http://carmelocatania.blogspot.it/
![]() |
| Pier Damiani D'Agata riprende l'interno dell'ex discarica |
![]() |
| Quasi completate le opere |
L’attività istruttoria per il costruendo impianto di biometano in contrada Lacco potrà proseguire solo dopo «la formale attivazione del procedimento di Aua (Autorizzazione unica ambientale ) presso la Città Metropolitana di Messina», alla quale la società titolare del progetto, Agrienergia circolare 1, dovrà pertanto trasmettere, tramite il Suap (Sportello unico attività produttive) di Rodì, l’intero progetto, compresa la variante. «In difetto – sottolinea il Dipartimento -, l’impianto risulterà carente dei presupposti di legge necessari all’immissione in esercizio, con ogni conseguente responsabilità in capo alla Società in ordine alla legittimità dell’avvio dell’attività in assenza delle prescritte autorizzazioni ambientali».
È quanto ribadisce in una nota del 27 marzo il Dipartimento regionale dell’Ambiente, riscontrando precedenti osservazioni fatte dalla società.
Il Dipartimento non ha ritenuto condivisibili le argomentazioni con cui Agrienergia aveva sostenuto l’esclusione dell’impianto dal regime dell’Aua, in forza dell’art. 3 del Regolamento della Città Metropolitana di Messina.
Viene chiarito infatti che la Pas (procedura autorizzativa semplificata) «non ha natura autorizzatoria sotto il profilo ambientale», il suo perimetro applicativo è «tassativamente limitato ai profili urbanistico-edilizi ed energetici e non annovera, tra gli atti di assenso acquisibili o sostituibili, quelli di natura ambientale», deve quindi essere «necessariamente integrata dal provvedimento di Aua rilasciato dall’Autorità competente».
La società aveva inoltre sostenuto «che, a seguito di una variante progettuale che riduce la potenza del cogeneratore sotto la soglia di 1 MW, lo stesso non sia più soggetto ad autorizzazione alle emissioni».
Sul punto il Dipartimento ha invece osservato «che l’assetto emissivo di un impianto non è caratterizzato esclusivamente dai punti di emissione convogliate (camini), ma comprende anche le emissioni diffuse generate dalle diverse fasi del ciclo produttivo».
Nel caso specifico di un impianto di biometano, assumerebbero «particolare rilievo le emissioni diffuse di natura odorigena», per le quali le norme, impongono alle autorità competenti di esprimersi con «specifiche misure di prevenzione e limitazione».
«Ne consegue – viene chiarito - che l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera non può ritenersi correlata esclusivamente al funzionamento del cogeneratore, ma deve essere ottenuta per l’intero impianto di produzione di biometano, inteso come complesso unitario».
![]() |
| Lavori in pieno svolgimento |
A proporre il progetto di realizzare un impianto per la produzione di biometano da biomasse in contrada Lacco nel Comune di Rodì Milici è stata la società Agrienergia Circolare 1 S.r.l., con sede legale a Roma in Via Crescenzio n.16, sulla quale sono poche le informazioni reperibili in rete.
Allo stesso indirizzo risulta anche la Arpinge, una società d'investimento, partecipata da tre casse di previdenza: Inarcassa (ingegneri e architetti), Cassa Geometri, EPPI (periti industriali) costituita - si legge sul loro sito – per investire in infrastrutture e con vocazione ad agire anche come promotore di progetti greenfield.
Il Gruppo Arpinge nel settembre 2025 – si legge sui sito di Ansa e Unicredit - ha perfezionato un project financing da 80 milioni di euro per la costruzione di un portafoglio di 4 impianti di biometano in Sicilia e Basilicata.
L'operazione è stata sottoscritta da UniCredit per 75 milioni di euro e da Banca Ifigest per 5 milioni di euro.
In dettaglio con l'operazione di project financing, Arpinge realizzerà 4 impianti di biometano alimentati da sottoprodotti agricoli e prodotti zootecnici con capacità ciascuno di 500 Sm3/h, di cui un impianto ubicato in Basilicata (nella provincia di Potenza) e gli altri 3 in Sicilia, nelle province di Catania e di Messina.
Agrienergia Circolare 1 potrebbe esserne quindi una società di progetto? Incrociando i dati reperiti sul sito della Regione e sul sito del Gse, in Sicilia risultano altri due identici progetti, in provincia di Catania (che confermerebbe il collegamento con Arpinge) a Mazzarrone e Caltagirone, presentati da Agrienergia Circolare 2 e Agrienergia Circolare 3. Denominazione quasi identica, partita iva diversa, ma stesso indirizzo di Roma come risulta dal sito ufficiocamerale.it.
Maggiori certezze invece su chi sta realizzando le opere. Si tratta della Cemienergy, impresa veronese con una sede operativa nel siracusano. Sulla loro pagina Instagram si legge che l’impianto insisterà su una superficie di 7 ettari, si stanno realizzando strade, basamenti per gli impianti tecnologici, digestori, vasche di miscelazione, 5 trincee lunghe fino a 40 metri, adibite allo stoccaggio di letami, polline (deiezioni di galline), vinacce. Una vasca da oltre 40.000 tonnellate sarà riservata al pastazzo di agrumi (residuo solido, bucce, semi, polpa, che rimane dopo la spremitura di arance, limoni, mandarini, ecc.) «Un esempio virtuoso – scrivono – di altissima efficienza che utilizzerà solo sottoprodotti locali».
