglia, un incoraggiamento a battersi ogni giorno per ciò che è giusto senza mai perdere la capacità di sorridere e amare.
Dal 3 febbraio in tutte le librerie. Già pre-ordinabile nei digital store.
Buona lettura anzi… buona avventura!
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C’è qualcosa di importante che ci stiamo perdendo per strada. Qualcosa che fatico a descrivere a parole. Ma so che si tratta di qualcosa di prezioso, di profondo, di fragile. È una sorta di connessione con le nostre origini, quelle che i nativi americani chiamavano “le istruzioni originarie”.
Accecati da un finto progresso, da tecnologie futuristiche, distrazioni continue e un materialismo onnipresente, ci stiamo dimenticando chi siamo e da dove veniamo. Temo sia estremamente pericoloso. E la cosa più inquietante è che la maggior parte di noi, non se ne rende nemmeno conto. Ci trasformiamo in zombie senza sapere neanche com’è successo. Anch’io spesso immerso nella quotidianità e nel caos, non vedo questo tracollo. Poi però, quando ho modo di riavvicinarmi alla natura, di rallentare, di allontanarmi dal rumore, di ascoltare il mio respiro… me ne accorgo immediatamente.
Il fatto è che ci hanno riempito la testa di idee folli, convincendoci che fossero normali, giuste, sensate. E invece ci stiamo auto-sabotando, giorno dopo giorno. Viviamo all’interno di una società malata, disumana, che si regge su un’economia tossica. Questo sistema infatti, per stare in piedi, ha bisogno che ognuno di noi consumi il più possibile. Soprattutto cose superflue. Ecco perché veniamo bombardati continuamente con stimoli che creano in noi desideri e bisogni indotti. Ed ecco perché siamo infelici, insoddisfatti, sempre famelici e di conseguenza continuiamo ad alimentare questo meccanismo perverso.
Una persona veramente felice consuma poco. Gli basta il necessario. Vive nella sobrietà, apprezza le piccole cose, quelle semplici. Ma una persona simile è pericolosa per il sistema, perché non alimentandolo rappresenta un sassolino nell’ingranaggio.
Io non ho soluzioni, risposte o verità assolute, solo grandi perplessità che condivido con voi, come un messaggio in bottiglia lanciato in mare.
Mi auguro solo che ci siano altre persone là fuori, che come me sentano questo richiamo sottile ma insistente, e trovino il coraggio di non soffocarlo, per continuare a custodire e onorare, ciò che in questa vita conta davvero.
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