![]() |
| La zona del costruendo impianto |
Si sta costruendo (la foto è del 25 novembre 2025) in contrada Lacco, nel territorio del Comune di Rodì Milici, un impianto per la produzione di biometano da biomasse e altri sottoprodotti zootecnici. Si tratta di un’iniziativa privata, destinataria in parte di risorse pubbliche (circa 7 milioni di euro), quali quelle del Pnrr.
Di cosa si tratta?
Il progetto prevede la realizzazione di un impianto agricolo (da quanto risulta sui documenti) che dovrebbe trattare biomasse non costituenti rifiuti ed è articolato in varie sezioni: strutture per il ricevimento, lo stoccaggio ed il caricamento delle biomasse in ingresso; sezione di digestione anaerobica per la produzione di biogas; impianti per il pretrattamento del biogas e upgrading (eliminazione dell’anidride carbonica) del biogas per la produzione di biometano; sezione di compressione del biometano per l’invio del biometano gassoso alla rete del gas naturale; strutture per lo stoccaggio del digestato destinato al successivo impiego agronomico.
Quale l’iter seguito?
Esaminando l’autorizzazione rilasciata dall’Autorità di bacino il 17 dicembre 2024, unico documento pubblico ad ora rintracciato, emerge che era stata incardinata presso il Comune di Rodì (che indice la Conferenza dei Servizi il 12 settembre 2024) quella che viene definita Pas, Procedura Abilitativa Semplificata, più snella, introdotta per accelerare la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili. Una via di mezzo tra la semplice comunicazione al Comune e la più complessa Autorizzazione Unica (AU) regionale.
In base alla normativa vigente se l’impianto ha una capacità produttiva pari o inferiore a 500 Sm³/h, si applica la Pas ed è competente il Comune. Oltre tale soglia è obbligatoria l'Autorizzazione Unica (AU) di competenza della Regione.
Come funziona?
A differenza di un'autorizzazione classica dove devi aspettare un "sì" scritto, la PAS si basa sul tempo.
La PAS deve essere presentata al Comune almeno 30 giorni prima dell'inizio lavori, accompagnata da una dettagliata relazione, a firma di un progettista abilitato, e dagli opportuni elaborati progettuali, attestanti anche la compatibilità del progetto con gli strumenti urbanistici e i regolamenti edilizi vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie. Per la PAS vale il meccanismo del silenzio assenso: trascorso il termine di 30 giorni dalla presentazione della PAS senza riscontri o notifiche da parte del Comune è possibile iniziare i lavori.
Come riporta stamattina il quotidiano Gazzetta del Sud, in un articolo a firma del collega Mario Garofalo, i lavori sono già in fase avanzata e il sindaco di Rodì, Eugenio Aliberti, ha reso noto via social che a breve il progetto verrà illustrato alla cittadinanza. Sempre la Gazzetta dà conto anche dei dubbi espressi dall’amministrazione di Terme Vigliatore, Comune confinante, relativi agli impatti odorigeni e sulla viabilità, anticipando eventuali iniziative a tutela del bene comune.
Preoccupazioni condivise anche dal sindaco di Furnari, Felice Germanò, che fin dall’inizio del suo mandato nel giugno del 2022, si è trovato a contrastare, finora con esito positivo, la realizzazione di un altro impianto di produzione di biometano, in questo caso da rifiuti, che si voleva realizzare in contrada Zuppà, ovvero sull’altra sponda del torrente Mazzarrà e proprio di fronte al costruendo impianto di Rodì.
Come andrà a finire?
![]() |
| Rifiuti scoperti |
Data per imminente lo scorso 21 gennaio durante l’audizione di Arturo Vallone (commissario per l’emergenza discarica) davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari (che da mesi ha acceso i riflettori sulla situazione di contrada Zuppà), il relativo bando non risulta ancora presente sulla piattaforma Ingate.
Sembra infatti ormai superato l’ostacolo delle scadenze del Pnrr fissate al prossimo 31 marzo, sul quale lo stesso Vallone aveva espresso in una sua relazione di fine novembre, preoccupazioni sulla compatibilità con il cronoprogramma dei lavori, stimato in oltre 900 giorni. Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica avrebbe chiarito come il target per i siti orfani e per le bonifiche non sarebbe la fine lavori, ma la bonifica dei siti e, secondo le informazioni fornite al Mase, la Regione avrebbe bonificato più del 70 per cento del suolo, raggiungendo il proprio target ambientale grazie alle attività espletate per il Biviere di Gela, il terzo dei siti orfani siciliani beneficiario dei fondi Pnrr (62,9 milioni di euro complessivi).
Il sito di Gela ha infatti un’estensione di 2.110.000 metri quadri e, allo stato, le attività ed analisi effettuate (i cui risultati sono stati validati da Arpa Sicilia) consentirebbero di certificarne complessivamente 1.740.000 metri quadri che rappresentano il 77,7% della superficie regionale e il 25% della superficie nazionale.
Su tali premesse le somme stanziate per Mazzarrà sarebbero garantite anche dopo le scadenze del 2026. Tuttavia le lungaggini burocratiche mal si conciliano con il rischio che le già critiche condizioni del sito potrebbero ulteriormente aggravarsi dopo le eccezionali piogge di questi ultimi mesi, compromettendo la stabilità della montagna di rifiuti.
0 | 5
... | 1200 | 1220 | 1240 | 1260 | 1280 | 1300 | 1320 | 1340 | 1360 |...
AgoraVox Italia